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Film nelle sale: Quando arrivano le Bratz

Pellicole adolescenziali e horror, accompagnate da film impegnati.
di Chiara Renda

Horror, teenager e donne in crisi

venerdì 6 giugno 2008 - Rubriche

Horror, teenager e donne in crisi
Dopo The Hitcher, anche questa settimana non poteva mancare un remake horror: Chiamata senza risposta di di Eric Valette, uscito mercoledì, è infatti il remake statunitense del J-horror giapponese The Call, diretto da Takashi Miike nel 2004. La storia non è così distante dai tanti horror adolescenziali alla Scream: alcuni ragazzi ricevono sul loro cellulare un messaggio registrato, con la loro stessa voce, che li avverte della loro futura morte con tutti i dettagli di quello che succederà. Dopo il decesso dei suoi amici, Beth, la bella Shannyn Sossamon (Le regole dell'attrazione, 40 giorni & 40 notti, Catacombs) deciderà di indagare sulla cosa non senza complicazioni.
Si passa a un target più infantile (e ristretto forse alla fascia femminile) con la teen comedy (in stile Mean Girls) Bratz di Sean McNamara, trasposizione cinematografica (immancabile dopo quella delle Winx) delle vicende delle quattre bambole più amate dalle bambine di tutto il mondo.
Il film che vede protagoniste queste "nuove Barbie" in carne e ossa racconta le gesta di Yasmin, Cloe, Sasha e Jade, quattro liceali d'origine sociale diversa che s'uniranno per creare una gang musicale al femminile sfidando le regole d'etichetta della loro scuola.
Un film femminile è anche il debutto dietro la macchina da presa della brava Helen Hunt, che in Quando tutto cambia si cimenta con una storia, in bilico tra dramma e commedia, che la vede anche protagonista. Nel film interpreta infatti una donna di Philadelphia, un'insegnante che conduce una vita tranquilla almeno fino a "quando tutto cambia": l'improvvisa morte della madre adottiva, l'abbandono da parte del marito, e soprattutto la comparsa della madre naturale, conduttrice di un celebre talk-show e in cerca di riscatto per averla abbandonata.

Impegno dal Brasile
Dall'ultimo Festival di Berlino arriva finalmente il discusso film vincitore: Tropa de Elite del brasiliano José Padilha è uno scioccante documento che descrive i metodi poco ortodossi degli uomini del Battaglione per le Operazioni Speciali della polizia brasiliana nelle favelas di Rio de Janeiro. Un film controverso e osteggiato, che era stato messo fuori circolazione dalla polizia brasiliana, ma che attraverso la pirateria ha circolato arrivando addirittura a una distribuzione internazionale. Un viaggio, a metà strada tra fiction e documentario, nella psiche tormentata di uomini d'onore ligi al dovere, che si trasformano, loro malgrado, in spietate macchine di morte e tortura.
Dall'edizione dello scorso anno della Berlinale giunge un altro film brasiliano, L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza di Cao Hamburger. In bilico tra commedia, film di formazione e impegno civile, il film racconta la storia di ragazzino di dodici anni che si ritrova a crescere da solo nel Brasile della dittatura militare. La vacanza del titolo è infatti nel linguaggio infantile l'esilio dei genitori (attivisti politici) del bambino. Un film colorato e vivace, capace di affrontare con leggerezza e disimpegno, attraverso gli occhi candidi e puri di un bambino, un tema drammatico come l'esilio.

Italiani e immigrazione
Dall'ultima Berlinale (sezione Panorama) arriva Corazones de Mujer, un piccolo film italiano dal titolo almodovariano firmato dai giovani Davide Sordella e Pablo Benedetti sotto il nome d'arte collettivo "Kiff Kosoof", in arabo "eclisse".
La storia si ispira a quella vera di un sarto travestito di origine marocchina e di una promessa sposa araba che vive a Torino e deve "recuperare" la verginità perduta. I due partiranno insieme per un buffo e divertente viaggio on the road da Torino al Marocco, a bordo di una vecchia Alfa Romeo Spider.
In uscita mercoledì 11 giugno, troviamo infine un altro film italiano, dai toni più drammatici: Il resto della notte, appena passato a Cannes nella sezione Quinzaine des Realizateurs, è opera del romano Francesco Munzi (Saimir) e racconta l'attuale fenomeno dell'immigrazione e dell'integrazione attraverso una tragica storia di rom ambientata nel Nordest: "È un film sulla paura", ha dichiarato il regista "quella irrazionale, che nasce dall'interno quando non si è in pace con se stessi, quando si sta sbagliando tutto. Ma c'è anche una paura concreta, reale, quella dell'altro: quella che nasce dalle troppe differenze, quando non c'è giustizia e si è in pericolo, sempre". Come già Saimir, un film duro, di denuncia ma allo stesso tempo poetico, Il resto della notte si annuncia come un ritratto in nero dell'Italia attuale, tragicamente afflitta da tensioni, al sud (Gomorra) come al nord.

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