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Terra di Tutti Film Festival, 10 film di cinema sociale in streaming su MYmovies

Arriva online per la prima volta, e in forma totalmente gratuita, la rassegna che punta i riflettori sulla difesa dei diritti e la sostenibilità ecologica. Dal 6 ottobre.
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di Luigi Coluccio

venerdì 30 settembre 2022 - mymoviesone

Giunto al ragguardevole traguardo delle sedici edizioni, il Terra di Tutti Film Festival, rassegna di cinema sociale diretta da Jonathan Ferramola, continua a fare quello che ha sempre fatto, sorta di compendio in forma di festa comunitaria del lavoro decennale svolto dalle realtà che la animano, cioè COSPE e WeWorld (associazioni italiane impegnate in tutto il mondo per la difesa e promozione dei diritti umani, la sostenibilità ecologica, la sicurezza alimentare).

L’appuntamento di quest’anno è dal 6 all’11 ottobre, per una manifestazione diffusa tra il Cinema Lumière di Bologna (più tanti altri siti cittadini) e online su MYmovies, con una selezione di dieci opere sulle ventidue in concorso. I titoli (disponibili per 72 ore) si dividono tra lungometraggi e cortometraggi, spaziando dall’Afghanistan al Messico, dalla Repubblica Democratica del Congo a Cipro, per una ricchissima varietà di storie, formati ed estetiche, frutto di un lavoro di scelta tra quasi 500 candidature presentate.

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Sono tanti i temi che attraversano questi lavori, che li legano e li mettono in dialogo. Come ad esempio One More Jump di Emanuele Gerosa e Tam Tam Basket di Mohamed Kenawi: qui Gaza e Castel Volturno si scoprono essere quasi identiche grazie allo specchio dello sport, momento di crescita e riscatto per i giovani a qualunque latitudine si trovino. Il film di Gerosa tenta di cucire con le immagini il rapporto oramai spezzato tra Abdallah e Jehad, amici di una vita, atleti da una vita, che assieme hanno fondato il Gaza Parkour Team e che assieme volevano crescere; la costruzione di un rapporto che invece è riuscita alla Tam Tam Basketball, squadra composta unicamente dai figli di migranti che nel corso degli anni hanno dovuto lottare per vedere riconosciuta non soltanto la loro cittadinanza, ma anche il loro diritto allo sport.

Feneen di Giulia Rosco invece parte da lontano, tra il progetto MIGRA (Migrazioni, Impiego, Giovani, Resilienza, Auto-Impresa) e il lavoro del producer musicale Frank Sativa, articolandosi in un vero e proprio percorso multimediale con un brano, un videoclip e questo doc sulla scena musicale urbana di Dakar, in Senegal. Mettendo assieme i rapper Leuz Diwane G, senegalese, F.U.L.A., italo-senegalese, si viaggia, si canta e si rivendica in wolof, italiano, inglese e francese. Il regista Antonio Spanò continua invece a girare il mondo nella sua ricerca di storie e luoghi da riportare al grande pubblico, e così anche lui sbarca in Africa con il suo Amuka, racconto collettivo dei piccoli agricoltori congolesi che vogliono farsi grandi e riprendere in mano il loro paese, così ricco di risorse e così povero di sviluppo, per un percorso che parta dalla terra per tornare alla terra.

Anche Negra di Medhin Tewolde Serrano muove dal dato personale per esplorare i percorsi dell’integrazione e dell’identità di cinque donne afro-discendenti nel Messico dei nostri giorni, poggiandosi sulla sua consapevolezza etico-politica (fa parte di Firelight Media, importante organizzazione che sostiene le minoranze nell’ecosistema mediale statunitense) come sulla sua storia privata (è messicana di origine eritrea). Un’altra operazione intima è The Delivery, corto di finzione della pluripremiata regista Do?u? Özokutan e prodotto dalla Eastern Mediterranean University di Famagosta, dove un camionista cipriota deve scegliere tra la vita della figlia e quella dei migranti che ha accettato di trasportare illegalmente.

Infine il trittico politico Ghosts of Afghanistan, Lybia, No Escape from Hell e Storia di nessuno ci trasporta nei paesi più martoriati di questo secolo, tra guerre, emergenze alimentari e migrazioni forzate documentate attraverso gli occhi di reporter come Julian Sher, Graeme Smith e Sara Creta, alla ricerca costante delle responsabilità occidentali di queste tragedie geopolitiche. Una menzione particolare merita l’ultimo titolo, Storia di nessuno di Costantino Margiotta, racconto/memoria di Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano di WeWorld ucciso da un drone americano nel gennaio 2015 mentre era prigioniero di un gruppo terrorista, morte che ancora aspetta risposta.


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