Segnali dal futuro: una nuova estetica della catastrofe

Proyas prova a ridefinire la grammatica delle distruzioni digitali.

 
Il nuovo disaster movie
Il nuovo disaster movie
giovedì 3 settembre 2009 di Gabriele Niola

Il nuovo disaster movie
In una pellicola dove si prevedono disastri le distruzioni devono essere spettacolari e devastanti. C'è poco da fare. E dopo decenni in cui il cinema americano ci ha abituato ad esplosioni e botti di tutti i tipi Segnali dal futuro doveva trovare un modo diverso e personale per differenziare i suoi grandi incidenti rivelatori di un futuro tragico dalle più generiche catastrofi all'americana.
Proyas questo modo l'ha trovato in un approccio che parte dal documentarismo ("La macchina da presa deve stare lì sul luogo come se ci fosse capitata mentre l'evento si verifica. Niente 3D e solo macchina a mano") ma arriva subito al cinema utilizzando piani sequenza, componendo le immagini drammaturgicamente e cercando sempre di tenere teso il filo della storia anche quando si mostra unicamente il disastro nel suo verificarsi.
Dato però l'indispensabile utilizzo di una valanga di ritocchi ed aggiunte digitali per scene imponenti come il disastro aereo che avviene a poche centinaia di metri da dove si trova il protagonista o il deragliamento del treno, un grande vantaggio l'ha dato il fatto che il film è stato girato con la Red One, la camera digitale migliore disponibile al momento. In questo modo si è potuto lavorare su ogni singolo frame e non solo su quelli che la produzione accetta di far scannerizzare.

Quando gli aerei si schiantano
L'idea era di far schiantare un aereo a terra a pochissima distanza dal protagonista che vede tutto accadere davanti ai suoi occhi, un disastro improvviso che deve risultare una sorpresa per lo spettatore in quel momento identificato con il punto di vista del personaggio. Un 747 che in tutta la sua grandezza rovina al suolo come non lo si era mai visto fare prima. Tutto in un solo piano sequenza. E nonostante la qualità della verosimiglianza degli elementi coinvolti sia ai minimi storici, lo stesso il coinvolgimento è unico.
La pianificazione prevedeva prima di tutto di girare il movimento di macchina e la scena e poi di aggiungere l'aereo, senza previsualizzazioni, poiché Alex Proyas ha da subito espresso il desiderio di poter modificare il percorso dell'aereo fino all'ultimo. Per questo il movimento stesso della macchina da presa è stato catturato, in modo da poter poi animare in armonia le altre componenti digitali della scena. Ambiente, pioggia, scenario ecc. ecc. invece sono stati ricostruiti per primi ed è stato il lavoro minore.
La scena inizia con una sequenza totalmente fasulla, cioè creata da zero, quella appunto dell'aereo che arriva e finisce per terra, dopodichè la visuale si gira verso la strada e da quel momento ha inizio la parte realmente girata e integrata con effetti digitali. Nicholas Cage corre sul luogo del disastro, in parte è stato ricostruito in studio, dove trova superstiti e assiste a ciò che è accaduto dal dentro della scena. Spesso la macchina da presa compie delle panoramiche, lasciando fuori campo il personaggio per mostrare altre parti del disastro, in quei casi si tratta sempre di sequenze totalmente digitali unite senza che si noti la differenza con quelle reali.
Per la dinamica dell'aereo che arriva a terra il referente sono stati i tantissimi filmati reperibili in rete di disastri aerei. Detriti, pezzi che si staccano, fumo, fuoco e via dicendo sono tutti quanti stati realizzati guardando ad altri eventi simili realmente accaduti. Anche lo sporco del fango che schizza ovunque è stato animato digitalmente (poiché non esistendo nessun aereo reale che cade sarebbe stato difficile far saltare in aria dello sporco in maniera coerente) come anche le automobili colpite. Per tutta quella sequenza quindi non è stato fatto esplodere nemmeno un vero candelotto.

La grande esplosione del treno
Ma non c'è stata solo la grande sequenza del disastro aereo ad aver esaltato le doti del reparto VFX di Segnali dal futuro. In maniera completamente diversa anche il momento in cui un treno deraglia dai binari nei tunnel della metropolitana affollatissima è stato un banco di prova che dimostra il meticoloso lavoro di Proyas e soci.
Contrariamente alla parte "aerea" infatti quella sotterranea ha goduto di pochi interventi digitali. O meglio, relativamente pochi. Certo i treni in sé sono finti, non è più l'epoca di film come Die hard III in cui venivano ricostruiti vagoni deragliati e mossi con sistemi di pompe idrauliche per tutto il gigantesco set. Ma non siamo nemmeno troppo lontani.
Se infatti i vagoni che deragliano sono digitali tutto il resto è vero. Tantissime comparse hanno partecipato alla scena e un vero set è stato distrutto completamente con piccole cariche disseminate ovunque. In sostanza non è stato usato nessun green screen. Stavolta, fumo, detriti, scintille, polvere e via dicendo erano tutti veri, è stato poi compito della post produzione assicurarsi che il movimento del treno digitale non stonasse con l'esplodere delle cariche. Ovviamente la previsualizzazione dell'effetto finale possibile già sul set ha aiutato molto.
Presenti sul set al momento in cui è stata girata la scena erano diverse videocamere, ognuna disposta in un punto diverso per riprendere l'accaduto da punti di vista differenti che sono finiti nel montaggio finale come inconsueti campi/controcampi. Ma uno dei più strani punti di vista, quello della testata del treno che avanza contro la folla, è stato girato montando una videocamera su un quadriciclo lanciato in mezzo alle comparse per fare da base, poi alcune comparse in più sono state aggiunte digitalmente. Ovviamente si tratta di quelle che fanno la fine peggiore.

Segnali dal futuro Un film dai risvolti imprevedibili in cui la fantascienza catastrofica incontra l'horror mischiando stile americano e nipponico
Segnali dal futuro

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(mymonetro: 2,69)
Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ma le sue convinzioni vengono scosse quando il figlio entra in possesso di un documento scritto 50 anni prima da una bambina della sua stessa scuola. Sul foglio sono indicati solo numeri uno dopo l'altro, numeri che l'occhio allenato dello scienziato comincia a decifrare per caso scoprendo che indicano giorno e numero di vittime dei principali disastri dell'ultimo mezzo secolo e di alcuni che devono ancora verificarsi.
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