Passeri

Film 2015 | Drammatico 99 min.

Titolo originaleSparrows
Anno2015
GenereDrammatico
ProduzioneIslanda, Danimarca, Croazia
Durata99 minuti
Regia diRúnar Rúnarsson
AttoriAtli Oskar Fjalarsson, Ingvar Eggert Sigurðsson, Rakel Björk Björnsdóttir, Kristbjörg Kjeld .
Uscitagiovedì 2 marzo 2017
DistribuzioneLab 80 Film
MYmonetro 2,80 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Rúnar Rúnarsson. Un film con Atli Oskar Fjalarsson, Ingvar Eggert Sigurðsson, Rakel Björk Björnsdóttir, Kristbjörg Kjeld. Titolo originale: Sparrows. Genere Drammatico - Islanda, Danimarca, Croazia, 2015, durata 99 minuti. Uscita cinema giovedì 2 marzo 2017 distribuito da Lab 80 Film. - MYmonetro 2,80 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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L'estate illuminata di un piccolo villaggio islandese e il passaggio all'età adulta del sedicenne Ari. Dove accoglienza e brutalità si alternano, la ricerca e l'affermazione della bellezza del giovane protagonista.

Consigliato sì!
2,80/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,60
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ

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Un attore rivelazione e un paesaggio meraviglioso e terribile, per un coming of age che trova la propria identità nel momento dell'affondo più duro.
Recensione di Marianna Cappi
martedì 28 febbraio 2017
Recensione di Marianna Cappi
martedì 28 febbraio 2017

Il sedicenne Ari deve lasciare Reykjavik contro il proprio volere perché la madre è in partenza per l'Africa con il nuovo compagno. Tornerà a vivere col padre, nel paesino al Nord Ovest dove è cresciuto e dove c'è poca differenza tra il giorno e la notte, ma in compenso ce n'è molta rispetto alla città. Qui, però, Ari fatica a trovare un motivo di gioia: il padre non sa uscire da una spirale alcolica e vittimista e, fatta eccezione per una vecchia amica d'infanzia, il ragazzo non ha amici né affetti.

In Passeri il fascino della terra nordica e delle sue scenografiche distese ai piedi dei vulcani rivela strada facendo il suo volto nascosto e drammatico.

Al vuoto degli spazi aperti, al dominio della natura, corrisponde un vuoto interiore, difficile da saziare, e un freddo sentimentale, che in molti combattono con l'alcol e l'oblio temporaneo che esso assicura. Su questo mondo si affaccia il protagonista, Ari, preso in un'età in cui non è nemmeno lontanamente artefice del proprio destino, per quanto gli sarà poi permesso; forte come "una bambina di sei anni"; pulsante di desiderio e incapace di incanalarlo secondo il suo volere. Ari è un passerotto, che ancora cerca il vecchio nido per trovare conforto, ma che, come i passeri, si ritrova a raccogliere le briciole, anche e più che mai nella notte più importante della sua adolescenza, quando l'amore si tramuta in un corpo come morto e in un pasto altrui.

Quasi dieci anni dopo aver preso parte al cortometraggio Two birds, il giovane Atli Óskar Fjalarsson torna a farsi dirigere da Rúnar Rúnarsson, qui alla sua opera seconda, e insieme i due allestiscono un poema visivo fatto di piani frontali, sonoro d'ambiente, lunghe sequenze in tempo reale. Non c'è musica, nel film, se non quella del canto di Ari, che segna tre momenti fondamentali, e riassume in una perfetta, spiazzante sonorità quello che la parola non arriva a dire: la grazia e il dolore, la dolcezza della parte ancora bambina e l'autocontrollo di quella adulta.
La performance di Atli Óskar Fjalarsson è superba, in grado di far passare un'intera esperienza di vita da un rossore sulle guance o la paura più buia da uno sguardo senza sorriso. Gli specchi, che spesso contengono e rimandano la sua immagine, raccontano un senso di estraneità a sé stessi, di dislocazione tra il corpo e l'animo.
Nulla sembra accadere, se non dell'ordine di un incontro fortuito, un piccolo riavvicinamento, una delusione che riscrive le già tiepide speranze di cambiamento, poi, nel suo ultimo terzo, il film affonda la lama. Senza tradire il sentimento linguistico che lo ha permeato fino a quel momento, che potremmo dire un realismo poetico, Rúnarsson fa scontrare violentemente ma silenziosamente questi due termini, in una scena che assomma la bellezza e l'orrore. È di fronte a ciò che il personaggio di Ari si assume una responsabilità, seppure tardiva, e diventa adulto. Prima, Passeri aveva camminato sul confine del genere, facendo passare il coming of age dalle prime esperienze sessuali, da un lutto, da un caffè, percorrendo strade già battute, ma è nell'ultimo, duro affondo, che il film trova se stesso.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 3 marzo 2017
Guy Lodge
Variety

Gli uccellini che danno il titolo al film non si vedono mai e anche se forse svolazzano fuori dall'inquadratura non sembrano cinguettare molto. L'intimismo in punta di piedi è la cifra stilistica di questo misurato, sobrio, mini romanzo di formazione. Il film comincia in una chiesa in cui un gruppo di ragazzini, tra cui il sedicenne Ari, cantano con voce cristallina, proprio come gli uccellini del [...] Vai alla recensione »

venerdì 3 marzo 2017
Luca Pellegrini
Avvenire

Ari è una creatura fragile e delicata, in quel momento incerto dell'età quando si lasciano giochi e spensieratezza alle spalle, e la vita con le sue sfide e incertezze impone nuove regole, nuove difese. Per lui, poi, le difficoltà riguardano soprattutto la famiglia: la madre se è partita per l'Africa con il nuovo marito, praticamente abbandonandolo nelle mani insensibili del padre, che vive in un villaggio [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 marzo 2017
Giovanna Branca
Il Manifesto

Sotto il cielo perennemente assolato dell'Islanda, il giovane Ari deve ricostruire la sua vita: la madre è partita per l'Africa con il nuovo compagno, e lui deve lasciare Reikjavik per tornare a vivere con il padre - con cui non parla da anni - nel piccolo paese del nordovest in cui è nato e ha trascorso l'infanzia. In «Passeri», secondo lungometraggio di Rùnar Rùnarsson, si ribalta la prospettiva [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 marzo 2017
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Delicato e ruvido il ritratto islandese che il regista Runar Runarsson, al suo secondo film, ha voluto intitolare Passeri, forse alludendo alla fragilità dell'adolescenza che racconta attraverso il protagonista Ari. Delicato e ruvido come l'autore sembra si proponesse annunciando così il suo punto di vista: «È un errore lasciar pensare allo spettatore che tutto è bello e luminoso, come succede nelle [...] Vai alla recensione »

giovedì 2 marzo 2017
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Delicato, quasi poetico, almeno nelle intenzioni più che nella crudissima sostanza, dramma islandese. Con un titolo per ornitologi. La madre va in Uganda con il compagno, affidando all'ex marito il sedicenne Ari. Il ragazzo deve lasciare Reykjavic per trasferirsi nello sperduto villaggio. Qui lega solo con la nonna, non certo con l'inetto papà. Quant'è difficile riannodare le antiche amicizie.

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