Debutto da oltre mezzo milione di dollari, in un mercato storicamente complicato per i film orientali.
di Andrea Chirichelli
Il viaggio nelle cinematografie internazionali inizia dalla Turchia, mercato storicamente autoctono ma che nell'ultimo weekend ha visto un vero trionfo del cinema locale, con tre film ai primi tre posti del boxoffice: 7 Kogustaki Mucize, arrivato a 5,5 milioni, l'ottimo esordio di Karakomik Filmler Double Bill, con quasi 1 milione di euro e la tenuta di Kral Sakir Korsanlar Diyari, arrivato a oltre 4 milioni di dollari. Qui persino Joker (guarda la video recensione) ha tenuto abdicare dopo una sola settimana in testa alla top ten.
In Russia discreto debutto per il locale Devushki byvayut raznye, conosciuto anche con il titolo internazionale Some Like It Cold 2, diretto da Sarik Andreasyan, una commedia interpretata da Zoya Berber, Alyona Chekhova e Elizabeth Moryak che ha incassato oltre 300mila dollari.
Esordio col botto per Parasite (guarda la video recensione) in Germania: il capolavoro coreano continua a mietere successi e fa segnare un ricco esordio da oltre mezzo milione di dollari, in un mercato storicamente complicato per i film orientali. Certo non raggiungerà gli oltre 12 milioni incassati in Francia, ma resta un'ottima partenza.
Parlando di Francia, anch'essa devota al Joker (oltre 20 milioni), c'è da segnalare la bella corsa di Au nom de la terre, arrivato a oltre 10 milioni di dollari e l'esordio modesto di La vérité si je mens! Les débuts.
In Ucraina va benissimo The Rising Hawk, action storico diretto da Akhtem Seitablaev e John Wynn con Tommy Flanagan e Poppy Drayton, che ha incassato oltre 300mila dollari. In Norvegia secondo posto all'esordio e 300mila dollari per Operasjon Mumie, commedia avventurosa diretta da Grethe Bøe-Waal con Pål Sverre Hagen e Mikkel Bratt Silset. In Lituania grand'esordio per Pats Sau Milijonierius, che debutta con 280mila dollari, una cifra assolutamente rilevante, viste le dimensioni ridotte di quel mercato.
Deludono i mercati sudamericani e questa settimana anche quelli asiatici, fatte ovviamente eccezione per i quattro maggiori (Cina, Giappone, Corea del Sud e Vietnam), che non riescono ad esprimere titoli locali di particolare rilevanza.