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Non bussare alla mia porta
Un film di Wim Wenders.
Con Sam Shepard, Jessica Lange, Tim Roth, Gabriel Mann, Sarah Polley.
continua»
Titolo originale Don't Come Knocking.
Drammatico,
durata 122 min.
- Germania 2005.
uscita venerdì 30 settembre 2005.
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![]() Wenders torna ai suoi temi classici con rinnovata sensibilità
Giancarlo Zappoli
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Howard Spence e' stato il protagonista nel passato di importanti film western. Ora e' costretto a girare filmetti senza spessore. Un giorno fugge dal set e l'assicurazione del film scatena un segugio che deve trovarlo. Howard ha condotto per anni una vita sregolata e non vede sua madre da decenni. Sara' proprio lei a fargli sapere che deve avere, in un luogo ben preciso, un figlio ormai divenuto un giovane uomo. Howard va a cercarlo ma si trova davanti ad un rifiuto: il ragazzo non vuole saperne di questo padre piovuto dal cielo. Nel frattempo compare una ragazza a cui e' appena morta la madre. L'attore potrebbe essere padre anche suo... Con il sostanziale (ed ammesso come tale) contributo di Sam Shepard, Wim Wenders torna ai suoi temi 'classici': il viaggio e il tentativo di ri-costruzione di relazioni apparentemente impossibili. Lo fa con una rinnovata sensibilita', con un omaggio non formale all'America che ama (che non e' quella di Bush) e facendo reincontrare sullo schermo due attori che, mentre si ritrovano come personaggi, ne hanno l'occasione anche come persone che hanno condiviso parte delle loro vite: Sam Shepard e Jessica Lange. Ne nasce un film che affronta uno dei grandi filoni che attraversano questo festival: il riconoscimento del ruolo di padre. Wenders lo affronta in modo ruvido ed elegiaco insieme, consapevole com'e' che c'e' chi preferisce il cinema alla realta'. Ce le offre entrambe e lascia a noi la scelta. |
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Credo che mi piacciano di più i film! Di cosa? Della vita reale! |
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DVD | Non bussare alla mia portaUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 7 marzo 2006
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di Emanuela Martini Film TV
«Perche far passare tanto tempo?», chiede una ragazza bionda ed esile a un uomo maturo, dal volto segnato. «Perché non sapevo che stava passando», risponde lui, seduto su un divano in mezzo a una strada, circondato dai detriti degli oggetti, i mobili, gli strumenti che suo figlio ha buttato dalla finestra per liberarsi di tutto, di un faticoso passato senza padre e di un futuro che la ricomparsa improvvisa dell’uomo rende, se è possibile, ancora più doloroso. Quasi piangendo, la racconta, il giovane LarI al vecchio Howard, tutta la fatica che ha fatto a crescere senza di lui, il senso di vuoto e di vertigine; finché «un giorno tutto è finito, sparito, e io non voglio ricominciare a cadere». » |
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Jarmusch e Wenders non si sono mai visti in vita loro, ma raccontano (quasi) la stessa storia e cominciano (quasi) allo stesso modo. Nubi grigie e malinconiche per Jarmusch, nuvole lievi e svelte per Wenders, che ottiene anche una specie di effetto-Magritte inquadrandole da dietro un paio di occhi, in realtà due strani buchi fra le rocce di un canyon. Scritto e interpretato dall’ultimo cowboy Sam Shepard, Don’t Come Knocking comincia infatti come un western: il western che il divo in declino Howard Spence (Shepard) sta girando nello Utah, ma da cui scappa letteralmente al galoppo per andar in cerca del suo passato. » |
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di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Con questo post western Wenders fa ciao ciao all'America sognata, un ultimo omaggio ai suoi splendidi paesaggi e ai suoi infelici cowboy. Come Sam Shepard che, fuggito dal set per ritrovare mamma, moglie e figlio ignoto, tampinato da un misero assicuratore (superbo Tim Roth), rimpiange il mondo affettivo che il cinema non ha saputo sostituire. A vent' anni da Paris, Texas, reso più conciliante dall' età, il 60enne Wim torna sui luoghi del delitto con struggenti corde della chitarra di T Bone-Burnett (e un dono di Bono). » |
di Mariarosa Mancuso Il Foglio
Avete presente il dibattito che scoppia appena qualcuno, per farla breve e chiara, dice di un film “è noioso da morire” e si ritrova al tavolo o in salotto con quegli esseri superiori che sostengono bisogna sapersi annoiare”, oppure “i capolavori sono spesso noiosi”? Un paio di titoli in uscita questa settimana sembrano confezionati apposta per rispolverare la tiritera. Oltre all’ultimo Wenders, evitate Les amants réguliers di Philippe Garrell, nostalgica celebrazione del Sessantotto che fa sembrare Dreamers di Bernardo Bertolucci vivace come un film di kung fu. » |
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