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Tutto torna, sogni letterari a Cagliari

Il documentarista sardo Enrico Pitzianti racconta la genesi del suo film di finzione insieme a Michela Murgia.
di Marianna Cappi

Cagliari, tra sogno e realtà

venerdì 30 maggio 2008 - Incontri

Cagliari, tra sogno e realtà
Agli amanti del documentario non suonerà nuovo il nome di Enrico Pitzianti, cagliaritano, classe 1961, che nel 2002 vinse il premio della giuria a Torino con L'ultima corsa e, due anni dopo, ha debuttato in sala con Piccola Pesca. Tutto torna, distribuito per ora in 8 copie, segna per lui un altro debutto, questa volta nel cinema di finzione. Forte di un incoraggiante successo riscosso in Sardegna, dove è stata vista da otto mila spettatori paganti solo nelle prime tre settimane di programmazione, la pellicola sbarca il 13 giugno sul territorio nazionale; ottava opera prima dell'annata cinematografica 2008.
È la storia di Massimo (l'esordiente Antonio Careddu) che, a vent'anni, lascia il paese di provincia per trasferirsi a lavorare nel ristorante dello zio, a Cagliari, in attesa di diventare lo scrittore che sogna di essere. L'incontro con la città, però, si trasformerà presto in un incontro con le difficoltà della vita.
Accompagna il regista Pitzianti nella promozione del film, la scrittrice Michela Murgia, rappresentante di una nouvelle vague della letteratura sarda che si sta allargando a coinvolgere sempre più anche anche il cinema e la musica.

Qual è l'origine di questo nuovo modo di rappresentazione e autorappresentazione della Sardegna?
Michela Murgia è convinta che non esistano delle scuole, né che i registi si siano parlati tra loro mettendosi d'accordo. "Siamo tutti asini e tutti professori", dice. Quel che è certo è che è finito il tempo della rappresentazione di un'isola agro-pastorale, buona solo per la promozione turistica. Questo film restituisce la città di Cagliari con grandissima verità. "Io la conosco benissimo e, nel film, la riconosco".
Anche la lingua del film è la lingua della realtà, specifica il regista: "L'italiano accompagnato da qualche intercalare dialettale, spesso all'inizio o alla fine della frase. D'altronde, il maestro Vittorio De Seta ci ha insegnato che non esiste una linea di demarcazione netta tra fiction e documentario, ma che l'una poetica si deve necessariamente nutrire dell'altra".

Tutto torna racconta di un ventenne che arriva con un carico di sogni e finisce per vederli crollare uno ad uno. Perché tanta tristezza?
Per Pitzianti questa è solo una delle interpretazioni possibili del film. Il pubblico che lo ha già visto ha accolto con sonore risate i siparietti comici degli abitanti del condominio, uniti nel complottare contro una vecchia barbona, oltre che le sequenze con protagonista Nino Nonnis, lo scrittore. "Il compromesso che ho cercato mette insieme un contenuto indubbiamente amaro con una forma improntata, però, alla leggerezza".

Parallelamente alla vicenda di Massimo, il film si concentra sulla figura di una vecchietta, depositaria del significato simbolico del racconto
L'idea del film – spiega il regista - mi è stata suggerita proprio da una vecchia che viveva sotto il mio appartamento, nel periodo in cui abitavo a New York. Tutti la detestavano perché puzzava, nessuno la guardava e lei non guardava e non parlava a nessuno, ma paradossalmente era perfettamente inserita nel sistema. Era come se si caricasse dei peccati dell'umanità, quasi una figura biblica, di certo l'unica vincente perché, nel suo continuo riciclo di ogni cosa, è metafora vivente del nuovo inizio. Anche se non la si vede mai in faccia, mi sarebbe piaciuto scomodare Brigitte Bardot per interpretare la vecchia nel film, ma mi è mancato il coraggio.
Per Michela Murgia, invece, la vecchia è esattamente come la lumaca disegnata sulla locandina: un animaletto che porta la propria casa sulle spalle. In questo senso, è una perfetta metafora dell'emigrazione: puoi andare ovunque, ma la tua terra, la tua gente, le porti sempre con te.

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Qual è l'origine di questo nuovo modo di rappresentazione e autorappresentazione della Sardegna?
Tutto torna racconta di un ventenne che arriva con un carico di sogni e finisce per vederli crollare uno ad uno. Perché tanta tristezza?
Parallelamente alla vicenda di Massimo, il film si concentra sulla figura di una vecchietta, depositaria del significato simbolico del racconto
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