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Venezia su MYmovies, lo spettacolo non si ferma: online 6 imperdibili film da Biennale College Cinema

Dopo il successo della Sala Web di Venezia 79, arriva online dal 20 settembre - in occasione dei suoi 10 anni - una selezione di titoli provenienti dal laboratorio di alta formazione per film a microbudget della Biennale. SCOPRI I FILM SU BIENNALE CINEMA CHANNEL | INIZIA LA PROVA GRATUITA »
di Tommaso Tocci

lunedì 19 settembre 2022 - mymoviesone

La Mostra del Cinema di Venezia si è appena conclusa, ma dopo l’esperienza della Sala Web di MYmovies ONE continua la sinergia con il prestigioso festival: sono infatti in arrivo sei imperdibili titoli che provengono dalla “fucina” veneziana, ovvero da Biennale College Cinema, che con il suo programma di sviluppo interno ogni anno - da ormai un decennio - mette in mostra con orgoglio film realizzati con il contributo del festival da parte di nuovi talenti da tutto il mondo.

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Con questa selezione, gli iscritti a MYmovies ONE potranno riscoprire da martedì 20 settembre alcuni dei titoli che da Biennale College Cinema hanno iniziato il loro percorso negli ultimi anni.
Scopriamoli insieme!
 

NUESTROS DIAS MAS FELICES
Il primo è Nuestros dias mas felices, titolo argentino molto recente (ha fatto parte dell’edizione 2021) che indaga il tema della famiglia come labirinto inter-generazionale attraverso la storia di una donna anziana, Agatha, che torna bambina, mentre i suoi due figli ormai adulti si prendono cura di lei in un rapporto simbiotico. Fortemente improntato al femminile e attento al vocabolario emotivo della comunicazione tra genitori e figli, il film non ha però un taglio naturalistico e anzi vive di simboli e di invenzioni visive. Lo realizza Sol Berruezo Pichon-Riviére, argentina di appena ventisei anni ma che già aveva mostrato un’affinità per l’argomento con la prima regia (presentata alla Berlinale), dal titolo Mamá, mamá, mamá, e che per ora ha portato il suo secondo film in diversi festival di area latinoamericana dopo la premiere veneziana.


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In foto una scena di Nuestros dias mas felices.

BEAUTIFUL THINGS
Risale invece al 2017 Beautiful Things, opera del duo tutto italiano formato da Giorgio Ferrero e Federico Biasin. Un documentario inconsueto e originale che ha però saputo trovare una sua strada tanto nella distribuzione cinematografica quanto sul versante festival (premiato al prestigioso CPH:DOX di Copenhagen), e che con la sua struttura quasi sinfonica, basata sulle (dis)armonie di immagini e rumori, traccia il percorso destrutturato degli oggetti che fanno parte della nostra vita quotidiana e del loro impatto sul pianeta. Da dove vengono e da dove vanno a finire. Il tutto attraverso la prospettiva di quattro individui che lavorano in incarichi strani eppure necessari allo smaltimento e alla trasformazione delle “cose” che compongono il nostro mondo.


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In foto una scena di Beautiful Things.

THE END OF LOVE
Nel 2019, The End of Love ha poi presentato la dissezione di una storia d’amore tra Parigi e Tel Aviv, vicenda molto sentita dalla regista Keren Ben Rafael (in precedenza apprezzata per i suoi corti) che in un mondo pre-pandemia già si interrogava su come le relazioni umane possano essere modificate e limitate da un contatto esclusivamente via schermo, tra due partner allontanati per forza. Una famiglia con tanto di figli, una vita complessa e frenetica nella capitale francese, e all’improvviso la difficoltà ulteriore della lontananza sono gli elementi in ballo che vengono affrontati e sublimati dal lavoro dei due attori, Judith Chemla e Arieh Worthalter. Come spesso accade nei film a “focus stretto” sui volti, sono loro a sostenere in modo intenso con delle ottime performance il peso della storia.


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In foto una scena di The End of Love.

FUCKING WITH NOBODY
Il quarto, già disponibile, viene dalla Finlandia, e si tratta di Fucking with Nobody di Hannaleena Hauru. Presentato nel 2020, è una commedia meta-cinematografica che parla di film nel film, ma si occupa anche di mezzi più contemporanei come i social media, dove viene raccontata una relazione finta che ovviamente cattura l’attenzione dei followers. Con una prospettiva fresca sulle forzature tanto del racconto quanto delle relazioni e di come le percepiamo, il film include la regista stessa sullo schermo e dopo Venezia si è fatto strada in festival importanti come Rotterdam, Siviglia e South by southwest.


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In foto una scena di Fucking with Nobody.

LA SOLEDAD
Si torna poi all’edizione 2016 con una delle gemme prodotte da Biennale College, il venezuelano La soledad. Il regista Jorge Thielen-Armand combina documentario e finzione in un film ibrido e denso, che parla della memoria dei luoghi, ma anche di temi di classe e di disuguaglianza razziale, il tutto fornendo un ritratto di un paese, il Venezuela, proprio nel momento più estremo della sua devastante crisi economica e sociale. Il film è quasi interamente girato (con una fotografia splendida) in una villa di Caracas, simbolo di un passato lussuoso caduto in rovina. Proprietà della famiglia del regista, è ora stata ereditata dalla loro domestica e arriva ad accogliere la famiglia di suo nipote José prima della minaccia di una nuova vendita che lascerebbe un’intera famiglia per strada. La soledad ha un che di magico, sia nelle sue suggestioni di folklore e soprannaturale che nella capacità di cogliere autenticamente il reale, e ha avuto un percorso festivaliero lungo e proficuo, giustamente condito da diversi premi.


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In foto una scena di La soledad.

THE FITS
Un percorso simile, e forse ancor più di impatto, per l’ultimo film di questa selezione che arriverà il 4 ottobre. The Fits debuttò in Biennale College nel 2015 e rimane forse il prototipo di operazione produttiva che meglio illustra lo scopo della sezione: esordio della regista americana Anna Rose Holmer, fu poi scelto per il Sundance e numerosi altri festival prima di un percorso in sala in America. Mentre Holmer fa uscire il suo film successivo (God’s creatures) è il momento di riscoprire l’appassionante storia della piccola pugile Toni e della sua fascinazione per il team di danza delle “leonesse” che si allena nella stessa palestra di Cincinnati. Opera sulla ricerca d’identità e sulle convulsioni (letterali, che danno il titolo al film) dell’adolescenza, quello di Holmer è un riuscito spaccato delle complessità nelle norme di genere in un contesto sociale atipico.


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In foto una scena di The Fits.
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