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mikelangelo
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sabato 28 marzo 2009
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la tragicomica morte dell'american dreams
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Sono passati ben dieci anni da quando questo film faceva incetta di premi Oscar al Kodak Theatre, nella notte più calda di Los Angeles. E se è vero che il capolavoro può essere dichiarato tale se e solo se non viene scalfito dall'incedere inesorabile del tempo, allora dobbiamo ammettere che American Beauty è un autentico capolavoro. Il regista Sam Mendes non poteva avere un esordio più fulgido. Dopo una decade, pubblico e critica hanno ancora in mente soprattutto il vivido ricordo della sua magnifica opera prima. Una storia di ordinaria follia americana, una tragedia dei tempi moderni, una commedia grottesca sulla natura umana, un saggio sulla nullità dei costumi borghesi, una satira sul perbenismo sfrenato.
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Sono passati ben dieci anni da quando questo film faceva incetta di premi Oscar al Kodak Theatre, nella notte più calda di Los Angeles. E se è vero che il capolavoro può essere dichiarato tale se e solo se non viene scalfito dall'incedere inesorabile del tempo, allora dobbiamo ammettere che American Beauty è un autentico capolavoro. Il regista Sam Mendes non poteva avere un esordio più fulgido. Dopo una decade, pubblico e critica hanno ancora in mente soprattutto il vivido ricordo della sua magnifica opera prima. Una storia di ordinaria follia americana, una tragedia dei tempi moderni, una commedia grottesca sulla natura umana, un saggio sulla nullità dei costumi borghesi, una satira sul perbenismo sfrenato. In una sola definizione: l'American Dream fatto a pezzi, ucciso, sparato alla testa proprio nel finale, con il sangue che schizza contro la parete bianca simbolo di una purezza mancata. Ed è proprio quel che accade al protagonista, che proprio all'inizio del film ci dice che in meno di un anno la sua miserabile vita finirà. Forse il debito con Viale del Tramonto di Billy Wilder è piuttosto alto, ma questo importa solo in parte. Dopo averci anticipato la fine del film, vediamo il nostro eroe Lester Burnham impegnato nella doccia di casa a compiere un atto che poco si confà al rigido perbenismo della consorte, agente immobiliare, il cui sogno più grande è quello di proiettare un'immagine di successo. Al contrario, Lester appare agli occhi della figlia e della moglie, come un miserabile fallito. La sua vita lavorativa è un fiasco, quella sessuale anche peggio. A dare uno scossone violento alla sua inutile esistenza è l'infatuazione per un'amica della figlia, Angela, il tipo di ragazza che Vladimir Nabokov chiamerebbe ninfetta. Ora il sogno di Lester è quello di fare un bagno in una vasca di rose, con quella ragazza dannatamente sensuale. Grazie a lei vive una seconda giovinezza: canne, ginnastica e Pink Floyd. Alla fine, quando finalmente sembra essere guarito dal mal di vivere e dall'infatuazione per Angela, muore. Si potrebbe dire un finale scontato (visto che il protagonista lo anticipa nel primo minuto), in questi casi però l'importante è il come si arriva alla fine, insieme bizzarra, violenta, grottesca, e stranamente tragica. Forse, la parte più bella del film è proprio l'ultima mezz'ora, dove le azioni che i personaggi hanno compiuto nel corso della storia, ricadono ineluttabili, colpendoli (oltre che alla testa) anche al cuore. Carolyn Burnham che si dispera per la morte del fin troppo odiato marito, suscita nello spettatore una pena infinita. La stessa pena, in maniera diversa, la suscitano in fondo tutti gli altri personaggi. Tutti (a parte il protagonista) si nascondono dietro una maschera pirandelliana creata dalla paura, dall'ipocrisia dai falsi valori di una società puritana, che come quella americana, vorrebbe rappresentare sempre il contrario di quel che è veramente. I due esempi più fulgidi potrebbero essere Angela e il colonnello Fitts, il marine nazista, omofobo, ma anche latente omosessuale. La visione pessimistica della condizione umana che si evince dal film, è però compensata dalla bellezza che c'è nel mondo. Anche una semplice busta di plastica mossa dal vento (simile alla piuma di Forrest Gump?) può diventare un simbolo di bellezza struggente e assoluta. E' questo il messaggio più importante che ci dà American Beauty, sono questi gli ultimi pensieri di un uomo ammazzato dal sogno americano.
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stefano
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mercoledì 18 gennaio 2006
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guarda da vicino...
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I Burnham sono una famiglia apparentemente tranquilla: sono sposati da diversi anni, vivono in una bellissima casa e hanno una figlia adolescente. A guardarli dall’esterno, sembra che abbiano tutti i motivi per essere felici: ma basterebbe osservarli più da vicino, oltre l’impeccabile superficie di rispettabilità borghese, per scoprire la solitudine e la quieta disperazione che fa parte delle loro vite. Lesther, un padre di famiglia quarantenne, è un uomo insoddisfatto del proprio lavoro e dal rapporto con i suoi familiari, incapace ormai di provare qualunque vera emozione; sua moglie Carolyn, un’agente immobiliare, si sforza di mostrarsi soddisfatta e appagata, quando in realtà nasconde dentro di sé un enorme senso di infelicità; e la loro figlia Jane è una ragazza triste e insicura, che non riesce a comunicare con i propri genitori e si sente tremendemente a disagio con se stessa.
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I Burnham sono una famiglia apparentemente tranquilla: sono sposati da diversi anni, vivono in una bellissima casa e hanno una figlia adolescente. A guardarli dall’esterno, sembra che abbiano tutti i motivi per essere felici: ma basterebbe osservarli più da vicino, oltre l’impeccabile superficie di rispettabilità borghese, per scoprire la solitudine e la quieta disperazione che fa parte delle loro vite. Lesther, un padre di famiglia quarantenne, è un uomo insoddisfatto del proprio lavoro e dal rapporto con i suoi familiari, incapace ormai di provare qualunque vera emozione; sua moglie Carolyn, un’agente immobiliare, si sforza di mostrarsi soddisfatta e appagata, quando in realtà nasconde dentro di sé un enorme senso di infelicità; e la loro figlia Jane è una ragazza triste e insicura, che non riesce a comunicare con i propri genitori e si sente tremendemente a disagio con se stessa. È questo lo scenario all’interno del quale si muovono le vicende di “American beauty”, straordinario film d’esordio del regista Sam Mendes, uno dei più sorprendenti e spiazzanti capolavori che il cinema americano ci abbia regalato negli ultimi anni. Attraverso gli occhi dei suoi protagonisti, persone come tante imprigionate in un’esistenza che li costringe a soffocare le proprie frustrazioni e a fingere una felicità artificiale quanto illusoria, il film traccia un ritratto ironico e inquietante della moderna società americana. Non è la prima volta che il cinema Usa analizza il malessere della famiglia borghese: l’aveva già fatto in passato con “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, “Gente comune” e “La guerra dei Roses”. Ma questa volta Sam Mendes ha scelto di miscelare gli ingredienti del dramma e della commedia, grazie anche a una sceneggiatura lucida e impietosa che alterna un cinico humor nero a momenti di autentico pathos. Il risultato è una pellicola originale e coinvolgente, premiata con 5 Oscar (film, regia, attore, sceneggiatura, fotografia), di grande impatto visivo (eccezionale l’uso simbolico della luce e dei colori) e dotata di una magnifica squadra di attori, in particolare i due bravissimi protagonisti. Sensazionale Kevin Spacey nel ruolo di Lester, voce narrante del film proprio come William Holden in “Viale del tramonto”, con il suo sorriso ghignante e ironico che non ha timore di svelare le falsità e le ipocrisie della vita propria e di quella degli altri. Non gli è da meno una strepitosa Annette Bening, donna in carriera che con le sue nevrosi strappa più di una risata; la scena in cui, rimasta sola in una grande casa vuota, depone finalmente la sua maschera e scoppia in un pianto doloroso e disperato, è uno dei momenti più intensi e strazianti del film.
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[+] ottima recensione
(di cinetica)
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noodles87
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domenica 25 marzo 2007
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la bellezza fatta film
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Una perla che rimarrà nel firmamento dei capolavori.Un film che ti riempie e ti fa apprezzare quanto di bello può esistere nel mondo.Una interpretazione magnifica di Spacey esalta un film già splendido.La colonna sonora, bellissima, fa da contorno(e che contorno...)allo scorrere di una storia che avvolge e che ti porta verso un finale tutto da gustare, con la reale convinzione di aver assistito a qualcosa di straordinario. Voto:9
[+] scusa noodles (ma è dal film d sergio leone?)
(di francy)
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henry
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lunedì 28 maggio 2007
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un ritratto...dipinto di follia borghese
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Il furbo Mendes propone una lunga serie di problemi in cui buona parte della middle-class può grossomodo identificarsi. Se da un lato la regia tende a perdersi in facili virtuosismi di stile (Angela nuda ricoperta di petali rosa, il filmino del sacchetto di plastica mosso dal vento, le sequenze immaginarie al ralenti tra Lester e Angela), dall'altro lato Mendes rivela una sorprendente capacità di racconto e una notevole abilità nel cogliere lo spirito dei tempi (la voglia di fuga dalla routine borghese, il ruolo del lavoro -massacrante per lei, troppo poco stimolante per lui-, matrimoni in crisi, conflitti generazionali, ragazzine trasgressive solo a parole, angoscia esistenziale....) senza mai condannare o bacchettare i suoi personaggi.
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Il furbo Mendes propone una lunga serie di problemi in cui buona parte della middle-class può grossomodo identificarsi. Se da un lato la regia tende a perdersi in facili virtuosismi di stile (Angela nuda ricoperta di petali rosa, il filmino del sacchetto di plastica mosso dal vento, le sequenze immaginarie al ralenti tra Lester e Angela), dall'altro lato Mendes rivela una sorprendente capacità di racconto e una notevole abilità nel cogliere lo spirito dei tempi (la voglia di fuga dalla routine borghese, il ruolo del lavoro -massacrante per lei, troppo poco stimolante per lui-, matrimoni in crisi, conflitti generazionali, ragazzine trasgressive solo a parole, angoscia esistenziale....) senza mai condannare o bacchettare i suoi personaggi. Inoltre assistiamo non solo a un'ottima direzione di attori (qui Spacey non è bravo, è formidabile!) ma anche a una riflessione tutt'altro che banale sul ruolo pirandelliano maschera-volto: chi, come Lester, decide di strapparsi la maschera impostagli dalla società diventa libero di conoscere se stesso, ma il prezzo da pagare è altissimo. L'attenzione si mantiene viva per tutta la durata della pellicola e bisogna essere delle pietre per non appassionarsi un minimo. 5 oscar (meritati). Da non perdere.
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pattie
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domenica 21 novembre 2010
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come una bruciatura
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Carrellata di follia contemporanea dove nessuno è felice, nessuno è come sembra e nessuno ha chiaro quali siano o per lo meno quale dovrebbero essere le proprie priorità:
-ragazzine insicure che millantano esperienze sessuali (nascondendo la verginità come un disonore) perché pensano che il proprio ruolo sia necessariamente fare le "facili" e quindi trovare un posto in questo mondo di adulti malati e deviati che cercano i propri sogni giovanili (traditi dalla loro inutile vita) tra le gambe di una minorenne.
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Carrellata di follia contemporanea dove nessuno è felice, nessuno è come sembra e nessuno ha chiaro quali siano o per lo meno quale dovrebbero essere le proprie priorità:
-ragazzine insicure che millantano esperienze sessuali (nascondendo la verginità come un disonore) perché pensano che il proprio ruolo sia necessariamente fare le "facili" e quindi trovare un posto in questo mondo di adulti malati e deviati che cercano i propri sogni giovanili (traditi dalla loro inutile vita) tra le gambe di una minorenne...niente di più attuale;
-moralisti integralisti con l'aggravante della violenza e dei trascorsi militari che annichiliscono la moglie, spingono i figli alla tossicodipendenza, insultano il prossimo sputando gratuite sentenze sulla normalissima e sanissima condotta morale dei gay, per frustrare la propria omosessualità, tanto più inconfessabile quanto prepotentemente pressante e vera;
-donne orribili che hanno rimpiazzato i veri valori della vita con il valore delle cose che possiedono, pronte a fingere pateticamente (anche a se stesse) di essere felici, come protagoniste di una fiction tv allucinante dove conta solo ciò che appare;
-figli ingrati ed egoisti, disorientati dall'assenza di valori e modelli che però hanno ben capito che possono giustificare tutto il marcio che sono e che inevitabilmente diverranno con l'alibi dell'infanzia difficile e dei genitori assenti, non sono i peggiori ma lo diverranno, smidollati e irresponsabili quali sono, non riescono a provare affetto neppure per se stessi;
-pedofili frustrati e mortificati dalle relazioni che non sono riusciti a costruire: niente amici, amori, figli o donne vere (e non bambine)...solo noia, irritazione, insoddisfazione.
Paradossalmente quest'ultima categoria che aveva catalizzato da subito la mia antipatia alla fine viene fuori come la migliore, la più sana, quella che disperatamente cerca di riprendere in mano le redini della propria vita...non senza un lampo di correttezza e delicatezza, nei confronti di una "sciroccata" che cerca la propria personalità (totalmente assente) nelle brame di un uomo per lei vecchio e sbagliato su tutti i fronti.
La morte forse giunge come una liberazione da questa vita infame e triste oltre ogni limite.
Ottima l'interpretazione del cast di eccellenti attori, splendida la sceneggiatura, superba la fotografia.
Film indimenticabile che lascia un segno nell'anima come una bruciatura.
Da vedere assolutamente...ma quando non ci si sente fragili.
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andy11
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domenica 15 novembre 2009
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in una sola parola: capolavoro
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"Mi chiamo Lesther Burnham. Questo è il mio quartiere. Questa è la mia strada. Questa è la mia vita. Ho 42 anni. Fra meno di un anno sarò morto". Sono queste le prime parole di Lesther, protagonista e al contempo voce narrante, interpretato da un eccezionale Kevin Spacey, che entra ottimamente nella parte di un uomo tutt'altro che felice del proprio lavoro e della propria vita matrimoniale. La moglie Carolyn è un'agente immobiliare bramosa di successo. La sua carriera ha la priorità su tutto e su tutti. I coniugi hanno una figlia di nome Jane, tipica adolescente piena di rabbia verso tutti, che considera il padre un immaturo incapace di incarnare la figura di genitore. La sua amicizia con una graziosa ragazza, Angela, e l'arrivo della famiglia Fitts nella casa accanto a quella dei Burnham sono gli eventi che incideranno fortemente sul destino di Lesther e della sua famiglia.
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"Mi chiamo Lesther Burnham. Questo è il mio quartiere. Questa è la mia strada. Questa è la mia vita. Ho 42 anni. Fra meno di un anno sarò morto". Sono queste le prime parole di Lesther, protagonista e al contempo voce narrante, interpretato da un eccezionale Kevin Spacey, che entra ottimamente nella parte di un uomo tutt'altro che felice del proprio lavoro e della propria vita matrimoniale. La moglie Carolyn è un'agente immobiliare bramosa di successo. La sua carriera ha la priorità su tutto e su tutti. I coniugi hanno una figlia di nome Jane, tipica adolescente piena di rabbia verso tutti, che considera il padre un immaturo incapace di incarnare la figura di genitore. La sua amicizia con una graziosa ragazza, Angela, e l'arrivo della famiglia Fitts nella casa accanto a quella dei Burnham sono gli eventi che incideranno fortemente sul destino di Lesther e della sua famiglia. Sam Mendes riesce sapientemente nell'intento di combinare l'umorisomo con la drammaticità, rendendo il film unico nel suo genere. American Beauty ottenne 5 (meritatissimi) Premi Oscar tra cui quello di miglior film e quello di miglior attore protagonista a Kevin Spacey. Capolavoro del cinema.
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[+] e bravo...
(di mr.cinema)
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gianly
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venerdì 25 settembre 2009
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spiazzante capolavoro di sam mendes
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L'inizio con il monologo di Lester (KEVIN SPACEY) con la telecamera a scendere sul quartiere, ci informa che tra meno di un anno sarà morto. Lester ci viene presentato in maniera scanzonata e ironica sulle notte di "Dead Already" ma non abbiamo minimanente idea di quello che ci aspetta. Forse è lecito chiedersi: cosa ci può offrire un film quando sappiamo già che il protagonista morira? L'effetto di curiosità sulla storia e sul personaggio prende subito il sopravvento, si percepisce subito una certa freschezza...il giovane SAM MENDES alla prima regia, e ALAN BALL alla prima sceneggiatura in un film (entrambi premiati con l'oscar) hanno fatto subito centro con una storia forte, spiazzante, che sa colpire e toccare lo spettatore.
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L'inizio con il monologo di Lester (KEVIN SPACEY) con la telecamera a scendere sul quartiere, ci informa che tra meno di un anno sarà morto. Lester ci viene presentato in maniera scanzonata e ironica sulle notte di "Dead Already" ma non abbiamo minimanente idea di quello che ci aspetta. Forse è lecito chiedersi: cosa ci può offrire un film quando sappiamo già che il protagonista morira? L'effetto di curiosità sulla storia e sul personaggio prende subito il sopravvento, si percepisce subito una certa freschezza...il giovane SAM MENDES alla prima regia, e ALAN BALL alla prima sceneggiatura in un film (entrambi premiati con l'oscar) hanno fatto subito centro con una storia forte, spiazzante, che sa colpire e toccare lo spettatore. Da una parte la freschezza viene contrapposta dall'esperienza e la capacità di CONRAD L.HALL di offrirci una fotografia sopraffina con le atmosfere che riesce a creare in alcune riprese ad effetto, unita alla colonna sonora avvolgente e "onirica" di THOMAS NEWMAN. Si assiste alla situazione di Lester in maniera distaccata quasi divertiti, vengono introdotti diversi personaggi ma dal momento che in Lester scocca la scintilla e si invaghisce di Angela (MENA SUVARI)l'amica della figlia Jane(THORA BIRCH), ecco le cose iniziare a cambiare...l'evoluzione dei personaggi comincia farci capire che quello che credavamo non è la realtà delle cose, Lester subisce un cambiamento, ma con lui anche chi gli sta intorno sta cambiando ai nostri occhi, compresa la moglie caroline (ANETTE BENING) accecata dal lavoro e dall successo, e i misteriosi vicini di casa, la famiglia Fitts. La differenza è che se lui lo manifesta apertamente, nel resto la realtà è mascherata e scoperta un pò alla volta, non abbiamo il tempo di comprendere le azioni di Lester che rimaniamo turbati da tutto quello che lo circonda. Se inizialmente appare come l'uomo un pò buffo e insoddisfatto della propria vita, diventa poi il personaggio a cui rimaniamo legati...che ci da un senso di speranza, l'essere se stessi fino in fondo fregandosene di quello che la società, la gente e i media impongono. Sublime!
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ivan91
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giovedì 19 novembre 2009
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la famiglia americana
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Vincitore di 5 premi oscar nel 2000 compreso quello come miglior film e miglior attore protagonista(kevin spacey), questo film capolavoro di Sam Mendes e una forte denuncia contro la famiglia borghese americana che vive nel falso perbenismo, viene desrittta una famiglia che se la guardi all' esterno sembra una famiglia apparentemente normale, ma se guardi da "vicino" appunto questa e piena di problemi, infatti questi membri vivino una esistenza piatta e vuota colmata da beni materiali,l'unico che sembra ribellarsi a questa condizione è il nostro mitico Kevin Spacey che attratto dalla compagna di scuola della figlia, cambia le sue abitudini di vita farà di tutto per attirare l'attenzione della ragazza, lester infatti scopre un lato più bello della vita e tutto gli sembra più facile si licenzia perche stanco del suo lavoro, incomincia a fare abuso di droga, fa palestra tutto questo però lo pagherà a caro prezzo.
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Vincitore di 5 premi oscar nel 2000 compreso quello come miglior film e miglior attore protagonista(kevin spacey), questo film capolavoro di Sam Mendes e una forte denuncia contro la famiglia borghese americana che vive nel falso perbenismo, viene desrittta una famiglia che se la guardi all' esterno sembra una famiglia apparentemente normale, ma se guardi da "vicino" appunto questa e piena di problemi, infatti questi membri vivino una esistenza piatta e vuota colmata da beni materiali,l'unico che sembra ribellarsi a questa condizione è il nostro mitico Kevin Spacey che attratto dalla compagna di scuola della figlia, cambia le sue abitudini di vita farà di tutto per attirare l'attenzione della ragazza, lester infatti scopre un lato più bello della vita e tutto gli sembra più facile si licenzia perche stanco del suo lavoro, incomincia a fare abuso di droga, fa palestra tutto questo però lo pagherà a caro prezzo.La moglie è una persona che vuole assolutamente affermarsi nel mondo del lavoro per sfondare e diventare ricca, ma non si rende conto di quanto sia piatta e vuota la sua esistenza.
Gli unici che sembrano rifiutare questo tipo di esistenza sono la figlia e il vicino di casa che si creano un microcosmo dal quale isolarsi per poter vivere al meglio la loro vita.IL tuuto con un finale inaspettato e assolutamente magnifico, che regala allo spettatore una forte commozione, il tutto condito con una eccellente fotografia e colonna sonora: una cosa è certa American beauty è uno dei migliori film contemporanei, e chi non la ancora guardato deve farlo subito non resterete delusi!!!!
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piernelweb
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sabato 8 marzo 2008
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american death
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Forse criticabile per una certa stereotipizzazione della famiglia borghese americana media, il film d'esordio di Sam Mendes (5 Oscar) travolge però per la sua narrazione brillante e per la capacità di scovare e sintetizzare i malesseri e le contraddizioni della middle class attanagliata dalla necessità del business, dalle convenzioni e del rifiuto all'anonimato. Lo scontro generazionale è aspro e infarcito di menzogne: la capacità di dialogo e confronto è totalmente andata perduta e genitori e figli vivono in un'incomunicabilità assoluta tra le mura della stessa casa. Un'evento imprevisto, scuote il mediocre Lester fino a riaproppiarlo della sua identità dispersa in una vita coniugale sciapida e insoddisfacende.
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Forse criticabile per una certa stereotipizzazione della famiglia borghese americana media, il film d'esordio di Sam Mendes (5 Oscar) travolge però per la sua narrazione brillante e per la capacità di scovare e sintetizzare i malesseri e le contraddizioni della middle class attanagliata dalla necessità del business, dalle convenzioni e del rifiuto all'anonimato. Lo scontro generazionale è aspro e infarcito di menzogne: la capacità di dialogo e confronto è totalmente andata perduta e genitori e figli vivono in un'incomunicabilità assoluta tra le mura della stessa casa. Un'evento imprevisto, scuote il mediocre Lester fino a riaproppiarlo della sua identità dispersa in una vita coniugale sciapida e insoddisfacende. La morale non è però, come qualcuno ha sostenuto, che il matrimonio è la tomba dell'amore; piuttosto Mendes sottolinea come l'esigenza del dover essere socialmente appariscenti che lega l'uomo al materiale ad averci totalmente privato di quella genuinità e di quel libero arbitrio che garantiscono il proprio soddisfacimento personale. Ottimi Kevin Spacey e Annette Bening, in particolare quando i toni virano alla commedia, mentre Mena Suvari più che l'incarnazione della morbosità maschile è la perfetta icona delle occasioni amorose perdute, che riecheggiano dal passato in memoria di una giovinezza che non c'è più. Film importante destinato ad essere ricordato a lungo.
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teo
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domenica 1 marzo 2009
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il vuoto delle apparenze
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Spettacolare. Spiazzante. Ricolmo di malizia e di tragedia. Fortemente suggestivo. “American beauty “ è un capolavoro. Senza mezzi termini. Un’opera sconvolgente, senza tempo, che affronta con genialità l’insensatezza delle false apparenze, la stupidità delle maschere impostate per noi dalla società. Terrificante. Terrificanti i quartieri, le villette a schiera tutte uguali, i prati ben curati. “Per avere successo è necessario proiettare un immagine di successo”. Ma le apparenze sono mezzi meschini di vivere la vita. La vera bellezza, come dimostra la grande scena finale, è proprio sotto i nostri occhi, ma a volte l’aberrante contesto in cui viviamo ci priva della possibilità di cogliere la sua essenza.
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Spettacolare. Spiazzante. Ricolmo di malizia e di tragedia. Fortemente suggestivo. “American beauty “ è un capolavoro. Senza mezzi termini. Un’opera sconvolgente, senza tempo, che affronta con genialità l’insensatezza delle false apparenze, la stupidità delle maschere impostate per noi dalla società. Terrificante. Terrificanti i quartieri, le villette a schiera tutte uguali, i prati ben curati. “Per avere successo è necessario proiettare un immagine di successo”. Ma le apparenze sono mezzi meschini di vivere la vita. La vera bellezza, come dimostra la grande scena finale, è proprio sotto i nostri occhi, ma a volte l’aberrante contesto in cui viviamo ci priva della possibilità di cogliere la sua essenza. In questo film ciascuno dei protagonisti cerca di fuggire dalla propria vita (e dalla propria maschera). Lester Burnham (un immenso Kevin Spacey) è sposato con Carolyne (una Bening al massimo delle sue potenzialità espressive), una donna terrificante, mostruosamente agghiacciante nella sua nevrastenia. Vuole liberarsi dalla morsa in cui è stretto. S’innamora di una ragazzina, che sogna nuda in un letto di rose (qui una sequenza che entra di diritto nella storia del cinema), una ragazzina che fa della ricerca del successo il suo stile di vita. La figlia ribelle e anticonformista. Il vicino di casa (vero e proprio “raisonneur” della vicenda) che sa cogliere la bellezza e non perde occasione di immortalarla nella sua videocamera. E poi suo padre, ex colonnello razzista che poi si scopre essere in realtà un omosessuale frustrato. Tutti personaggi costruiti con geniale ed originale scavo interiore. La regia d’esordio di Mendes è attenta, graffiante e scrupolosamente “impressionista”. La costruzione scenografica, gli accostamenti cromatici (la porta dei Burnham color rosso sangue è una geniale metafora di tragedia ed orrore), infatti, sono efficacemente evocativi. La sceneggiatura è un perfetto meccanismo irrefrenabile e incalzante di umorismo e amarezza. 5 premi Oscar.
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