Divorzi, disabilità, madri in fuga, padri sguarniti, lontani o caduti in fabbrica, sono alla radice di un'infanzia desolata a cui reagiscono i giovani protagonisti, congedando la pubertà e accedendo con parole nuove all'età adulta. A omaggiare frontalmente la Nouvelle Vague, di cui I 400 colpi fu il portabandiera e Jean-Pierre Léaud il suo alfiere, è soprattutto James Franco col suo Pretenders, riflessione sentimentale sulla cinefilia (francese). Come lo scorso anno (Mary Shelley - Un amore immortale), e allineato alle battaglie per i diritti delle donne, il festival di Torino propone un biopic sul tema della riconquista del potere femminile e dell'identità letteraria. Con Colette, Wash Westmoreland ripercorre una porzione della vita e dell'opera di un'artista enigmatica che ha marcato un'epoca e anticipato un futuro 'scandalosamente' libero per le donne. Donna di lettere e insieme mimo, attrice e giornalista, Colette fa il paio per carattere, ardore e talento con Lee Israel, una delle biografe più popolari della sua epoca che gravi problemi finanziari spinsero al debutto degli anni Novanta a comporre lettere finte di autori celebri (e defunti), vendute poi al miglior offerente.
L'attore britannico è stato una delle stelle che con Jason Reitman (The Front Runner) ha acceso il red carpet di un festival che corteggia a distanza la grande produzione (Colette, The Front Runner) e cura da vicino il cinema 'borderline', da cui emergono tesori surreali che destabilizzano l'immaginario come Pity del greco Babis Makridis, storia di un uomo alla disperata ricerca dell'infelicità, o come Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius, racconto potente delle ferite dell'anima che obbligano a ridefinire la nozione volatile di follia.
Santiago, Italia di Nanni Moretti, documentario sul ruolo dell'ambasciata italiana a Santiago all'epoca del golpe militare di Pinochet, chiude un'altra edizione entusiasmante di un Festival da sempre concentrato su progetti indipendenti e sperimentali. Terreno familiare per Nanni Moretti, direttore a Torino nel 2007 e nel 2008, da cui sono passati autori del calibro di David Gordon Green, Pablo Larraín o ancora Damien Chazelle. La 36° edizione, infiammata da un'irriducibile energia cinefila e da un afflato di nostalgia, ha omaggiato Jean-Pierre Léaud e congedato Bernardo Bertolucci, l'ultimo rappresentante del 'grande cinema italiano'. L'ultimo dreamer seduto in terza fila perché nessuno si intrometta nello spazio che separa (e unisce) lo sguardo e lo schermo.