Pietro

Un film di Daniele Gaglianone. Con Pietro Casella, Francesco Lattarulo, Fabrizio Nicastro, Giuseppe Mattia, Diego Canteri.
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Drammatico, durata 80 min. - Italia 2010. - Lucky Red uscita venerdì 20 agosto 2010. MYMONETRO Pietro * * * - - valutazione media: 3,00 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,00/5
MYMONETRO©
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * - -
 pubblico * * - - -
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Pietro è un film indipendente girato in 12 giorni e costato appena 120 mila euro
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primo piano
Un coraggioso Daniele Gaglianone firma un interessante film di denuncia sociale
Giancarlo Zappoli     * * * 1/2 -

Pietro vive in un quartiere periferico di Torino. Abita con il fratello tossicodipendente Francesco nell'appartamento fatiscente lasciato loro in eredità dai genitori. Pietro si guadagna da vivere distribuendo volantini e il suo leggero ritardo mentale lo mette al centro dell'irrisione degli amici del fratello per i quali si esibisce in imitazioni surreali. Un giorno Pietro conosce una ragazza che è stata assunta per fare il suo stesso lavoro e qualcosa nella sua vita sembrerebbe cambiare.
Daniele Gaglianone è uno dei pochi registi davvero coraggiosi del nostro cinema perché crede in ciò che fa e fa ciò in cui crede. Questo suo nuovo lungometraggio è stato girato in meno di due settimane ma non ha nulla da invidiare a produzioni con ben altri budget. Il motivo sta nella com-passione (nell'accezione positiva e latina del termine) che prova verso gli ultimi e che lo spinge a fare un cinema del tutto scevro da un pietismo di occasione. Tanto da spingerlo a interrogarci sin dalla prima sequenza in un film suddiviso in capitoli (come il “Michele Strogoff” che per Pietro diviene un punto di ancoraggio). Siamo su un vagone della metropolitana insieme al protagonista che, pur soffrendo per l'aggressione a un barbone da parte di un gruppo di ragazzi e ragazze ben vestiti, non ha la forza per intervenire e si rifugia alla prima fermata nella carrozza adiacente. Cosa faremmo noi che non abbiamo addosso il peso di una vita che si muove dal niente al niente senza alcun orizzonte davanti come quella di Pietro? Forse ci comporteremmo allo stesso modo.
Gaglianone non cade però nella trappola della descrizione del fool che alla fine si rivela più saggio dei cosiddetti sani. Semmai ci mette di fronte a una società in cui la pietà sembra essere morta senza alcuna possibilità di resurrezione e in cui pare esserci uno spasmodico bisogno non solo di provare un piacere solipsistico ma di avere sempre a disposizione qualcuno da umiliare per potersi sentire superiori.
Accompagniamo Pietro passo dopo passo, fermata dopo fermata, auto dopo auto nei cui tergicristalli infilare i volantini, in una Via Crucis quotidiana in cui nessuno (o quasi) è disposto a fermarsi ad ascoltare l'altro veramente. Ecco allora gli improvvisi silenzi della colonna sonora che creano vuoti in cui cercare rifugio da una società in cui la dissonanza diventa la norma. Nell'attesa di potersi un giorno ‘dire' senza più angoscia e a cuore aperto. Sperando che qualcuno, al di là dello schermo, raccolga il messaggio.

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Premi e nomination Pietro

premi
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Nastri d'Argento
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Un grande film

domenica 22 agosto 2010 di Alin0

Come dice Zappoli, il regista non potrebbe essere più duro e coraggioso di così nel descrivere la drammatica vicenda di Pietro. La vita del protagonista è stretta tra le sue difficoltà personali, con un lieve handicap e un ambiente sociale miserabile, gretto e claustrofobico, nel quale non può sfuggire alle sfottiture ed alla invadenza del fratello e degli amici di lui, ad un datore di lavoro crudele, ad una vita grigia, ripetitiva e solitaria. La sua continua »

* * - - -

Pietro, il riccio

giovedì 2 settembre 2010 di giovannispada

Secondo il Buddismo, il dolore è inseparabile dall'esistenza, ma era il VI secolo a.c. e i persiani dominavano l'India. Ora nel 21 secolo d.c. un regista torinese gira questo lungometraggio. Un lavoro  eccessivo dove nessuno sfugge al proprio destino di dolore. Parallelamente una giovane autrice di cortometraggi, Mona Achache, dirige IL RICCIO, un ricerca del senso della vita e della dignità davanti alla morte. Grandi temi, giovani registi, due scuole agli antipodi !! continua »

NikiNiki
Pietro per venire qua ho rinunciato ad una ficcata sicura...una ficcata LAIDA!!!
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BIZ

Un duro noir sociale firmato Gaglianone

di Boris Sollazzo Liberazione

Dodici giorni, poco più di 100.000 euro di budget (il film è praticamente autoprodotto dalla troupe), due mesi di prove e l'ingiustizia di un solo piccolo premio, della giuria giovane, a Locarno. Pietro non ha avuto, e probabilmente non ha tuttora, vita facile, come già il suo regista Daniele Gaglianone a cui non è bastato il talento per entrare nel giro che conta. «Troppo radicale», gli hanno sempre detto, o meglio rinfacciato, e così dopo l'ottimo I nostri anni e il buono, ma discontinuo, Nemmeno il destino, non gli è stato concesso, a lungo, di ricominciare da tre. »

Quel mondo vuoto volgare e spento intorno a «Pietro»

di Antonello Catacchio Il Manifesto

Non c'è bisogno di tirare in ballo la politica, di mostrare l'invadenza televisiva, di costruire storie mirabolanti per raccontare il nostro paese. Basta avere sensibilità nel cuore e nello sguardo. Nasce così la storia e il film, Pietro. L'undici luglio 1982 a Madrid l'Italia vinceva i mondiali di calcio. Scatenando fantastici festeggiamenti in patria. A farne involontariamente le spese la famiglia Casetta, imbottigliata nella ricerca di un ospedale dove far nascere Pietro. Che finalmente nasce, ma in ritardo, un ritardo che lo segna per tutta la vita. »

I dolori di "Pietro", le ferite dell'Italia

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Ci sono film che urlano disperatamente la loro diversità ma acquistano il loro senso solo visti nel quadro generale. È il caso di Pietro, terza regia di Gaglianone dopo I nostri anni e Nemmeno il destino, così orgogliosamente radicale che rischia di suonare programmatico e dimostrativo più che vero e sconvolgente. Emarginato e lievemente ritardato, Pietro è un giovane torinese che sgobba per mantenere il fratello tossicomane e subisce le angherie di lui e del suo gruppo di orridi amici, dei quali si guadagna la compiacenza facendo il buffone (l'attore, sensazionale, si chiama Pietro Casella, membro con Francesco Lattarulo e Fabrizio Nicastro, il fratello e il pusher nel film, del gruppo di cabaret Senso d'oppio). »

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