Dizionari del cinema
Quotidiani (1)
Periodici (1)
Miscellanea (1)
Collegamenti
Media & Link
Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
domenica 9 maggio 2021

Serge Reggiani

Dopo vari mestieri debuttò inizialmente in teatro

Data nascita: 2 Maggio 1922 (Toro), Reggio Emilia (Italia)
Data morte: 22 Luglio 2004 (82 anni), Parigi (Francia)
occhiello
Mica ci arrivo a casa.
E come no? Ti ci porto io, in braccio!
Eh, altro che licenze questa volta... Congedo illimitato!

dal film Tutti a casa (1960) Serge Reggiani  Il geniere Assunto Ceccarelli
vota questa frase: 0 1 2 3 4 5
Serge Reggiani
Il gattopardo

Il gattopardo

* * * * -
(mymonetro: 4,26)
Un film di Luchino Visconti. Con Burt Lancaster, Alain Delon, Claudia Cardinale, Paolo Stoppa, Rina Morelli.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1963. Uscita 28/10/2013.
Tutti a casa

Tutti a casa

* * * * -
(mymonetro: 4,06)
Un film di Luigi Comencini. Con Alberto Sordi, Eduardo De Filippo, Serge Reggiani, Martin Balsam, Nino Castelnuovo.
continua»

Genere Guerra, - Italia 1960.

Il giorno della civetta

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,61)
Un film di Damiano Damiani. Con Claudia Cardinale, Lee J. Cobb, Franco Nero, Serge Reggiani, Ugo D'Alessio.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1968.
La terrazza

La terrazza

* * * - -
(mymonetro: 3,25)
Un film di Ettore Scola. Con Ombretta Colli, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia 1980.
L'armata degli eroi

L'armata degli eroi

* * * - -
(mymonetro: 3,25)
Un film di Jean-Pierre Melville. Con Simone Signoret, Paul Meurisse, Jean-Pierre Cassel, Lino Ventura, Claude Mann.
continua»

Genere Guerra, - Francia 1969.
Filmografia di Serge Reggiani »

giovedì 6 maggio 2021 - Due straordinari esempi di cinema inclassificabile che hanno messo radici nell'immaginario. In streaming su MYmovies fino al 22 maggio. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

La forza dell'insuccesso: Casco d'oro e Boy and Girl su Cinema ritrovato - Fuori sala

Roy Menarini cinemanews

La forza dell'insuccesso: Casco d'oro e Boy and Girl su Cinema ritrovato - Fuori sala Misurare il successo di un film è complicato. Lo è oggi, perché non è mai esercizio facile districarsi tra l’incasso effettivo e il budget speso, tra la vita lunga del prodotto (prima in sala, poi sulle piattaforme, poi in televisione, secondo contratti di vendita e ricavi che solo i diretti interessati conoscono) e la percezione che abbiamo della sua importanza nel discorso pubblico.

Abbiamo, però, la possibilità di capire qualcosa di più quando parliamo di storia del cinema. In quel caso, i dati non mentono, ed è molto divertente (o talvolta angosciante) scoprire rovinosi insuccessi di pellicole considerate cult o incassi formidabili per opere che oggi giudichiamo insignificanti. In una nicchia particolare stanno i film che hanno esordito in modo abbastanza attutito, senza clamori, e poi si sono via via conquistate un posto speciale nel pantheon della Settima Arte. Certo, i film di questo tipo vanno poi coltivati, “innaffiati”, restaurati, fatti circolare – ed è il caso del nuovo programma di Cinema Ritrovato - Fuori Sala - disponibile in streaming su MYmovies - dove scoviamo due straordinari esempi di cinema inclassificabile e al tempo stesso in grado di mettere radici nell’immaginario.

Uno di questi frutti non immediatamente colti è Casco d’oro di Jacques Becker, autore francese che i critici dei Cahiers du Cinéma ebbero l’intelligenza di isolare dal gruppo di professionisti del cinema tradizionale contro cui polemizzavano, riconoscendo a lui e ai suoi film una cura e una bellezza eccezionali, analizzata con precisione nei loro articoli. L’autore che François Truffaut definiva “inquieto, angosciato, elegante, lirico, nervoso, tormentato” narra qui una storia d’amore passionale e complicata, tra una prostituta interpretata da Simone Signoret e un ex galeotto piccolo borghese (Serge Reggiani).
Casco d’oro non mette in scena un amour fou nel senso tradizionale del termine, cioè ricorrendo a uno stile fiammeggiante o ai codici, pur entusiasmanti, del mélo, bensì proietta questa storia sullo sfondo di una società francese al tempo stesso formale e classista, miniaturizzata nel suo spettacolo popolare da Belle Epoque ma attraversata da tensioni non sempre visibili (come l’attrazione erotica che il corpo della protagonista, pieno di carnalità e simbolismi, fa implodere nella galleria di vestiti indossati). Al festival di Cannes Casco d’oro fu maltrattato e persino deriso, ora è un classico del cinema francese. Oltre che un esempio di come si possono sovvertire – con un budget peraltro limitatissimo – tutte le attese “ideologiche” di un periodo attraverso la libertà di pensiero e il coraggio del racconto, pieno di passioni, delitti e tragedie senza che mai si sfoci nel maledettismo di facile presa.

Se ci spostiamo geograficamente, e approdiamo al cinema russo, è ancora più probabile che certi titoli già di per sé scarsamente circolati nel mondo abbiano subito un silenzio iniziale. E infatti ancora oggi pochi cinefili conoscono lo splendido Boy and Girl, storia d’amore adolescenziale di sincera flagranza, realizzata in stato di grazia da Julij Fajt, amico di Tarkosvkij e protagonista di un periodo incandescente del cinema est europeo. Oggi il film è considerato un classico della nuova onda sovietica degli anni Sessanta, ma all’epoca gli umori erano tutt’altro che positivi. La censura sovietica intervenne subito, intuendo che c’era qualcosa che non andava in questo dramma troppo libero, in questa rappresentazione intima ma sovversiva dei rapporti tra le persone, in questa sperimentazione cromatica che attraversa tutto il racconto.
Lo accusarono genericamente di “immoralità” e lo ritirarono dal mercato. Poi, col tempo e la revisione censoria, Boy and Girl ha conquistato lo statuto che merita – quello di classico del cinema russo – e oggi lo possiamo per fortuna vedere restaurato e restituito al suo splendore. Come a ricordarci che le ragioni di un insuccesso sono tante, e vanno dall’incomprensione della critica al conservatorismo del pubblico, dalle sensibilità storiche ai veri e propri atti di proibizione o interdizione, come accaduto nel caso di Julij Fajt.

   

venerdì 23 aprile 2021 - Da Buster Keaton a Francesco Rosi: ecco la selezione in streaming fino al 22 maggio. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà

Marzia Gandolfi cinemanews

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà I film muti per Peter Bogdanovich, critico, scrittore, regista e attore, che molti ricorderanno per il suo ruolo nei Soprano (il dottor Elliot Kupferberg), costituiscono “le fondamenta” del cinema. Col burlesque dimorano al centro dei suoi interessi. Per questa ragione nel 2018 consacra un documentario a Buster Keaton, di cui celebra soprattutto il periodo precedente al contratto con la MGM, “il più grande errore della mia vita”, dirà Keaton quando al debutto degli anni Trenta tutto andrà all’aria: la sua carriera, il suo matrimonio, la sua libertà d’artista. Navigatore e nume tutelare di un nuovo bastimento di film ‘ritrovati’, Buster Keaton governa tra tempeste e marosi una nuova selezione di opere ‘fuori sala’ che hanno fatto la storia del grande schermo. Una storia remota e una più recente che Il cinema ritrovato - Fuori sala presenta in streaming su MYmovies.

The Great Buster: A Celebration svolge il filo cronologico della vita personale e professionale del grande Buster entrando nel dettaglio dei suoi primi film muti sull’acqua, sulla terra o sul bordo di un precipizio. Con lo sguardo acuto del critico e il senso del ritmo del regista, Bogdanovich ci mostra come quel corpo elastico, quegli occhi immensi e quel volto impassibile (The Great Stone Face) infondano la cultura americana, da Chuck Jones (creatore del cartoon Willy il Coyote e Beep Beep) a Jon Watts (regista di Spider-Man: Homecoming), passando per gli idioti di Jackass. Ma potrete toccare con mano e occhi spalancati la meccanica del suo genio comico perché la programmazione de Il cinema ritrovato - Fuori sala prevede col racconto mediato da Bogdanovich tre corti (Una settimana, I vicini, I poliziotti) e tre lunghi del periodo muto di Keaton (La legge dell’ospitalità, La palla numero 13, Le sette probabilità).

Volto di marmo che lo ha condotto allo zenit del comico muto americano al fianco di Harold Lloyd e Charlie Chaplin, Buster Keaton prima della risata strappa la meraviglia. La meraviglia di un corpo jeté au monde che sormonta tutti gli ostacoli, che reinventa la filosofia del vuoto, cadendo da scale immateriali o mangiando mele invisibili, e concepisce nuove geometrie, disegnando linee dritte o curve, trasversali o parallele. La sua carriera è un eterno marameo al sentimentalismo, che corteggi una donna con un mazzo di fiore o una lettera d’amore, il risultato sarà sempre un disastro. Ma sfidatelo a compiere prodezze per proteggere la sua bella, a fare prodigi per attirare il suo sguardo, ad addomesticare un transatlantico, a domare una locomotiva o a governare un tifone e rivelerà Ercole e Lancillotto insieme. Tutto questo conservando la sua aria ieratica e indifferente, un volto congelato montato su un corpo trascinato dal movimento stesso del cinema. Wonderboy che Hollywood abbandonò bruscamente dopo averlo cresciuto fino alla celebrità, ci ha lasciato una polveriera di buon umore che possiamo accendere e fare esplodere in streaming a partire da subito.

Ma Keaton non è solo in un programma primaverile ricchissimo. Se avete voglia di continuare a ridere Daniele Ciprì e Franco Maresco vi invitano a un viaggio nella comicità nostrana del duo siciliano Franchi & Ingrassia (Come inguaiammo il cinema italiano). Un documentario lirico per tornare sulla carriera di Franco e Ciccio e il loro indecifrabile gioco di parole e di gag rustiche. Una coppia che merita di essere (ri)scoperta per la sua forza esilarante e quella mimica che risale al folklore popolare. Pasolini li impiegherà in tandem nel magnifico cortometraggio Che cosa sono le nuvole?, uno degli episodi più belli di Capriccio all’italiana. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia incarnano di fatto una risata venuta da lontano, dalla tradizione dei pupi siciliani, caratterizzata allo stesso tempo da un incredibile e roboante ‘cattivo gusto’, una demenziale tracotanza in cui l’oscenità si fa improvvisamente e gioiosamente vertigine.

A un altro celebre comico italiano dobbiamo invece la popolarità di La corazzata Potëmkin, lontano dall’essere “una cagata pazzesca” (Il secondo tragico Fantozzi). La pernacchia al monumento muto di Sergej Ejzenštejn, la cui circolazione negli anni e il restauro sono una vera storia a parte, non fu mai diretta al film e al suo autore. Paolo Villaggio sbeffeggiava l’uso retorico e autoritario della cultura in Italia quarant’anni fa, quando l’azienda ‘buona’ si preoccupava della crescita culturale e morale dei suoi dipendenti, organizzando il loro tempo libero, costringendoli alla visione del ‘cinema d’autore’ e stimolandoli successivamente al dibattito. La protesta di Fantozzi era umana prima che politica, era contro l’imposizione di una cultura che non si comprende e nemmeno si apprezza anche se si ostenta di gradirla. Il ragioniere preferiva Franco e Ciccio a Ejzenštejn ma il cinema popolare e il cinema d’autore convivono magnificamente dal 22 aprile al 22 maggio sulla piattaforma streaming de Il cinema ritrovato - Fuori sala.
 
L’uno non esclude l’altro, soprattutto se l’altro ha il lirismo rivoluzionario, la costruzione ritmica e plastica del film più celebre di Ejzenštejn, cavallo di battaglia di tutti i cine club e di tutti i cinefili che lo hanno visto e rivisto. Realizzato nel 1925 e ‘riportato a galla’ dalla Cineteca di Bologna, La corazzata Potëmkin racconta l’ammutinamento dei marinari del Potëmkin, simbolo della prima rivoluzione russa, quella del 1905. Scorrendo i suoi incredibili quattro atti, un delirio collettivo che culmina sulle scale di Odessa, scopriremo con sorpresa che il film non è solo la matrice di un cinema di avanguardia ma l’antenato del modello hollywoodiano. La storia del resto lo conferma.Nel 1928 Douglas Fairbanks, in viaggio trionfale a Mosca, assiste a una proiezione e convince Ejzenštejn a tentare la sorte negli Stati Uniti. Nel film c’era tutto quello che avrebbe potuto stupire Hollywood: la violenza e il ritmo, la ricerca sfrenata della spettacolarità, la dilatazione del tempo e i piani folgoranti. Un’opera maggiore del cinema muto che sembra già sonoro dal momento che ‘intendiamo’ la cadenza marziale degli stivali e le urla della folla stretta tra i fucili della polizia zarista e le sciabole cosacche.

Al centro del fuoco incrociato c’è una donna (con la carrozzina) proprio come Simone Signoret al cuore di Casco d’oro (1952), scacco di critica e di pubblico all’epoca e poi grande classico per sempre. Contesa da tre uomini (Serge Reggiani, Claude Dauphin, Raymond Bussières) ma votata a un solo amore, l’eroina del dramma romantico di Jacques Becker nell’immaginario collettivo ha i tratti di Simone Signoret e un percorso mitico rispetto a quello più drammatico di Amélie Élie, nota prostituta della Belle Époque che ha ispirato il film ed è divenuta celebre dopo un crimine sanguinoso. Casco d’oro si inscrive nella migliore tradizione del realismo francese ma la sua amarezza, la sua nostalgia e quel sapore prebellico non corrispondevano più allo stato d’animo degli anni Cinquanta. La carriera di Serge Reggiani risentì del fallimento e solo più tardi si comprese l’importanza del film per il mito di Simone Signoret, spendente di vita e nobiltà dentro una tragedia implacabile e una passione che lega i due amanti fino alla morte.

Profili maggiori della selezione mensile sono pure Napoleone Bonaparte e Enrico Mattei, protagonisti di due opere che ripercorrono il loro destino ‘eroico e tragico’. Campo di Maggio di Giovacchino Forzano, scritto forse a quattro mani con Benito Mussolini, mette in relazione il dittatore fascista con Bonaparte, che all’isola di Sant’Elena ripensa agli ultimi cento giorni della sua epopea. Per chi ama la storia più recente, il programma ‘fuori sala’ comprende anche Il caso Mattei di Francesco Rosi, vincitore a Cannes nel 1972. Palma ricevuta dalle mani di Alfred Hitchcock, ugualmente in rassegna con La taverna della Giamaica (1939), ultimo film del maestro inglese prima di lasciare l’Inghilterra. La presenza di Rosi nella selezione officiale del Festival si doveva alla sua reputazione. Dopo Salvatore Giuliano (1962), era diventato il campione di un sotto-genere in voga, il ‘film dossier’. Il suo principio è svolgere un’indagine il più possibile imparziale e documentata. Fedele al suo metodo e sostenuto nel progetto da Gian Maria Volonté e dal produttore Franco Cristaldi, il regista domanda al giornalista Mauro De Mauro di indagare sugli ultimi due giorni di Mattei in Sicilia, prima che l’aereo del presidente dell’ENI decolli per Milano. Deciso a fare luce sulle ombre della democrazia cristiana, il film mostra fino a che punto Mattei, commerciando direttamente col blocco sovietico e le vecchie colonie, destabilizzava il ‘cartello del petrolio’ anglo-americano, ovvero l’ordine mondiale. Ossessionato dai personaggi forti, la cui carica vitale deve essere canalizzata, Rosi trova in Mattei l’incarnazione suprema di questa energia, letteralmente e figurativamente.

Alla ricerca di ‘energie alternative’ lavorano invece Agnès Varda e JR (Visages, villages), Alice Rohrwacher e JR (Omelia contadina), Jonathan Nossiter (Resistenza naturale) e Anna Kauber (In questo mondo), invitandoci a rispettare i doni della natura e a comprendere i suoi tempi. Film militanti, veri e propri manifesti per l’ecologia ambientale e per quella culturale, rivendicano la tradizione per rinnovare, provando a ricostruire un equilibrio distrutto e lasciando abilmente dialogare cultura e agricoltura. Una rosa di film ‘bucolici’ per combattere la standardizzazione del gusto e ricordarci l’importanza di conoscere e preservare il passato, la storia. Quella dei vini come quella dei film.

Perle da conservare e diffondere sono infine i capolavori venuti dall’Est (e dal Sud-Est), da Boy and girl di Julij Fajt a Manila in The Claws of Light e Insiang di Lino Brocka. Grazie al restauro della Cineteca di Bologna è finalmente possibile per le nuove generazioni scoprire il loro lavoro, particolarmente quello di Lino Brocka, irreperibile per quasi trent’anni. Nato nel 1939 e morto a soli cinquantadue anni sotto un’auto, è stato una stella del teatro e del cinema filippini, è stato soprattutto un eroe, opponendosi coraggiosamente e attraverso le sue opere alla dittatura di Ferdinand Marcos. Dalla Russia alle Filippine, la vita non fa sconti agli adolescenti protagonisti e ai loro autori passati sotto le forche caudine della censura e del cinema commerciale (nel caso di Brocka) per potersi imporre come registi della realtà sociale, riducendo al minimo le concessioni. Dal mare blu di Manila a quello ‘nero’ di Crimea, una vague di cinema vi travolgerà.

Buone visioni.

   

Altre news e collegamenti a Serge Reggiani »
prossimamente al cinema Film al cinema Novità in dvd Film in tv
mercoledì 28 aprile
La prima donna
martedì 27 aprile
L'agnello
Imprevisti Digitali
martedì 13 aprile
Burraco fatale
Lei mi parla ancora
Genesis 2.0
giovedì 1 aprile
Il concorso
martedì 23 marzo
Easy Living - La vita facile
giovedì 18 marzo
I predatori
mercoledì 10 marzo
Lezioni di Persiano
Altri prossimamente » Altri film al cinema » Altri film in dvd » Altri film in tv »
home | cinema | database | film | uscite | dvd | tv | box office | prossimamente | colonne sonore | Accedi | trailer | TROVASTREAMING |
Copyright© 2000 - 2021 MYmovies® // Mo-Net All rights reserved. P.IVA: 05056400483 - Licenza Siae n. 2792/I/2742 - credits | contatti | redazione@mymovies.it
Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso
pubblicità