Rosso sangue

Film 1986 | Drammatico 125 min.

Titolo originaleMauvais sang
Anno1986
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata125 minuti
Regia diLeos Carax
AttoriMichel Piccoli, Juliette Binoche, Hugo Pratt, Serge Reggiani, Denis Lavant, Hans Meyer Julie Delpy, Carroll Brooks, Mireille Perrier, Jérôme Zucca, Paul Handford, Charles Schmitt, François Nègre, Philippe Fretun, Thomas Peckre, Ralph Brown (II), Eric Wasberg, Philippe Fretin.
MYmonetro Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Leos Carax. Un film con Michel Piccoli, Juliette Binoche, Hugo Pratt, Serge Reggiani, Denis Lavant, Hans Meyer. Cast completo Titolo originale: Mauvais sang. Genere Drammatico - Francia, 1986, durata 125 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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C'è in circolazione un virus mortale che attacca chi fa l'amore senza sentimenti. Urge un antidoto.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,00
CONSIGLIATO NÌ
Un capolavoro ammirato di una generazione di cinefili che dimostra una radicale contemplazione formale.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

La cometa Halley sorvola Parigi alterandone il clima. Il virus STBO colpisce chi fa l'amore senza amore. Dentro notti calde e giorni freddi, in cui si ama poco e si muore tanto, Marc e Hans, malviventi al crepuscolo, devono pagare il loro debito a un'usuraia soprannominata l'Americana. Per procurarsi la cifra necessaria decidono di rubare il vaccino per debellare la STBO. Ma per accedere al laboratorio ed eludere i sofisticati sistemi di sicurezza hanno bisogno di Alex, figlio di un vecchio complice morto in un misterioso incidente. Giovane prestigiatore abile con le mani e fresco di prigione, Alex rinuncia a Lise e al suo amore, per partecipare al colpo. Unitosi alla squadra, conosce Anna, l'amante di Marc, di cui si innamora non corrisposto. Amore impossibile il suo come il futuro, che per un attimo è stato a portata di mano e di volo.
Prima di diventare il capolavoro ammirato di una generazione di cinefili, Rosso sangue è stato oggetto di elezione di un ridotto (ma pregiato) numero di spettatori e di una stagione eccessiva, quella degli anni Ottanta. Quando il film esce in sala nel novembre del 1986, gli atenei sono vuoti. Cinquecentomila studenti francesi manifestano contro il progetto di legge di Alain Devaquet sulla riforma del sistema universitario, alcuni urlano lo slogan "no alle selezioni", altri credono di rivivere il Maggio '68, altri ancora come Carax approfittano della 'chiusura straordinaria' per presentare un film che sfugge il sociale, volta le spalle alla politica e soprattutto non è interessato a partecipare al dibattito pubblico.
Certo il virus STBO evoca la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), lo fa in maniera allusiva e reazionaria (il virus si trasmette tra corpi che copulano senza sentimento), nondimeno Rosso sangue rifiuta la prosaica registrazione del reale e dimostra una radicale contemplazione formale. Lontano dalla strada e dalla pazza folla che la gremiva a metà degli anni Ottanta, il film di Carax è girato in studio, per assicurarsi l'astrazione lirica e osare la vertigine dello sguardo poetico.
Enfant terrible del post Nouvelle Vague, Leos Carax, si impone per la sua messa in scena ricercata e piena di un romanticismo senza speranza, che trasforma il dolore in esperienza sensoriale e che mette in secondo piano gli intrecci, sempre molto semplici. Rosso sangue, come tutti i suoi film, è attraversato da un'atmosfera apocalittica. L'idea del cinema come forma mortale, assediata da altri regimi visuali (televisione, videoclip, pubblicità), contamina la sua opera nel modo di un virus, facendone un atto galvanizzato, precario, disperato. Alla maniera di Holy Motors, Rosso sangue ha l'urgenza di un film girato come se fosse l'ultimo. Tutti i suoi film in fondo evocano la fine del mondo, su grande o piccola (leggi intima) scala. La caducità del cinema in Carax si accompagna poi a un sentimento quasi religioso e Rosso sangue, seconda opera dell'autore, incarna la forma assoluta di questa religiosità, perché ogni piano è un altare eretto al culto degli autori (Godard, Garrel, Cocteau, Chaplin, Griffith), ciascun volto è un'icona, ciascuna immagine una reliquia. All'epoca di Rosso Sangue, Mauvais sang il titolo originale ispirato al poema di Arthur Rimbaud, Leos Carax ha venticinque anni come il suo protagonista, che vive in un solo film tutta la febbrile eccitazione della scoperta e della tragica scomparsa. Della loro giovinezza, il film riproduce il dinamismo e la leggerezza, i voli, i salti (col paracadute), le sospensioni, gli abbracci (aerei), le corse a perdifiato, le fughe (in moto) sotto un cielo perturbato da una cometa. Ma se i desideri si librano, i corpi cadono, deflagrando una storia d'amore moderno, come canta David Bowie dentro la sequenza più bella, che segue l'avanzare senza freno di Denis Lavant, attore feticcio il cui corpo fa tutt'uno col corpo cinema di Carax. Un amore che nasce e muore dentro la fissità di un mondo crepuscolare che l'autore contraddice con l'energia del montaggio.
Montaggio e narrazione si sincronizzano soltanto nella corsa di Alex, i cui movimenti istintivi e il ritmo rapido emergono il letargo in cui è immersa la città, una Parigi apatica da cui fiorisce la stella nascente di Juliette Binoche. Accanto a lei Michel Piccoli, Julie Delpy, Serge Reggiani e Hugo Pratt, fumettista e autore di Corto Maltese.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?

A Parigi, alla fine di questo secolo, la gente muore se fa l'amore mercenario. Urge un antidoto e un giovane s'incarica di trovarlo per conto di un potente boss. Lo trova ma la polizia lo uccide. Avventura abbastanza divertente girata come un "comic" erotico alla Milo Manara.

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La cometa Halley che s'avvicina alla Terra provoca calure straordinarie e nevicate, mentre si diffonde il STBO, virus mortale che si trasmette tra chi fa l'amore senza sentimento. Amori impossibili, fantasie e apocalisse. Uno di quei film che pongono allo spettatore un'alternativa radicale: prendere o lasciare, fascino o irritazione; una mescolanza caleidoscopica e straniante di parole e immagini, in bilico tra il sublime e la parodia. Sceneggiatura sgangherata, ma un lirismo forsennato con omaggi al cinema muto e all'universo dei fumetti. Premio Delluc 1986; premio Alfred Bauer a Berlino 1987.

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Cento anni di cinema di fantascienza

Nel 2058, il ritorno della cometa di Halley provoca gravissime alterazioni nel clima (neve e caldo si avvicendano con insolita casualità) e la diffusione di malattie sconosciute, la più pericolosa delle quali, scatenata dal virus S.T.B.O., colpisce coloro che ricorrono all'amore mercenario. Quando un laboratorio a Parigi mette a punto un antidoto contro l'epidemia, agenti, spie e avventurieri di mezzo mondo fanno a gara per impadronirsene. La banda di Marc riesce nell'intento ma, quando sta per imbarcarsi su un aereo che la porterà lontano, è decimata in una furiosa sparatoria.
La banda di Marc (della quale fanno parte la sua amante Anna, il giovane ex-galeotto Alex, l'ex-medico tedesco Hans, Lisa ed il suo amico Thomas), con gli amori che si intrecciano, con le diffidenze e gelosie reciproche, con il tradimento finale, sembra modellata su quella del celebre Rififì. Alcune scenografie asettiche, essenziali, richiamano il mondo illusorio di Alphaville.Ambizioso (per alcuni, narcisistico) nelle soluzioni formali, trasgressivo nei contenuti, l'"enfant terrible" Carax rivisita la tradizione classica del noir francese scaldandolo con la passione del cinefilo e dell'accanito lettore di fumetti, e aggiornandolo con temi di attualità (ovvio è il riferimento all'AIDS) e raffinato erotismo.I personaggi sono maschere emblematiche di un anonimo malessere che la macchina da ripresa sorprende nei silenzi più che nelle parole. Alla maniera di un film muto, la storia è giocata sui gesti, sulle espressioni, sulle inquadrature e sulle luci: la presenza di un cast notevole (vi partecipa anche il nostro Hugo Pratt, creatore di Corto Maltese) impiegato in funzione volutamente straniante e la scelta delle canzoni di sottofondo (e dei brani tratti da Prokofiev) dilatano il senso della vicenda sottolineandone la irrealtà.


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Frasi
Bisogna nutrire gli occhi per i sogni della notte.
Dialogo tra Anne (Juliette Binoche) - Alex (Denis Lavant)
dal film Rosso sangue
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