Bolgia totale

Un film di Matteo Scifoni. Con Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Xhilda Lapardhaja, Gianmarco Tognazzi, Ivan Franek.
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Thriller, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - Italia 2015. - ASAP Cinema Network uscita giovedì 3 settembre 2015. MYMONETRO Bolgia totale * * 1/2 - - valutazione media: 2,83 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,83/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * - - -
 critican.d.
 pubblico * * * 1/2 -
Quando il vecchio ispettore Quinto Cruciani si fa scappare un giovane spacciatore, l'ispettore capo gli concede tre giorni di tempo per ritrovarlo.
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primo piano
Noir dalle ottime premesse che si perde strada facendo non centrando la credibilità dei personaggi
Gabriele Niola     * * - - -

A Roma un poliziotto insegue un criminale, entrambi sono in crisi e con le spalle al muro, entrambi hanno bisogno di un cambio nelle propria vita. Quinto è un ispettore stanco e vecchio, che ha chiuso con la morale, si droga, beve, deve dei soldi a gente poco raccomandabile ed è disprezzato anche dai suoi colleghi, così tanto che lo obbligano in un giorno di riposo a sorvegliare Michele, piccolo criminale che sogna di scappare dall'Italia con una ragazza muta ma intanto è stato beccato con della droga. Proprio in quest'occasione Michele tramortisce Quinto e scappa. Se non vuole vedersi cacciare dalla polizia a poco dalla pensione Quinto deve ritrovarlo in 48 ore, sempre che riesca a non morire nel frattempo.
Come spesso capita al cinema noir italiano recente il soggetto è la parte migliore di tutto il film. L'idea alla base di Bolgia totale, quella di un criminale che cerca il colpo per sistemarsi e scappare in un paradiso (letteralmente) da cartolina, contrapposto ma forse anche associato ad un poliziotto che vive una situazione anche peggiore, perchè non si mette contro il sistema ma tenta (senza successo) di stare al suo passo, è una trama perfetta per il genere che desidera rappresentare. Eppure in questo esordio di Matteo Scifoni tutto "suona" stonato.
Nella Roma disperata in cui ambienta la sua storia (tra sfasciacarrozze, vicoli pieni di graffiti, capannoni postindustriali e locali infimi) il film muove personaggi che ad ogni parola tradiscono la propria distanza da una vita dura e disperata che sia anche plausibile o soltanto coerente con il resto del film. Non solo il poliziotto interpretato da Giorgio Colangeli non ha la cattiveria che il suo stile di vita suggerisce o l'amarezza che l'età e le difficoltà che passa farebbero intuire, ma il criminale di Domenico Diele (appassionato di Sergio Leone), parla una lingua impensabile, un italiano da doppiatore, troppo pulito e fieramente fuori dal tempo, senza che tutto ciò però sia un elemento che lo definisce o una stranezza che gli dia carattere. Il risultato è che i due poli attorno ai quali ruota il film non hanno carica, non hanno attrattiva e sembrano in definitiva fuori posto, estratti a forza da un film drammatico e posizionati in contesti che li respingono. A poco serve che attori di contorno come Gianmarco Tognazzi riescano invece a distribuire ampie manciate di credibilità.
Quella mescolanza tra personaggi e paesaggi, tra una città che pare inghiottire e dei personaggi che apparentemente non hanno controllo della propria vita, costretti a percorrere una spirale che non li porta in un bel posto, non si crea e, ad ogni scena, Quinto e Michele si allontanano sempre di più dalla possibilità di parlare onestamente agli spettatori attraverso la cornice noir. Anche l'idea di un ideale femminile a inseguire che sia una ragazza muta sulla carta pare perfetta, una specie di idealizzazione da icona, invece nella pratica rende i dialoghi che la prevedono macchinosi e forzati nel loro dover essere a senso unico.
In tutto questo evidentemente non aiutano una recitazione non sempre solida (specie da parte di Domenico Diele) e un eccessivo didascalismo in tanti dialoghi che sembra spiegare a parole ciò che si è appena visto.

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Viaggio nel cuore di tenebra del nostro paese

giovedì 10 settembre 2015 di colpi di scena

Uno degli esordi più importanti dell'ultimo decennio. Un vero pugno allo stomaco del pubblico. BOLGIA TOTALE è un noir cupo e allucinato, un ritratto metropolitano che non fa sconti a nessuno. Eppure nel suo incedere tragico e nello scandagliare le mediocri esistenze di uno sbirro al tramonto e di un piccolo criminale il film ci dice che in fondo al tunnel più oscuro, anche dietro i peggiori fallimenti dei protagonisti, ci può essere ancora spazio per l'amore. Un poliziotto alcolizzato e tossicodipendente continua »

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Tra caravaggio e tarantino

lunedì 30 novembre 2015 di luigi spagnolo

Il primo lungometraggio di Matteo Scifoni (sceneggiatore e regista), pur nell'esiguità del budget e dei tempi di lavorazione, mostra un risultato sorprendente per la dimestichezza con la macchina da presa (piena consapevolezza delle inquadrature e del loro significato), strategia filmica (interazione fra i personaggi e sviluppo della trama) e perfetta corrispondenza tra scelte formali e contenuto emotivo. I due protagonisti, il vecchio ispettore e il giovane spacciatore, sono entrambi continua »

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Il poliziotto e il criminale nel torrido agosto romano

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Nelle intenzioni, Bolgia totale è un noir in piena regola. Tipologia poco frequentata dal cinema italiano. Corrono parallele le esistenze, colte nel momento della resa dei conti, di un poliziotto e di un criminale. Il primo, Quinto, è molto più che sgualcito secondo il modello canonico del detective hard boiled, è ridotto male male. Inaffidabile nel lavoro (non è sempre stato cosi ma nessuno ci spiega che cosa gli è successo), pieno di debiti con i cravattari, drogato e alcolizzato, vita personale disastrata e per giunta infartuato. »

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