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Hugo Cabret, Scorsese per i bambini

Un 3D che lascia di stucco.
di Ilaria Ravarino

In foto Asa Butterfield, il giovane interprete di Hugo Cabret, al Festival di Roma.
Asa Butterfield (23 anni) 1 aprile 1997, Londra (Gran Bretagna) - Ariete. Interpreta Hugo Cabret nel film di Martin Scorsese Hugo Cabret.

martedì 1 novembre 2011 - Incontri

Un 3D che lascia di stucco: il genio di Martin Scorsese si cimenta per la prima volta con una storia per bambini, ed è «come scoprire il cinema nuovamente». In videomessaggio al Festival del film di Roma per accompagnare la visione dei primi minuti di Hugo Cabret (quattro minuti, un backstage e il trailer), Scorsese ha definito il suo primo 3d, al cinema dal 3 febbraio, come «un'avventura eccitante, toccante, divertente, una sorta di festa per un film nato da un bellissimo libro per giovani e adulti». Tratto dal romanzo "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret" dello scrittore e nipote d'arte Brian Selznick, al festival con il giovane protagonista 14enne Asa Butterfield, il film racconta una storia che sarebbe piaciuta anche allo Spielberg degli anni '80: quella di un bambino che, rimasto orfano nella Parigi dei primi anni del secolo, cerca di scoprire un segreto legato alla vita di suo padre attraverso il faticoso restauro di un automa meccanico. Atmosfere steampunk, riferimenti alla storia del disegno e del cinematografo, omaggi al cinema e soprattutto a quello di Méliès, il cui Viaggio nella luna del 1902 è stato proiettato in versione restaurata a conclusione dell'incontro in Auditorium: «Dentro a questa storia c'è Dickens, Truffaut, Méliès - ha detto Selznick, rampollo di una delle più antiche famiglie del cinema hollywoodiano – ma anche Jules Verne e Jean Vigo».

Come è nata l'idea alla base di film e romanzo?
Selznik: L'idea mi è venuta dopo aver saputo che Georges Méliès, che insieme ai fratelli Lumiére è il padre del cinema, aveva una collezione di automi che alla sua morte sono stati buttati via. Lo spunto principale era quello di un bambino che trova i pezzi di un automa e cerca di metterli insieme, poi il racconto si è trasformato naturalmente in una sequenza di immagini... quasi cinematografiche, già sulla carta.

Si è ispirato a qualche opera letteraria, a un fumetto magari?
S: L'ispirazione è multipla: graphic novel, album illustrati, fumetti e cinema. Le influenze letterarie maggiori sono arrivate da Truffaut, Jean Vigo, Dickens... mi sono sempre piaciuti i libri con storie di orfani: al centro della storia c'è un bambino senza genitori e tutta la linea narrativa è definita da lui.

Scrivere storie per i bambini di oggi è più difficile che un tempo?
S: Di certo la letteratura per ragazzi si è trasformata negli anni. È cambiato il modo di scrivere e di fruire il libro, è mutato anche il supporto: nel mondo dell'editoria c'è grande attenzione agli i-book, che personalmente io non amo. Ma fino a qualche anno fa una storia come questa non sarebbe mai potuta diventare un best seller: i bambini di oggi hanno un'immaginazione alimentata dalla tecnologia che li circonda, allenata dai film in 3d e dai videogiochi, e non fanno fatica a seguire una storia che ha a che fare con macchine e automi, anche se è ambientata nel 1931, al tempo dell'avvento del sonoro al cinema.

C'è qualcosa di autobiografico nella storia?
S: Da bambino ero frustrato perché avevo capacità artistiche ma non manuali, e forse per questo al mio protagonista, Hugo, ho voluto assegnare proprio un talento manuale, legato alla tradizione di una famiglia di orologiai. E poi la morte di mio padre è avvenuta poco prima che iniziassi il libro. La cosa ha pesato, credo, sulla figura del padre di Hugo: all'inizio lo avevo immaginato cattivo, poi ne ho cambiato il carattere. E alla fine ho deciso che doveva morire, perché la storia prendesse corpo.

Com'è stato lavorare con Scorsese?
S: All'inizio ero letteralmente terrorizzato, ma mi è bastato incontrarlo nel suo ufficio e parlarci per un'ora per tranquillizzarmi. Sono orgoglioso del lavoro che ha fatto sul mio libro. Stare sul set è stata un'esperienza incredibile. Ho visto le mie pagine prendere vita e diventare qualcosa di diverso: un'opera d'arte, firmata da uno dei più grandi maestri del cinema.

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