Mózes, il pesce e la colomba

Film 2014 | Commedia +13 95 min.

Titolo originaleUtóélet
Anno2014
GenereCommedia
ProduzioneUngheria
Durata95 minuti
Regia diVirág Zomborácz
AttoriMárton Kristóf, László Gálffi, Eszter Csákányi, Andrea Petrik, Krisztina Kinczli Lili Rozina Hang, József Gyabronka, Zsolt Anger, Gergely Kocsis, Zsolt Kovács, Szabolcs Thuróczy.
Uscitagiovedì 11 febbraio 2016
DistribuzioneLab 80 Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Regia di Virág Zomborácz. Un film con Márton Kristóf, László Gálffi, Eszter Csákányi, Andrea Petrik, Krisztina Kinczli. Cast completo Titolo originale: Utóélet. Genere Commedia - Ungheria, 2014, durata 95 minuti. Uscita cinema giovedì 11 febbraio 2016 distribuito da Lab 80 Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

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Uscito da una struttura psichiatrica, Mózes torna a vivere con la famiglia. Ma la relazione con il padre è decisamente complicata.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Virág Zomborácz coglie con leggerezza il disagio esistenziale di un personaggio alla ricerca del suo posto nel mondo.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 9 febbraio 2016
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 9 febbraio 2016

Mózes è il figlio di un pastore protestante e rientra a casa dopo un periodo di ricovero per problemi psichici. Il suo rapporto con il padre non è facile: l'uomo è autoritario e tiene sotto controllo la famiglia formata dalla remissiva moglie, dalla sorella di lui e da una figlia adottiva introversa. Quando il sacerdote muore il figlio prova a cercare un proprio percorso autonomo ma il fantasma paterno lo segue, dapprima in silenzio e poi tornando a parlare. Sarà mai possibile liberarsene?
Spesso i titoli imposti dalla distribuzione italiana dei film stranieri sono, come si sa, fuorvianti perché troppo fantasiosi o perché fanno un nocivo spoiler (un esempio per tutti Miracolo a Le Havre in cui il vocabolo 'miracolo' anticipa il finale del film). In questo caso invece a un film il cui titolo in ungherese significa "dopo la vita" viene data una connotazione simbolica che accosta il protagonista a due animali che assumono un valore particolare rilevante nella vicenda. Ad essi si aggiungerà un cane che ci riporterà alla fisicità più estrema.
La regista trentenne non ha pretese sociologiche ma vuole descrivere, riuscendoci, un disagio esistenziale che colpisce un personaggio che cerca il proprio posto in 'questa vita' ma che si vede frapporre un numero decisamente alto di ostacoli. Il rapporto con la figura paterna è un macigno che pesa sulla sua personalità ancora in formazione non tanto sul piano religioso (è un sacerdote piuttosto ruvido e pragmatico) quanto su quello di una totale svalutazione di qualsiasi possibile talento del figlio per il quale non nutre alcuna fiducia in un futuro possibile.
Non è facile descrivere una situazione così complessa come un rapporto padre-figlio in cui uno dei due vaga in una sorta di limbo non rinunciando però a una presenza quasi parassitaria ma Zomborácz sa cogliere con leggerezza i bisogni di Mózes così come le sue pulsioni in un contesto familiare (e non) che lo considera il minus habens della situazione. Solo una ex tossicodipendente saprà stargli vicino e dargli qualcosa che possa vagamente assomigliare all'amore. Citando Haruki Murakami si potrebbe dire che per il giovane protagonista "il futuro significa perdere quello che si ha ora e veder nascere qualcosa che non si ha ancora". Con tutti i rischi del caso.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 22 febbraio 2016
stefano capasso

Mozes torna a casa dopo un periodo di “riposo” in un ospedale psichiatrico. Vive in una famiglia dove il padre, pastore protestante, detta le regole su tutto con autorità. Il suo carattere remissivo, come quello della madre e della sorella, gli rende difficile trovare la sua strada nella vita. Le cose cominceranno a cambiare quando Mozes dovrà fare i conti con il fantasma [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Film ungherese, titolo ermetico, attori ignoti. Come dire platee deserte. Probabile, almeno i primi giorni. Poi, con il passa parola, potrebbero quasi miracolosamente riempirsi. Perché questa commedia intrisa d'umorismo surreale è buffa e divertente. Il giovane, insicuro Mozes è oppresso dall'autoritario genitore, un pastore protestante che muore subito d'infarto.

Roberto Nepoti
La Repubblica

In un villaggio ungherese vive Mózes, ventenne appena dimesso dall'ospedale psichiatrico, con la sua famiglia. Tra lui e il padre, burbero pastore protestante, non c'è comunicazione; però, quando muore d'un colpo, il genitore assente diventa fin troppo presente. Sotto forma di fantasma, con problemi d'amnesia, perseguita il rampollo nelle situazioni più imbarazzanti; tanto più che il caro estinto è [...] Vai alla recensione »

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