Il cavallo di Spielberg: quel vecchio sentimento

War Horse, un meccanismo antico e funzionale. Di Pino Farinotti.

 
In foto una scena del film <em>War Horse</em> di Steven Spielberg.
In foto una scena del film War Horse di Steven Spielberg.
lunedì 20 febbraio 2012 di Pino Farinotti

Col suo cavallo Spielberg affonda il sentimento come un coltello. Nessun calcolo, nessun freno, nessuna attenzione ai codici della critica corrente, che il sentimento non lo vuole. Dunque se racconti di War Horse non puoi che mettere in conto il pregiudizio. Il sentimento diventa una condizione e uno spartiacque. Qualcosa come una religione minore. Certo, quel furbone di cineasta i trucchi li conosce tutti e alla fine del film, cosa desueta, la gente, persino, applaude. Così alla "criticacorrente" viene offerta una chance in più per dirti: caro spettatore, sei proprio ingenuo, anzi, sprovveduto, e magari... un po' stupido. A questo concetto ne segue un altro, in automatico, "ti diverti ma non dirlo, soprattutto non scriverlo". Dico che mi sono trovato bene nella sala, sono uscito col sorriso, come una volta. Aveva cinque anni Spielberg, quando vide Torna a casa, Lassie. E certo era lì, coi genitori a vedere i Disney dell'età dell'oro, con tutti quegli animali. E tutto questo non glielo poteva togliere nessuno. Ed è vero che gli scoiattoli, i cuccioli, i cani, gli uccelli e tutti gli altri, erano lo "specchio buono" di noi cattivi umani, è vero che il trucco facile c'era, ma proprio non c'è niente di male. Senza Disney non credo che saremmo tutti migliori. Meglio lui di un von Trier, molto meglio.

Antico
Il meccanismo di War Horse è antico e funzionale, deriva da una commedia di Schnitzler, ripresa da Ophüls: il passaggio. Da padrone a padrone, da luogo a luogo, da storia a storia. Può essere un winchester, un collie, una Rolls, o... Balthazar.
Joey è un puledro fuoriclasse, per intelligenza, bellezza, forza, tutto. Il suo primo proprietario-amico è il ragazzo Albert. Siamo in Inghilterra. Joey risolve il primo destino arando, lui purosangue, ettari impervi e salvando la fattoria della famiglia. Poi i passaggi: un capitano inglese che muore durante una carica in Francia -è scoppiata la prima guerra mondiale- due adolescenti fratelli tedeschi, una ragazzina con nonno, un militare tedesco addetto agli animali, di nuovo gli inglesi in una trincea. E sempre azioni sovrumane, sempre eroismi. Albert si è arruolato. Alla fine i due si ritrovano. Dicevo sentimento come un coltello.
Non mancano citazioni eroiche, come il famoso "dolly" sulla stazione di Atlanta, di Via col vento, dove la macchina, salendo si apre su migliaia di morti e feriti in uno spazio immenso. Qui sono i cavalieri e i cavalli inglesi falciati dalle mitragliatrici tedesche.
Joey sopravvive, soffre, fa sempre quello che deve fare. Fino alla ribellione –quante metafore- fugge, cavalca come un demonio nel girone infernale delle trincee, vola sopra carri armati e soldati, ma il filo spinato lo irretisce, lo imprigiona, lo immobilizza. Si trova nella striscia di mezzo fra tedeschi e alleati. Un soldato inglese alza la bandiera bianca, esce dalla trincea per liberare il cavallo. Un soldato tedesco fa lo stesso. I due lavorano con le cesoie sul filo spinato, parlano di sé e della guerra, per quel momento sono compagni. Il cavallo ferito ha fatto il miracolo. C'è proprio tutto per fare arrabbiare la criticacorrente. Ma dico che trattasi di una sequenza di cinema da annali.

Compositore
Per il sentimento ci ha messo del suo anche John Williams, il massimo compositore contemporaneo. Sostiene tutto il film secondo momento e sentimento, coi suoi fraseggi intensi. Un altro "trucco" che aggiunge punti all'emozione, o alla suggestione secondo lettura "critica". La quota di sentimento tracima quando Joey e Albert si ritrovano. Siamo nella zona dei record assoluti. Il cavallo, azzoppato, sta per essere abbattuto. Il soldato, accecato dai gas (ma guarirà) sente la presenza dell'animale. Emette un suono, che l'animale riconosce. I due avanzano fra i soldati attoniti, sono l'uno di fronte all'altro. Albert, con la sua fascia sugli occhi, abbraccia il muso del suo amico. E il cavallo, è lì con quel suo sguardo, sovrumano. Ma non è finita. A casa la mamma è curva sulla zolla, da lontano sente arrivare qualcuno. È Albert a cavallo di Joey. Arriva anche il padre. La famiglia si ritrova e si abbraccia, mentre Spielberg compone un tramonto che evoca quello, mitologico, di Rossella che giura guardando il cielo. Davvero l'ha fatta grossa il regista.
Il film si pone anche come recupero. Scorsese, col suo Hugo Cabret, e Spielberg, gente che sa leggere e capire e che fa testo, hanno deciso che fosse il momento di un ripensamento: qualcosa di semplice e scontato, raccontato senza preoccuparsi della troppa passione. Affondando il coltello, come ho detto.

Ma alla fine appunto, il pubblico applaude, e la critica storce il naso. Il pubblico e la critica, l'eterno dilemma. MYmovies.it, per definizione sta "dalla parte del pubblico". E non esiste una regola del cinema che decreti che la qualità non possa combinarsi col sentimento. Specie se la firma in calce è Steven Spielberg.

In foto:
Jeremy Irvine Data nascita: 1990, Gamlingay (Gran Bretagna)
Interpreta Albert Narracott nel film di Steven Spielberg War Horse. Al cinema da venerdì 17 febbraio 2012.
Jeremy Irvine
War Horse La storia di un puledro esuberante
War Horse

* * * - -
(mymonetro: 3,21)
Joey è un puledro esuberante, cresciuto libero e selvaggio nella campagna inglese. Separato dalla madre e acquistato per trenta ghinee da Ted, un ruvido agricoltore col vizio della birra, è destinato all'aratro e a risollevare le sorti della famiglia Narracott. Addestrato da Albert, il giovane e ostinato figlio di Ted, Joey ne diventa il compagno di avventura inseparabile almeno fino a quando i debiti e la guerra non chiederanno il conto. Venduto dal padre per far fronte all'affitto della fattoria, Joey diventa cavallo di cavalleria al servizio di un giovane capitano inglese, che promette ad Albert di prendersene cura e di riconsegnarlo a conflitto finito. Ma la guerra, cieca e implacabile, falcerà la vita dell'ufficiale e abbandonerà il cavallo a se stesso.
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