C’è l’entusiasta, il napoletano 36enne Salvatore Esposito, che firma autografi al cameriere guatemalteco dell’albergo, fan di Gomorra (ma lo è anche Todd Phillips, il regista di Una notte da leoni, che lo ha appena invitato a cena), e già pregusta gli impegni dei prossimi giorni. «Qui è fighissimo – racconta, in collegamento dall’hotel di Beverly Hills, prima di ritirare il premio assegnatogli alla settima edizione del Filming Italy Los Angeles Festival – Sono nella patria della competitività e per me questo significa confrontarmi, crescere e cercare in tutti i modi di migliorarmi. Faccio incontri, chiacchierate, mi guardo intorno. Prima della pandemia pensavo persino di trasferirmi. Spero di aprirmi una strada».
Qualche ambiente più in là, seduto a bordo piscina dello stesso albergo, c’è il siciliano 29enne Piero Barone, tenore del gruppo Il Volo, che Los Angeles l’ha vista la prima volta da adolescente. «Per noi de Il Volo Los Angeles è una seconda casa. Ci siamo venuti nel 2009, catapultati qua dopo esserci messi insieme come gruppo per il reality “Ti lascio una canzone”, grazie al contratto che abbiamo firmato con la Geffen di Universal, la stessa casa discografica di Lady Gaga – racconta, mentre in sottofondo risuona "My Way” di Frank Sinatra - Abbiamo trascorso in questa città l’adolescenza, frequentando una scuola di inglese e vivendo una realtà anomala: quando tornavo in Italia non potevo raccontare quello che facevamo qui, i party con Beyoncé e con le superstar, perché ci avrebbero preso per mitomani. L’abbiamo vissuta come un parco giochi».
E poi c’è il 54enne Gabriele Muccino, romano e sornione, che a Los Angeles ci ha vissuto 12 anni e oggi è qui al Filming Italy Los Angeles Festival per presentare al pubblico americano i primi episodi della serie A casa tutti bene, di cui presto girerà la seconda stagione. «Per me venire a Los Angeles è come andare a Milano. Ho vissuto qui per un lungo periodo di viaggi e incontri incredibili, di conoscenze magnifiche con celebrities e produttori, di soggetti realizzati o solo sognati. Ma Los Angeles è un posto dove non hai mai amici. È una città dove si fa network, dove si incontrano persone utili alla carriera. Non ci sono incontri conviviali, il conto te lo portano i camerieri per liberare il tavolo per il prossimo cliente. Il dopocena non esiste: alle otto di sera hai chiuso il business e sei a casa».