Operation Chromite

Film 2016 | Azione 111 min.

Titolo originaleIn-cheon sang-ryuk jak-jeon
Anno2016
GenereAzione
ProduzioneCorea del sud
Durata111 minuti
Regia diJae-Han Lee
AttoriLee Jung-Jae, Beom-su Lee, Se-Yeon Jin, Liam Neeson, Mathew Darcy, Sean Dulake Jeong Jun-ho, Justin Rupple.
Uscitagiovedì 20 luglio 2017
DistribuzioneAltre Storie
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Jae-Han Lee. Un film con Lee Jung-Jae, Beom-su Lee, Se-Yeon Jin, Liam Neeson, Mathew Darcy, Sean Dulake. Cast completo Titolo originale: In-cheon sang-ryuk jak-jeon. Genere Azione - Corea del sud, 2016, durata 111 minuti. Uscita cinema giovedì 20 luglio 2017 distribuito da Altre Storie. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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La missione segreta che cambiò le sorti della guerra. La storia vera degli eroi che liberarono la Corea del Sud. Al Box Office Usa Operation Chromite ha incassato 740 mila dollari .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Uno spy movie sanguinario con una sceneggiatura retorica che pigia sul pedale del fervore nazionalista.
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 19 luglio 2017
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 19 luglio 2017

1950, guerra di Corea. Il generale MacArthur intende far sbarcare le truppe americane a Incheon, per spezzare in due l'esercito nordcoreano, ormai giunto fino a Seoul. Perché l'operazione Chromite abbia successo servono informazioni strategiche che solo un gruppo di infiltrati sudcoreani può recuperare.

Per Operation Chromite la Taewon Entertainment non ha badato a spese: molte comparse, stunt e soprattutto il cachet di una star come Liam Neeson.

L'idea di coinvolgere Neeson in un war movie epico ha assicurato al box office coreano un successo certo, al di là della effettiva resa, penalizzata da uno script che all'attore americano riserva poche battute, intrise di ovvia retorica. Il generale MacArthur di Operation Chromite difficilmente verrà ricordato nella galleria di personaggi incarnati da Neeson: di lui resta una figurina di carta, una ricostruzione degna al più di History Channel caratterizzata da un paio di occhiali da sole, una pipa e alcune massime tronfie quanto improbabili. Se la regia di Lee Jae-han sa coinvolgere con momenti di pathos e sequenze action all'altezza dello standard di genere sudcoreano, almeno quando non eccede in parossismi al di là di ogni verosimiglianza, non si può affermare altrettanto di una sceneggiatura (Lee Man-hee l'autore), che pigia soprattutto sul pedale del fervore nazionalista. Lo scontro frontale con il comunismo si svolge sul piano ideologico: per Lee sono la capacità persuasiva del marxismo, e le menzogne intrinseche di cui è imbevuto, a essere sotto accusa. Nella visione di Lee la vita umana e i valori familiari sono infatti sistematicamente messi in secondo piano dal credo politico, dominato da un cieco desiderio di uguaglianza: "L'ideologia è più solida del sangue", ripete incessantemente Lim Gye-jin, villain caricaturale al servizio di Pyeongyang.

Dopo decenni di cinema della distensione, teso a sottolineare i punti di contatto tra i fronti opposti della guerra di Corea, ecco un ritorno all'anti-comunismo da cinema dell'era Park, quasi un appello alla nazione - che precede di poco la tornata elettorale - in cui gli Stati Uniti ritrovano un ruolo insperato di salvatori della patria e portatori di libertà. Una scheggia di guerra fredda e di spionaggio alla John Le Carré, che conserva troppo poco di quella sublime abilità di mantenere l'equilibrio tra necessità narrative e ricostruzione politica. Approssimativi gli interventi di computer graphics in post-produzione per arricchire le sequenze belliche.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 13 luglio 2017
Maurizio Acerbi
Il Giornale

La Corea del Nord ha invaso quella del Sud. MacArthur, comandante forze ONU, pianifica uno sbarco a Incheon per scacciare l'occupante. Otto soldati eroici dovranno fingersi nordcoreani per ottenere preziose informazioni. Una missione suicida. Ora, al posto di «americanata», si potrà usare anche «sudcoreanata» visto il tono patriottico, epico, del film.

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