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Inland Empire - L'impero della mente
Un film di David Lynch.
Con Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Julia Ormond.
continua»
Titolo originale Inland Empire.
Drammatico,
durata 172 min.
- USA, Polonia, Francia 2006.
- Bim
uscita venerdì 9 febbraio 2007.
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![]() Un'esperienza sensoriale disturbante e sconvolgente nei meandri della mente
Mattia Nicoletti
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I labirinti narrativi non hanno vie d'uscita
venerdì 2 marzo 2007
di Francesco Spinucci
La rappresentazione cinematografica è un artificio complesso, al quale, attraverso un duro lavoro di taglia e cuci in fase di montaggio, viene conferita una coerenza temporale che ne rende possibile la comprensione. Nelle opere di David Lynch l'impressione è che il regista non si preoccupi più di tanto di questo aspetto, al quale è strettamente vincolata la fruizione dello spettatore: le sequenze temporali vengono scomposte e ricomposte secondo criteri personali, e il risultato che si offre al pubblico continua » |
Oniriche immersioni nell'inconscio.
lunedì 12 febbraio 2007
di Angelo
La glorificazione del riscatto, il rapporto ricchezza-povertà, l'integrazione razziale, il vivere l'altro, l'immedesimarsi, la punizione, la redenzione, il senso di colpa, il cinema, il cinemarte, il metafisico, la vita del caso e l'essere tutti, la fuga di Lynch da Lynch, il punto di congiunzione tra l'essere e avere, Lolita di Kubrick, la perdizione, quello che siamo e quello che vorremmo essere, la stella cadente tra i diseredati, la prostituta immanente nell'animo umano, la fertilità del male continua » |
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Non ci siamo
lunedì 12 febbraio 2007
di N
Lo seguivo fino a "Mulholland Drive", che ho trovato bellissimo, ma qui non ci siamo proprio. La scatolina blu è diventato un frullatore e la realta non è più capovolta ma schizzata qua è la sui muri della cucina. Troppo anche per i più volenterosi. Mettere assieme degli spezzoni a casaccio, per quanto singolarmente pregevoli, non è né destrutturazione né "stream of consciousness". E' soltanto un divertissement narcisistico ed un tantinello truffaldino. E sarebbe andata ancora bene se il tutto continua » |
Lynch torna a fare il cineasta, please.
sabato 24 febbraio 2007
di BobtheHeat
Per molti e' gia' un cult. Ma in realta' e' solo una provocazione, una burla (assai poco divertente) di (un troppo presuntuoso) Mister Lynch ai danni della quasi totalita' degli spettatori. "INLAND EMPIRE" e' infatti, e' bene dirlo senza esitazione, un film (troppa grazia) appetibile (molto?) solo ed esclusivamente per i numerosi fans del suo Autore. Ma per alcuni suoi grandi estimatori (vedi il sottoscritto) e per la quasi totalita' del resto degli spettatori, e' soprattutto un "lungo ed interminabile continua » |
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| Una homeless | |
| È tutto ok, stai solo morendo... | |
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| La vicina di casa (Grace Zabriskie) | |
| Mettiamo il caso che oggi fosse domani, lei neanche si ricorderebbe di avere un conto in sospeso da pagare… un azione, qualunque azione ha delle conseguenze… ciònonostante, ci resta la magia! | |
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| La vicina di casa (Grace Zabriskie) | |
| Suppongo che se fossero le 9.45, io direi che era dopo la mezzanotte… | |
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Altre frasi celebri del film Inland Empire - L'impero della mente
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SOUNDTRACK | Inland Empire - L'impero della menteLa colonna sonora del film
Disponibile on line da giovedì 20 novembre 2008
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Lynch, il cinema nel labirinto reale di un tradimento
di Paolo Mereghetti Il Corriere della Sera
Con bella intuizione il film-maker Alberto Grifi definisce (su Lo straniero n. 78/79) l' artista come una specie di «uccellino chiuso in gabbia» costretto a far bella mostra di sé nei salotti. Come a dire che la libertà del vero artista finisce sempre per permettergli di intonare una canzone, ma senza dimenticare che quell' uccellino-artista spesso è rinchiuso dentro gabbie e salotti che con l' arte hanno poco o niente a che fare. Bisognerebbe ricordarsi un po' di più dei condizionamenti delle gabbie-salotto, cioè del mercato e delle sue regole, quando si giudica un film, ma anche saper riconoscere la bellezza delle melodie che riescono a uscire da quelle «prigioni» e lasciarsi catturare dalla loro bellezza, senza voler a tutti i costi chiedere spiegazioni pedanti o banali. » |
Alice nel paese delle allucinazioni, ovvero il lato infernale di Hollywood
di Francesco Bernardini Voce Repubblicana
Se per caso qualcuno nutrisse ancora dei dubbi sulla natura di grande marginale di David Lynch nel panorama cinematografico americano contemporaneo, dopo la visione dell'ultimo, gigantesco, grandioso Inland Empire, avrà messo da parte ogni dubbio. Nel senso che Lynch ha messo a lato il suo essere, per l'appunto, al lato del grande star system: è andato oltre, senza timore di nulla. La navigazione procede dunque per binari suoi propri, esclusivi, che non si curano del resto, che quasi non si curano di spettatore (ma non lo dannano) o eventuale critico (dannato già in partenza). » |
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di Alberto Pezzotta Ciak
L'oscurità Se Mullholland Drive era diviso in due, il nuovo film sembra uno specchio rotto in mille pezzi. Ci si perde nel tentativo di rimetterli insieme. Ma ben venga un cinema così libero, che rischia, non si adagia sul già visto, e scopre nuovi territori. Il cinema nel cinema Dopo la doppia vita di Naomi Watts, Lynch affonda ancora di più nel lato oscuro della fabbrica dei sogni. Ma attorno preme la realtà: senzatetto e tossici losangelini, trafficanti dell'Est; e fa ancora più paura. Volti e suoni Laura Dern, che all'inizio sembra Mia Farrow in Rosemary's Baby e poi si riduce a homeless, mostra una varietà espressiva strabiliante. » |
di Alberto Pezzotta Ciak
L'oscurità Lynch ha il complesso di Mida: si illude che tutto quanto riprende diventi oro. E che accostando a caso scene e dialoghi scritti evidentemente la sera prima, un significato nasca comunque. C'è pigrizia e presunzione in questo metodo. Il cinema nel cinema Con che coraggio si può riproporre oggi il vecchio tema dell'intreccio tra finzione e realtà? Lynch cercava forse il suo 8 1/2, ma è prigioniero di un immaginario riproposto senza innovazioni. E di vita vera ce n'è poca. Volti e suoni Lo stupore perpetuo negli occhi di Laura Dern è quello di chi non capisce bene dove sia capitato. » |
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