La quarta parte della rassegna XX secolo – L’invenzione più bella è iniziata con due grandi registi, Roman Polanski e Luchino Visconti, è proseguita con i titoli più importanti della straordinaria carriera di Marilyn Monroe e con un'imperdibile selezione di film del cinema inglese, e ora propone fino al 4 giugno, al cinema Quattro Fontane di Roma, una rassegna di lungometraggi di Douglas Sirk e una raccolta di titoli del cinema messicano.
Ecco un excursus dei film del grande regista di origine tedesca Douglas Sirk, raccontato da Pino Farinotti.
Quando nel 1933 Hitler arrivò al potere avvenne in Germania nei paesi di lingua tedesca una vera migrazione. Talenti di ogni disciplina, scrittori, pittori, architetti, musicisti, scenografi raggiunsero la Francia, soprattutto gli Stati Uniti. E poi i registi, gente come Lang, Wilder, Lubitsch, Zinnemann, Preminger, Litvak diressero verso Hollywood. E con loro Douglas Sirk. Autori che combinarono la cultura di Weimar che comandava in quegli anni con l’attitudine spettacolare di Hollywood. Ne nacquero dei veri capolavori, dei superclassici sui quali gli Oscar caddero a pioggia.
Sirk (1897-1987) era nativo di Amburgo e cominciò a fare del cinema giovanissimo, ma… senza impressionare. Raggiunse la California dopo alcuni passaggi in Svizzera e nei Paesi bassi. Qualcuno della Warner che contava intuì in lui una certa vocazione e gli fece un contratto. Dopo alcuni titoli di guerra e avventura, comunque dignitosi, trovò la sua strada, divenendo così un vero maestro, titolare di un genere tutto suo, il melodramma di qualità. Vale la pena un inserto. La critica di allora omologò l’americano al nostro Raffaello Matarazzo, il regista che aveva realizzato una serie di film con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Titoli come Tormento, Torna, I figli di nessuno, veri fenomeni che riempivano le sale. Il melodramma aveva davvero delle affinità con quello americano. Salvo il budget e la cifra spettacolare: la differenza fra Cinecittà e Hollywood.
Sirk, quasi ignorato all’inizio dalla critica “colta” non solo americana, venne poi, nel tempo valorizzato, e alcuni dei suoi titoli fanno della parte della storia alta del cinema. Il modo migliore per comprendere il percorso di Sirk è quello di proporre la trama di quelli che sono considerati i suoi titoli esemplari.
Come molti registi Sirk si affidava a un cast perfetto per i suoi temi. I preferiti erano Rock Hudson, Lana Turner, Dorothy Malone, John Gavin. Lauren Bacall. Modelli bellissimi affascinanti, lontanissimi dall’immagine dell’uomo comune.
Per i testi il regista si affidava a sceneggiatori come Allan Scott, George Zuckerman, Robert Blees, che non erano romanzieri da premio Pulitzer ma conoscevano le regole della scrittura del cinema. Ma in due occasioni si ispirò a grandi scrittori, come Erich Maria Remarque autore di un romanzo, "Niente di nuovo sul fronte occidentale", più volte filmato. Sirk acquisì i diritti del suo romanzo "A Time to Love and a Time to Die" e ne fece il film Tempo di vivere. Da William Faulkner, Premio Nobel, acquisì i diritti del romanzo "Oggi si vola" che divenne Il trapezio della vita.