Il coltello nell’acqua, folgorante esordio nel lungometraggio di Roman Polanski, ha avuto lo stesso impatto di quelli di Godard e Truffaut ed è tra i film che hanno rivoluzionato il cinema europeo negli anni Sessanta.
Chi è a Roma potrà avere l’occasione di vedere - o rivedere - il film in sala grazie all’iniziativa Grandi Classici del Cinema Polacco. La proiezione, a ingresso libero, è in programma venerdì 17 novembre alle ore 20.
Il film si apre con Andrzej, un giornalista sportivo e sua moglie Krystyna che si stanno dirigendo con la loro auto verso i laghi della Masuria per trascorrere il weekend nella loro barca a vela. All’improvviso in mezzo alla strada compare un giovane autostoppista che Andrzej vede all’ultimo momento e rischia di investire. Irritato dal suo atteggiamento, decide comunque di dargli un passaggio. Arrivati a destinazione, mentre il ragazzo se ne sta andando, gli propone di unirsi a loro nella gita in barca.
Tra i due uomini il conflitto è subito evidente mentre Krystyna osserva la situazione. La tensione cresce quando Andrzej gli impartisce degli ordini dicendogli di essere il comandante ed esplode quando il suo coltello, al quale tiene molto, finisce in acqua. Vengono così alle mani e nello scontro il giovane, che aveva detto di non saper nuotare, cade nel lago. Di lui si perdono le tracce. Inizia così una disperata ricerca che accentua la crisi della coppia dopo che Krystyna ha rimproverato al marito di essere responsabile di quello che è successo.
Il cielo è grigio, quasi oscuro. C’è un’atmosfera sinistra premonitrice che sottolinea il viaggio dei due coniugi prima dello scontro con il giovane autostoppista. Il cielo è grigio, quasi oscuro anche durante la gita in barca. Si avverte la presenza della natura circostante e lo stridio dei gabbiani, ma lo spazio intorno ai laghi della Masuria sembra chiuso, opprimente, claustrofobico che sarà poi una cifra ricorrente nel cinema di Roman Polanski.
Il primo lungometraggio del regista realizzato nel 1962 è un’opera di una maturità e una modernità sorprendenti. Realizzato dal cineasta a 29 anni, è uno di quegli esordi folgoranti che hanno lasciato il segno nel cinema europeo, proprio come quelli firmati da Truffaut (I 400 colpi) e Godard (Fino all’ultimo respiro) tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta.
Innanzitutto Il coltello nell’acqua si stacca dai temi della guerra e della Storia come metafora che sono stati al centro di alcuni dei titoli polacchi più conosciuti del periodo come quelli di Andrzej Wajda, Aleksander Ford (che aveva avuto proprio Polanski come allievo), Wanda Jakubowska e Andrzej Munk, regista dello straordinario La passeggera uscito solo dopo la sua morte. Poi in Il coltello nell’acqua c’è già nel cineasta quel pessimismo sui rapporti umani e le tracce di un thriller nascosto che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
Sotto questo aspetto, un oggetto determinante è proprio il coltello a serramanico del ragazzo. Ci sono già i momenti in cui il giovane ci gioca passandolo velocemente negli spazi tra le dita della mano e ci fa anche una sfida con Andrzej. L’opposizione tra i due personaggi maschili non è solo narrativa, dove il padrone della barca vuole impartire inutili ordini al ragazzo. Ma è anche uno scontro tra classi sociali differenti. Si vede anche nei primi piani dei due uomini che sembrano scontrarsi, allargare il divario.
Gli stacchi di montaggio alimentano ulteriormente l’impossibilità di ogni loro relazione. Sullo sfondo c’è Krystyna, apparentemente osservatrice esterna (il suo sguardo potrebbe coincidere con quello di Polanski per come è comunque vicina fisicamente ai due uomini) su una barca che porta il suo nome ma che invece poi sarà lei a far saltare tutti gli equilibri.
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