Hollywood, in piena epoca dei superhero movies, scopre un autore che non arriva con il fragore degli effetti speciali, ma con la discrezione di chi ha passato la vita ad ascoltare gli altri.
Destin Daniel Cretton, infatti, è uno di quei registi che ha impostato la sua prima parte di filmografia come un intreccio di biografie, ferite familiari, comunità che salvano e feriscono, con la rara capacità di trasformare la fragilità in un linguaggio narrativo, costruendo poi la seconda parte della sua filmografia sull'elemento determinante Marvel.
Lo stile è camaleontico, cambia radicalmente in base alla produzione, pertanto, dalle inquadrature più intime e strutturate si passa a direzioni di cast più aderenti alla regia puramente tecnica che ricca di significati.
Però qualcosa rimane in entrambe. Il file rouge è il fatto che metta mano un po' anche nella sceneggiatura, rafforzando l'idea che i personaggi debbano evolvere, trasformarsi, cambiare pelle nel corso della storia. Ma questo, vale un po' per tutte le buone pellicole che si rispettino.
Eppure, il buono di Cretton è che non teme queste sue metamorfosi e questi cambi di regia, anche lui accetta che un regista possa ritrovarsi a errare tra generi diversissimi, passando da pellicole drammatiche adolescenziali alle oscure macchinazioni del villain dotato di superpoteri di turno.
Quindi, la trasformazione non è solo un espediente narrativo, ma proprio una condizione esistenziale. Forse, sarà anche per questo che i suoi protagonisti non sono mai fermi, mai definitivi, mai risolti. Sono creature che cercano un posto nel mondo, spesso senza trovarlo, eccetto nei film Marvel, dove l'happy ending è di disneyano rigore.
Ma tralasciando questi titoli che altro ci dicono le pellicole di Cretton? Ci dicono che esiste "la questione del potere" e non è il potere spettacolare dei supereroi, ma quello più sottile, più quotidiano, più devastante: il potere delle istituzioni, delle famiglie, dei sistemi che schiacciano. Ci dice anche che esiste il diritto di opporsi a questo potere, con una riflessione sulle nostre responsabilità che è anche viaggio nelle stanze chiuse della memoria, dove gli uomini parlano e le donne tengono insieme ciò che resta. Insomma, è un cinema che non rifugge dal confronto con il proprio tempo. Anche quando fa paura. Anche quando sembra troppo grande. Anche quando il pubblico, soprattutto quello giovane, sembra allontanarsi da questo tipo di storie per rifugiarsi in forme narrative più rapide, più immediate, più digitali. Lui continua a credere che il cinema sia un luogo dove andare con gli amici, un'arte profondamente legata ai giovani, anche se i giovani stanno cambiando. E continua a fare film che pongono domande, senza pretendere risposte... Ma è un cinema autoriale che sta in una piccola parentesi, divorato da progetti più ambiziosi. Però, come dice Olivier Assayas, l'importante è continuare a girare bene le scene.
Studi
Destin Daniel Cretton è nato e cresciuto ad Haiku, alle Hawaii, nell'Isola di Maui. Non va a scuola, sua madre preferisce istruirlo in casa assieme alle sue cinque sorelle, almeno fino a quando non decide di trasferirsi a San Diego, in California, per frequentare la Point Loma Nazarene University, dove si laurea in Comunicazione. Un titolo di studio che gli permetterà di lavorare in una struttura residenziale per adolescenti a rischio, dove comincia ad appassionarsi alla cinepresa, firmando alcuni cortometraggi.
Questo hobby diventerà poi oggetto di studio, visto che prenderà la decisione di frequentare la San Diego State University per laurearsi in Cinema.
Il primo cortometraggio
Il primo corto che lo porrà sotto le attenzioni della critica è Short Term 12, uno dei rari casi in cui un cortometraggio riesce a essere autentico, emotivamente devastante e tecnicamente impeccabile allo stesso tempo.
Sarà talmente tanto apprezzato da essere esteso nel 2013 in un lungometraggio omonimo descritto come "un miracolo di film" e "un dramma umano che evita i percorsi facili". Dalla scrittura complessa, la regia sensibile e le interpretazioni potentissime (in particolare quella di Brie Larson), la triste storia affronta in modo coinvolgente, stratificato e profondamente empatico temi legati alla crescita personale e alle fragilità umane, con personaggi che "catturano l'empatia del pubblico e la tengono fino alla fine". Un riferimento alla protagonista, Grace, che lavora come supervisore presso lo "Short Term 12", un centro di accoglienza per adolescenti a rischio, amando il proprio lavoro e occupandosi in maniera esemplare dei giovani a lei affidati, almeno fino all'arrivo di una ragazza che risveglia i fantasmi del suo passato.
Un racconto emotivamente potente, capace di parlare "dall'interno" di un sottomondo sensibilizzato attraverso primissimi piani, macchina a mano e una colonna sonora minimale che porta lo spettatore dentro le emozioni dei ragazzi e dei supervisori.
Altri corti
Ottimi anche altri due cortometraggi, Deacon's Mondays e Bartholomew's Song, entrambi introspettivi, indipendenti e pronti a esplorare temi di identità e redenzione. Notevole anche il documentario Drakmar: A Vassal's Journey che segue un ragazzo appassionato di rievocazioni medievali, condividendo con Short Term 12 un approccio centrato su un protagonista vulnerabile.
La prima notorietà con I Am Not a Hipster
Altro lungometraggio di grande importanza per la sua carriera sarà I Am Not a Hipster del 2012, celebrato al Sundance Film Festival. Un'opera minuscola presentata nella sezione NEXT, dedicata ai film a bassissimo budget e ad altissima originalità, capace di raccontare con la creatività e l'isolamento di un giovane musicista attraverso una scrittura sincera e una performance incredibile di Dominic Bogart. Definito "fantastico, unico, a tratti eccentrico", il film è costruito con il supporto della famiglia e degli amici del regista, e usa la musica come linguaggio emotivo che esprime ciò che il protagonista non riesce a dire, mantenendo sempre un cuore "meravigliosamente impalpabile" che ha conquistato la giuria e il pubblico, confermandolo come uno dei ritratti più autentici e umani del cinema indie recente.
Altri film
Nel 2017, dal memoir della giornalista Jeannette Walls, filma il biopic Il castello di vetro che però purtroppo si rivela essere il primo passo falso della sua carriera. Il film non appassiona, malgrado il buon cast. La poca originalità lo porta a un risultato positivo che non è propriamente condiviso da tutti. Pur trasformando la storia della Walls in un dramma familiare universale, attento nel trattare temi delicati come povertà, alcolismo, infanzia nomade e legami familiari, il film appare troppo disordinato e manca di quella sensibilità che ha caratterizzato i suoi film precedenti.
Ci riproverà con Il diritto di opporsi (2019), che narra la storia vera di Walter McMillian e dell'avvocato Bryan Stevenson con Michael B. Jordan, Jamie Foxx e Brie Larson.
Valorizzando l'esperienza delle comunità afroamericana e mettendo al centro giustizia, equità e rappresentazione, ma anche eccellenza artistica, l'opera dà alla lotta per i diritti civili, alla visibilità e alla narrazione complessa delle vite delle persone di colore un principio di rafforzamento e di salvaguardia del diritto contro le discriminazioni.
Un film necessario e una rappresentazione della resilienza Black contro la violenza istituzionale.
L'arrivo in Marvel
Attirando le attenzioni di Hollywood, a questo punto viene contattato dalla Disney per dirigere il film Marvel Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli (2021), dove per la prima volta il supereroe protagonista viene dall'Asia. Fondendo arti marziali, mitologia cinese, wuxia e struttura supereroistica in un racconto che amplia l'immaginario del Marvel Cinematic Universe e introduce una rappresentazione asiatica complessa, rispettosa e centrale nella narrazione.
Il film ha ottime sequenze d'azione coreografate con precisione, ma rappresenta anche una pietra miliare di inclusività, grazie al cast prevalentemente asiatico e all'uso di elementi culturali e folklorici trattati con cura e autenticità, qualità che hanno contribuito al suo impatto globale e alla sua ricezione entusiastica.
Il motivo di questo successo lo porterà poi alla direzione di Spider-Man: Brand New Day (2026), dove un Peter Parker ormai adulto vive in completa solitudine, avendo volontariamente cancellato se stesso dalla vita e dai ricordi di chi ama.
In tv
Molto attivo anche nel piccolo schermo, dal 2022, dirige la serie Tokyo Vice e qualche episodio di American Born Chinese nel 2023, portando nel progetto parte della stessa umanità che caratterizza i suoi lavori più acclamati, tra azione, coming of age, mitologia sino americana e momenti di intimità emotiva, e mantenendo sempre un equilibrio narrativo solido e un tono coerente, così come similmente farà con Wonder Man (2025).
Altre sceneggiature
Destin Daniel Cretton è il co-sceneggiatore di The Shack (2017) di Stuart Hazeldine, storia di un uomo che cade in una profonda crisi spirituale e depressione dopo il rapimento e l'uccisione della figlia più piccola, Missy. L'apporto di Cretton è fondamentale per umanizzazione del dolore, sviluppo dei personaggi e per aver equilibrato i dialoghi, limando i passaggi più complessi e astratti del romanzo originale di William P. Young.
Vita privata
Destin Daniel Cretton è sposato dal 2016 con la stilista Nicola "Nikki" Chapman. I due hanno due figli.
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