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paolo bisi
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martedì 7 febbraio 2012
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il film più maturo mai girato in 3d
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XX secolo, stazione di Parigi. Il piccolo Hugo, rimasto solo dopo la morte dei genitori, vive dietro i macchinari degli orologi che ha imparato a sistemare grazie agli insegnamenti dello zio. Non gli rimane nulla per cui vivere, se non un piccolo robot meccanico, l'unica cosa che gli aveva lasciato il padre prima di morire. Quando il proprietario del negozio di giocattoli della stazione sottrae a Hugo il taccuino contenente le istruzioni per sistemare l'automa, il bambino fa di tutto per recuperarlo. Fa amicizia con la figlia adottiva del giocattolaio, Isabelle, una bambina come lui in cerca di avventure e di qualcosa in cui credere. Grazie a questa intensa unione, i due ragazzini riusciranno ad aggiustare l'automa e decifrare il messaggio contenuto dentro di esso: il padre adottivo di Isabelle in realtà è Georges Melies, uno dei più importanti personaggi della storia del cinema.
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XX secolo, stazione di Parigi. Il piccolo Hugo, rimasto solo dopo la morte dei genitori, vive dietro i macchinari degli orologi che ha imparato a sistemare grazie agli insegnamenti dello zio. Non gli rimane nulla per cui vivere, se non un piccolo robot meccanico, l'unica cosa che gli aveva lasciato il padre prima di morire. Quando il proprietario del negozio di giocattoli della stazione sottrae a Hugo il taccuino contenente le istruzioni per sistemare l'automa, il bambino fa di tutto per recuperarlo. Fa amicizia con la figlia adottiva del giocattolaio, Isabelle, una bambina come lui in cerca di avventure e di qualcosa in cui credere. Grazie a questa intensa unione, i due ragazzini riusciranno ad aggiustare l'automa e decifrare il messaggio contenuto dentro di esso: il padre adottivo di Isabelle in realtà è Georges Melies, uno dei più importanti personaggi della storia del cinema. Dopo decenni di carriera ad altissimo livello, Martin Scorsese ha deciso di cimentarsi per la prima volta con le nuove tecniche del 3D. Il risultato è qualcosa di sensazionale: un punto di rottura, una svolta nella storia moderna del cinema. Nessuno prima del regista americano era stato capace di concepire un film basato totalmente sulle nuove tecniche, ogni singola inquadratura si adatta perfettamente alla magia delle tre dimensioni, grazie ad una fotografia indimenticabile, probabilmente la migliore in 3D vista fino ad oggi. Oltre all'aspetto tecnologico, senza dubbio il più impressionante ed importante, è da sottolineare anche l'originalità e la magia della trama: una storia per tutte le età, con un omaggio tenero e commovente per un personaggio che ha fatto la storia del cinema. Strepitosi gli attori, tra i quali emerge ancora una volta in maniera netta Ben Kingsley, straordinario nella parte di Georges Melies. Indimenticabili le figure di contorno, come l'ispettore della stazione (un omaggio fantastico al cinema delle origini) e il bibliotecario, e tutti i piccoli particolari che arricchiscono il film in ogni sua singola scena. Per questa sua capacità di fondere elementi dei primi anni del cinema con le tecniche più moderne, unite ad una trama fantastica, appassionante e mai vista prima, Hugo entra nella schiera dei migliori film del terzo millennio, occupando probabilmente un posto fondamentale per il futuro del cinema.
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writer58
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sabato 18 febbraio 2012
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l'automa e la luna
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Partiamo dalla fine, quando il titolare del negozio di giocattoli della stazione di Montparnasse si palesa come George Meliès, uno dei primi e più geniali registi della storia del cinema. Ex mago e illusionista, Meliès riusciva a trasporre nelle sue pellicole l'universo surreale, colorato e fantastico che ricreava nei teatri quando si esibiva nei suoi spettacoli di prestidigitazione. E' un cinema popolato da scheletri danzanti, razzi che volano sulla faccia della luna e la colpiscono in un occhio, diavoli armati di tridente e corna che spuntano dalle fauci di una fiera gigantesca,ambienti sottomarini dove improbabili pesci danzanti puntano verso un attore vestito elegantemente con un completo bianco, personaggi seduti su falci di luna e stelle comete che paiono tratte da un presepe di cartapesta.
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Partiamo dalla fine, quando il titolare del negozio di giocattoli della stazione di Montparnasse si palesa come George Meliès, uno dei primi e più geniali registi della storia del cinema. Ex mago e illusionista, Meliès riusciva a trasporre nelle sue pellicole l'universo surreale, colorato e fantastico che ricreava nei teatri quando si esibiva nei suoi spettacoli di prestidigitazione. E' un cinema popolato da scheletri danzanti, razzi che volano sulla faccia della luna e la colpiscono in un occhio, diavoli armati di tridente e corna che spuntano dalle fauci di una fiera gigantesca,ambienti sottomarini dove improbabili pesci danzanti puntano verso un attore vestito elegantemente con un completo bianco, personaggi seduti su falci di luna e stelle comete che paiono tratte da un presepe di cartapesta. E' un tripudio di forme e archetipi fantastici, di effetti speciali (Meliès inventò la dissolvenza, l'esposizione multipla, il montaggio), di colorate e dinamiche allegorie dell'inconscio.
Hugo Cabret è un bambino orfano che vive nella stazione ferroviaria e si dedica alla riparazione del grande orologio di Montparnasse. Ha ereditato da suo padre un automa la cui funzione è sconosciuta, fino a quando riesce a trovare una chiave di accesso che lo anima e lo rivela come uno degli ingegnosi congegni di Meliès. Il rapporto tra i due, inizialmente tempestoso e basato sul rifiuto da parte dell'anziano, diventerà una sorta di iniziazione spirituale per Hugo e una rinascita per il regista che, in un momento di sconforto, aveva distrutto tutte le sue opere.
"Hugo Cabret" ha l'andamento di una fiaba antica, con personaggi che sembrano usciti da una scatola di giocattoli degli anni '20: il poliziotto, la fioraia, la signora col cane, i passanti della stazione sembrano soldatini di piombo animati, che interagiscono tra di loro mediante un repertorio di possibilità limitate e prestabilite. Lo stesso rapporto tra Hugo e la figlia adottiva di Meliès appare mutuato da una favola: due minuti di diffidenza iniziale e poi una solida complicità che li porta a svelare la vera identità del giocattolaio.
Non è sul piano della trama, della verosimiglianza narrativa,tuttavia, che va cercato il punto di forza del film. "Hugo Cabret" è un omaggio alla dimensione fantastica del cinema degli esordi e dell'espressione creativa. La tecnologia 3 D esalta questa scelta, conferendo una profondità onirica persino agli ingranaggi degli orologi e dei congegni meccanici.
Sotto questo aspetto, l'ultimo film di Scorsese appare un lavoro eccellente e si discosta in modo significativo dalla produzione recente dell'autore che rappresenta, con la sua versatilità e la sua maestria, uno dei più grandi registi viventi.
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marezia
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domenica 12 febbraio 2012
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il 3d come non l'avevate mai visto...
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Difficile dire se sia emozionante o no, suggestivo o no, in una parola, se sia UN FILM A CUI LE GENERAZIONI GUARDERANNO COME UN PUNTO DI RIFERIMENTO (come è successo per "E.T.") ma una cosa è certa: LA SUA QUALITA' e in un'epoca di squallore diffuso non è poco. In un'epoca di piccoli, piccolissimi ideali veicolati in modo pomposo e a volte spocchioso oppure volgare e meschino LA DELICATEZZA E' PLATINO, NON ORO. "Hugo Cabret" (da vedere ASSOLUTAMENTE in 3D) è non solo un omaggio al Cinema e alla sua storia ma anche un tentativo di raccontare la vita intesa come ricerca del proprio posto nel mondo; come dice Hugo (un Asa Butterfield INCREDIBILE), del proprio fine, come ogni elemento dell'immenso meccanismo che è il mondo.
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Difficile dire se sia emozionante o no, suggestivo o no, in una parola, se sia UN FILM A CUI LE GENERAZIONI GUARDERANNO COME UN PUNTO DI RIFERIMENTO (come è successo per "E.T.") ma una cosa è certa: LA SUA QUALITA' e in un'epoca di squallore diffuso non è poco. In un'epoca di piccoli, piccolissimi ideali veicolati in modo pomposo e a volte spocchioso oppure volgare e meschino LA DELICATEZZA E' PLATINO, NON ORO. "Hugo Cabret" (da vedere ASSOLUTAMENTE in 3D) è non solo un omaggio al Cinema e alla sua storia ma anche un tentativo di raccontare la vita intesa come ricerca del proprio posto nel mondo; come dice Hugo (un Asa Butterfield INCREDIBILE), del proprio fine, come ogni elemento dell'immenso meccanismo che è il mondo. Ed è il COME a diventare un film nel film. UN 3D COME QUESTO vale sì un Oscar e non solo nelle sequenze in movimento ma anche in quelle in cui la dimensione fantastica del racconto se ne serve per rendere l'idea di uno slittamento verso il sublime. Si tratta di un film che ha tante componenti che lo rendono semplice e complesso allo stesso tempo, tanto da non poter essere tagliato con l'accetta, esattamente come "The Artist" che però, ed è questa la differenza, ha un'idea di fondo più unica che rara ed è per questa ASSOLUTA ORIGINALITA' che ritengo che l'Academy dovrebbe premiare IL GIOIELLO di Hazanavicius come merita. Come? Facendogli vincere TUTTO, perché TUTTO è stato pensato come un omaggio al Cinema. Un Cinema dal fascino senza età.
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hobbit-in-the-hole
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mercoledì 15 febbraio 2012
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visivamente stupendo, ma...
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Sicuramente dal punto di vista visivo è un film ottimo, che alletta lo spettatore proiettandolo in un mondo di fantasia e sogno e facendogli esplorare le meraviglie del cinema delle origini. Scorsese è riuscito perfettamente da questo punto di vista a incantare il pubblico, trasmettendo anche il suo fortissimo amore per il cinema e l'ammirazione per uno dei suoi pionieri, il leggendario Georges Méliès (nel film ottimamente interpretato da Ben Kingsley). Purtroppo tutto questo non riesce a nascondere una trama piuttosto mediocre e senza mordente: lo stesso personaggio di Hugo (che sembra saltato fuori da un romanzo di Dickens) non mi ha particolarmente colpita, nemmeno nel resto del cast ho visto interpretazioni particolarmente degne di nota (a parte quella del sopracitato Kingsley).
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Sicuramente dal punto di vista visivo è un film ottimo, che alletta lo spettatore proiettandolo in un mondo di fantasia e sogno e facendogli esplorare le meraviglie del cinema delle origini. Scorsese è riuscito perfettamente da questo punto di vista a incantare il pubblico, trasmettendo anche il suo fortissimo amore per il cinema e l'ammirazione per uno dei suoi pionieri, il leggendario Georges Méliès (nel film ottimamente interpretato da Ben Kingsley). Purtroppo tutto questo non riesce a nascondere una trama piuttosto mediocre e senza mordente: lo stesso personaggio di Hugo (che sembra saltato fuori da un romanzo di Dickens) non mi ha particolarmente colpita, nemmeno nel resto del cast ho visto interpretazioni particolarmente degne di nota (a parte quella del sopracitato Kingsley). Non mi pare in caso di criticare Scorsese per essere uscito dal suo stile per una cosa totalmente diversa: semmai mi viene da rimproverargli il fatto di aver presentato un film che aveva tutti i requisiti per essere un capolavoro e invece di avere offerto un film ben confezionato ma insipido dentro.
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m.barenghi
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lunedì 6 febbraio 2012
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...a lezione di cinema, in tutti i sensi!
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Storia magica di un ragazzino orfano di padre, che gli ha lasciato -oltre alla passione per la meccanica- un automa capace di disegnare la scena dell'atterraggio di un'astronave nell'occhio destro della luna, con tanto di firma: GEORGES MELIES. Magica è anche la scena in cui,una volta riparato l'automa e inserita la chiave d'accesso, il disegno si concretizza. La componente metalinguistica è fortissima, e numerosi gli omaggi ai grandi maestri (tutti pertinenti! A partire da un Harold Lloyd appeso all'orologio, che verrà rifilmato de novo nelle sequenze finali): si tratta in sostanza di una grandissima professione d'amore da parte di Scorsese per quel cinema che l'ha ammaliato fin da ragazzino: e non a caso di questa malia è ritenuto principale indiziato proprio Melies -interpretato qui da un Ben Kingsley ottimo come al solito-, il padre del cinema "fantastico", che non a caso fu soprannominato "l'inventore di sogni".
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Storia magica di un ragazzino orfano di padre, che gli ha lasciato -oltre alla passione per la meccanica- un automa capace di disegnare la scena dell'atterraggio di un'astronave nell'occhio destro della luna, con tanto di firma: GEORGES MELIES. Magica è anche la scena in cui,una volta riparato l'automa e inserita la chiave d'accesso, il disegno si concretizza. La componente metalinguistica è fortissima, e numerosi gli omaggi ai grandi maestri (tutti pertinenti! A partire da un Harold Lloyd appeso all'orologio, che verrà rifilmato de novo nelle sequenze finali): si tratta in sostanza di una grandissima professione d'amore da parte di Scorsese per quel cinema che l'ha ammaliato fin da ragazzino: e non a caso di questa malia è ritenuto principale indiziato proprio Melies -interpretato qui da un Ben Kingsley ottimo come al solito-, il padre del cinema "fantastico", che non a caso fu soprannominato "l'inventore di sogni". E' vero che a tratti la sceneggiatura scivola un po' nel melenso, in armonia con il timbro dickensiano della storia. Il che stona un po' con lo Scorsese che siamo abituati a frequentare. Ma la maestria del regista esplode già fin dal vertiginoso piano-sequenza iniziale, che da solo vale il prezzo del biglietto d'ingresso: si passa in continuum da un volo en plein air nel cielo di Parigi all'interno di una stazione (che è il vero teatro di posa del film, dove abita Hugo) dove la camera effettua una rapida scorribanda lungo un intero binario sopra le teste delle numerose persone che affollano il marciapiede, per decollare ancora di colpo -una volta giunti nella hall- verso le ore "4" di un enorme orologio a muro, dietro al quale si trova il faccino del protagonista, sul quale finalmente la macchina si ferma in primo piano. Come biglietto da visita non c'è male, veramente!
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giacomo j.k.
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lunedì 13 febbraio 2012
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hugo: il cinema si riscopre, dal muto al 3d
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Parigi, anni Trenta. Un giovanissimo orfano, Hugo (Asa Butterfield), vive tra i vecchi cunicoli dimenticati della stazione dei treni di Parigi-Montparnasse, dove continua il lavoro di orologiaio del padre (morto) e dello zio (ubriacone). Solo al mondo, Hugo vive di furtarelli e di un sogno: rimettere in funzione un misterioso automa umanoide sul quale stava lavorando col padre al momento della morte. Sulla sua strada, un ispettore ferroviario (Sacha Baron Cohen) che non vede l’ora di catturarlo e spedirlo in orfanotrofio (dal quale egli stesso proviene), e il proprietario del negozio di giocattoli della stazione (Ben Kingsley), che nasconde un incredibile segreto…
Martin Scorsese abbandona decisamente “quei bravi ragazzi” e si cimenta in un film per famiglie che in realtà (ovviamente) tale non è.
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Parigi, anni Trenta. Un giovanissimo orfano, Hugo (Asa Butterfield), vive tra i vecchi cunicoli dimenticati della stazione dei treni di Parigi-Montparnasse, dove continua il lavoro di orologiaio del padre (morto) e dello zio (ubriacone). Solo al mondo, Hugo vive di furtarelli e di un sogno: rimettere in funzione un misterioso automa umanoide sul quale stava lavorando col padre al momento della morte. Sulla sua strada, un ispettore ferroviario (Sacha Baron Cohen) che non vede l’ora di catturarlo e spedirlo in orfanotrofio (dal quale egli stesso proviene), e il proprietario del negozio di giocattoli della stazione (Ben Kingsley), che nasconde un incredibile segreto…
Martin Scorsese abbandona decisamente “quei bravi ragazzi” e si cimenta in un film per famiglie che in realtà (ovviamente) tale non è. O, per lo meno, non solo: ciò che Scorsese ci presenta in “Hugo” è molto di più, un vero e proprio inno alla fantasia, al sogno, al trovare la propria strada nella vita. Il che non può tradursi che in un inno al cinema, per il quale Scorsese abbandonò il seminario nel 1956, trovando decisamente la sua strada nella vita. L’ispirazione arriva dal romanzo dello scrittore americano Brian Seltznick, cui si preoccupa di dare vita sullo schermo John Logan, già nominato all’Oscar, oltre che per questo film, anche per “The aviator” e “Il gladiatore”, e sceneggiatore tra gli altri di “L’ultimo samurai” e “Rango”. I personaggi creati da Seltznick/Logan incarnano uno dei periodi meno “sognanti” del XX secolo, ovvero quello che seguì la Grande Guerra, intesa retrospettivamente come l’inizio dell’Orrore che chiuse tragicamente un’epoca fiorente di idee, speranze ed invenzioni come fu quella a cavallo tra i due secoli. Come può infatti continuare ad avere la forza di sognare un popolo che “ha visto troppa realtà”? Per questo George Mèliés, autore, regista e interprete del “Viaggio sulla luna”, pietra miliare della storia della cinematografia, e di almeno altri 500 cortometraggi, il padre del cinema come fabbrica di sogni, è di fatto morto durante quella guerra e non è ritornato che il guscio vuoto e disilluso di lui sotto le mentite spoglie di un giocattolaio; della sua produzione non è rimasto più nulla… o forse no. Quando Hugo, con l’aiuto di Isabelle (Cloe Grace Moretz), figlia adottiva proprio di “Papa George”, riuscirà a rimettere in moto l’automa, questi non gli restituirà alcun messaggio segreto del padre – come il ragazzo segretamente sperava: al contrario, inizierà a produrre una serie di disegni di fervida immaginazione nei quali Hugo riconosce alcuni fotogrammi di film che suo padre gli raccontava di aver visto da giovane… mentre Isabelle potrà confrontarli con altri assai simili ritrovati in un vecchio scatolone. I due ragazzi, con l’aiuto di un giovane cinefilo e collezionista di cimeli del regista Mèliés (Michael Stuhlbarg), decidono perciò di scommettere così sul valore dei sogni e di quello che è riuscito a fare Georges, tentando di convincerlo a lasciarsi alle spalle i rimpianti e a rimettersi sulla propria strada.
La pellicola prodotta da Scorsese (e Johnny Depp), quasi 110 anni dopo l’immaginifico “Viaggio” di Mèliés sulla Luna, con colori, Dolby Digital Surround e tre dimensioni – ovvero ciò che sembra essere agli esatti antipodi dell’opera del regista francese – invita invece a guardare all’essenza dello spettacolo cinematografico: il sogno. Si può ben dire allora che la sfida raccolta da Scorsese – a dispetto di tutti i vari gadget tecnologici che l’accompagnano, o forse proprio a causa loro – sia tutt’altro che facile, se invita a sognare proprio quell’umanità postmoderna assuefatta da spettacoli di tutti i tipi e alquanto disillusa da pluriennali crisi economiche nonché morali. Ma, d’altronde, è un periodo che il cinema fa parlare di sé soprattutto quando parla di sé e, interrogandosi, si riscopre: e così, tra “The artist” e “Hugo”, è una pioggia di 21 nomination agli Oscar del prossimo 26 febbraio. Sperando che non siano che un preludio ad altri 110 anni di sogni. Chissà che non ne abbiamo bisogno.
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osteriacinematografo
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mercoledì 8 febbraio 2012
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magico omaggio a un pioniere del cinema
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Martin Scorsese omaggia la storia del cinema con un’opera fantastica come il personaggio cui è dedicata.
Parigi, anni 30.
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Martin Scorsese omaggia la storia del cinema con un’opera fantastica come il personaggio cui è dedicata.
Parigi, anni 30. Hugo Cabret è un orfano che vive nella stazione di Montparnasse. Si occupa segretamente del funzionamento degli orologi, conosce ogni minimo recesso del luogo e scruta – imboscato dietro le quinte- i comportamenti e la routine delle persone nel modo che solo i bambini sanno .
Hugo vive per uno scopo preciso: aggiustare un automa su cui suo padre lavorava prima di morire, nella ferma convinzione che questo contenga un messaggio per lui. Nel perseguire tale fine, l’audace bambino deve confrontarsi con un misterioso e cupo giocattolaio (un sublime Ben Kingsley) che gli sottrae il taccuino paterno, con la figlia adottiva di lui, Isabelle, che diverrà sua complice, con l’Ispettore Gustav, che sarà sempre sulle sue tracce, in modo goffo ma ostinato.
Il film di Scorsese è un immane ingranaggio tecnologico le cui componenti oniriche collimano e funzionano insieme. La stazione di Montparnasse è una babilonia di personaggi eccentrici e simbolici e di percorsi che s’intersecano in un sistema concatenato; le atmosfere magiche e surreali delle architetture a vapore che si snodano fra vorticose scalinate, l’immensa biblioteca, i sotterranei e le serpeggianti rotaie rappresentano l’insieme di spiragli attraverso cui i bambini intravedono i sogni che il cinema incarna.
“Mi pace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu.” – dice Hugo ad Isabelle dietro le lancette di un orologio gigante.
Quel motivo è il motore del film, perché rappresenta una delle ruote dentate necessarie al meccanismo narrativo, che servirà poi ad azionare in successione altri ingranaggi, a rimettere in funzione una macchina da presa dimenticata, a riscoprire un geniale maestro del cinema dietro il triste giocattolaio, ad “aggiustare” il passato di Georges Meliès, un vero pioniere del cinematografo.
Hugo ed Isabelle scopriranno così lo stupore e la meraviglia delle origini cinematografiche, e in quel mondo d’immaginazione tradurranno il loro scopo.
Un amante del cinema come Martin Scorsese può permettersi un’opera simile: egli sperimenta il 3D e le virtuosità tecniche che lo stesso consente per riportare in auge colui che inventò gli effetti speciali, il capostipite del cinema fantastico – e non credo sia un caso.
La curiosità e l’ingegno di un ragazzino, e un robot, che rappresenta l’oggetto di quella curiosità, sono gli strumenti attraverso cui il regista newyorkese recupera il passato d’artista di George Meliès, parafrasando con il giusto tributo di fantasia gli avvenimenti reali: effettivamente, a cavallo degli anni 30, un giornalista di nome Leòn Druhot, direttore del Cine-Journàl, scovò George Meliès in un chiosco di dolci e giocattoli della stazione di Paris-Montparnasse, rivalutandone la figura e valorizzando il suo talento, conferendogli il ruolo di progenitore –assieme ai Lumière- di quella che rimane ancora oggi una macchina di sogni.
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maopar
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giovedì 8 marzo 2012
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la "chiave d'oro"al collo di martin scorzese....
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Sono sicuro che Martin Scorzese rimase folgorato quando ebbe fra le mani " Hugo Cabret ", il libro di Brian Selzinick vincitore della medaglia Caldecott,” l'OSCAR” del libro illustrato per ragazzi , capì che poteve diventare un Film memorabile nella storia del cinema. Infatti egli sapeva di portare al collo quella “chiave d'oro “che avrebbe azionato il meccanismo magico della“Cinepresa”dando vita alla storia.
Il premio Randolph Caldecott ,grande illustratore di racconti per ragazzi , mette in luce il libro di Brian Selzinick , narratore e disegnatore, nel quale si parla di Georg Milès, uno dei primi cineasti innamorato della magia del cinema anche lui narratore e disegnatore.
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Sono sicuro che Martin Scorzese rimase folgorato quando ebbe fra le mani " Hugo Cabret ", il libro di Brian Selzinick vincitore della medaglia Caldecott,” l'OSCAR” del libro illustrato per ragazzi , capì che poteve diventare un Film memorabile nella storia del cinema. Infatti egli sapeva di portare al collo quella “chiave d'oro “che avrebbe azionato il meccanismo magico della“Cinepresa”dando vita alla storia.
Il premio Randolph Caldecott ,grande illustratore di racconti per ragazzi , mette in luce il libro di Brian Selzinick , narratore e disegnatore, nel quale si parla di Georg Milès, uno dei primi cineasti innamorato della magia del cinema anche lui narratore e disegnatore.Quest'ultimo nel racconto affida ad un" automa" la trasmissione ai posteri dei disegni che costituiscono i fotogrammi dei suoi film.
Un romanzo nel romanzo , La chiave è da sempre al collo del Maestro Scorzese , finalmente è giunto il momento di utilizzare la tecnica 3D che avrebbe reso meglio la dimensionalità di una Narrazione Fiabesca , per questo che è molto più che un romanzo per ragazzi.
La “folgorazione “ deriva dalla certezza di saper far scaturire tutta la Magia emotiva colta nel libro,senza perderne il fascino della ricca illustrazione.
E' il Regista che ha la" chiave del cuore" per azionare la macchina da ripresa,i tecnici possono riparare quest'ultima, mantenerla in funzione tenerla pronta per il prossimo
Ciak.Mentre“Papà George” vive nel suo chiosco, immobilizzato in una posa d'attesa come il suo automa da quando gli ha affidato le memorie delle sue fantasie, trascorre il Tempo che viene scandito inesorabilmente da giganteschi pendoli che fendono lo spazio 3D azionati da meccanismi,ingranaggi e rotori che sembrano schiacciare gli spettatori. Solo la leggerezza e l' agilità della gioventù fa sì che ci si possa muovere liberi e veloci in questo mostruoso ingranaggio trovandoci addirittura casa.
E' la voglia del sapere dei giovani , per desiderio di conoscenza e per amore filiale, contro tutte le avversità della vita , che porta alla scoperta della gioia di vivere . Creare storie fantastiche immaginando di farle viverle realmente è, come per tutti quelli che lo hanno già fatto, l'eterna giovinezza e sarà per tutti quelli che lo vorranno basta che possiedano una"chiave d'oro" che ciondoli sul cuore.
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fabian t.
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martedì 14 febbraio 2012
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sorprendente intuizione
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Com'è strano poter vedere un film di questo tipo nella marea di prodotti commerciali e fracassoni di oggi, semplicemente gustando una storia semplice e meravigliosa, come le storie di una volta. Scorsese ha la felice intuizione non solo di ispirarsi al bel libro di Brian Selznick (fatto di disegni in sequenze e testo narrativo) quanto soprattutto di ritornare alle origini della settima arte e riproporre la straordinaria esperienza di quell'eccezionale mago del Cinema che fu George Melies. A tal proposito il regista ci propone brevi ma succulenti citazioni, da Harold Lloyd appeso alle lancette dell'orologio alle primissime sequenze cinematografiche degli stessi fratelli Lumiere.
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Com'è strano poter vedere un film di questo tipo nella marea di prodotti commerciali e fracassoni di oggi, semplicemente gustando una storia semplice e meravigliosa, come le storie di una volta. Scorsese ha la felice intuizione non solo di ispirarsi al bel libro di Brian Selznick (fatto di disegni in sequenze e testo narrativo) quanto soprattutto di ritornare alle origini della settima arte e riproporre la straordinaria esperienza di quell'eccezionale mago del Cinema che fu George Melies. A tal proposito il regista ci propone brevi ma succulenti citazioni, da Harold Lloyd appeso alle lancette dell'orologio alle primissime sequenze cinematografiche degli stessi fratelli Lumiere. In fondo, diciamolo, la sceneggiatura si svolge senza grandi sorprese e prosegue più per il puro gusto visivo che per l'intreccio narrativo. (Ottimo lavoro quello dello scenografo Dante Ferretti e degli stessi attori.) Ma la vera punta di diamante e l'emozione più straordinaria, per gli appassionati della storia del Cinema come me, è il poter vedere sul grande schermo le fantastiche sequenze originali dei film di Melies, grande dispensatore e creatore di sogni. Una sorta di suggestiva videoarcheologia che - a mio avviso - vale da solo la visione del film.
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il critico
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sabato 11 febbraio 2012
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hugo cabret
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Hugo Cabret è uno di quei film destinati a rimanere impressi nella tua testa.La storia,abbastanza semplice,racconta la storia dell'orfano Hugo che "lavora" presso una stazione ferroviaria e cerca disperatamente di riparare un qualcosa (non mi ricordo il nome dell'oggetto!) per scoprire dei segreti del papà deceduto anni prima,ovviamente qualcosa scoprirà ma da qui non vi rovino la sorpresa!.Beh se il lavoro dei critici professionali o meno (come nel mio caso) sarebbe quello di catagolare ciò che non va in una produzione per Hugo Cabret il lavoro durerebbe molto poco,l'unica peccha grossolana è che la pellicola tarda un po' a decollare risultando quasi noioso nella prima metà del film ma per fortuna le cose cambiano rapidamente.
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Hugo Cabret è uno di quei film destinati a rimanere impressi nella tua testa.La storia,abbastanza semplice,racconta la storia dell'orfano Hugo che "lavora" presso una stazione ferroviaria e cerca disperatamente di riparare un qualcosa (non mi ricordo il nome dell'oggetto!) per scoprire dei segreti del papà deceduto anni prima,ovviamente qualcosa scoprirà ma da qui non vi rovino la sorpresa!.Beh se il lavoro dei critici professionali o meno (come nel mio caso) sarebbe quello di catagolare ciò che non va in una produzione per Hugo Cabret il lavoro durerebbe molto poco,l'unica peccha grossolana è che la pellicola tarda un po' a decollare risultando quasi noioso nella prima metà del film ma per fortuna le cose cambiano rapidamente.Tutto il resto è molto buono a partire dalla regia,dalla fotografia ma soprattutto dalle scenografie.Gli attori sono stati bravi sia i piccoli che i grandi e il 3D veramente parte integrale del film.In conclusione Hugo Cabret è un vero e proprio omaggio al cinema di Martin Scorsese davvero bello ed a tratti toccante,consigliato specialmente se sei un appassionato di quest'arte, ma se in un film voi cercate solo azione ed esplosioni avete COMPLETAMENTE sbagliato strada.Davvero bello e ben fatto,consigliato.
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