L'incredibile storia di Eddie Edwards, Colombo senza America, Robin Hood senza arco, Casanova senza donne. Davvero bravo, furbo soprattutto. Ora su TIMVISION.
A ispirare il film è Eddie Edwards, un inglese, classe 1963, diventato popolare per aver partecipato alle olimpiadi invernali di Calgary nel 1988, nella disciplina del salto con gli sci e diventato popolarissimo successivamente, per una ragione curiosa, non sapeva sciare, arrivava ultimo o penultimo. Dunque la popolarità dell’uomo comune, del non eroe. E a volte succede.
Non sarà stato un campione in quella disciplina, Eddie, ma certo era un campione di scaltrezza, di volontà e di fantasia. Accortosi che non avrebbe potuto competere coi saltatori veri, decise di aggirare l’ostacolo e porsi come personaggio alternativo, sfiorando la macchietta, e riuscì a ispirare la simpatia verso il perdente.
Anche questa è un’identificazione, l’opposto di quella che ci porta verso il modello irraggiungibile, l’eroe, il campione, ma quella verso il “normale” che ci permette di essere meno normali di lui.
Il cinema ha reso omaggio a molti campioni dello sport, alcuni erano supereroi autentici, non disegnati dalla fiction o dal digitale. Quattro atleti esemplari: dall’enorme popolarità trasversale: Pelé e Alì, Owens e Borg. Gente che vinceva, modelli dell’identificazione alta, intoccabili. La loro beatificazione è qualcosa di normale, di dovuto, non occorrono invenzioni e simboli, li contempli, posseggono quella dotazione naturale che non hanno dovuto conquistare.
L’opposto di Eddie the Eagle che scelse il salto con gli sci perché non c’era un altro concorrente inglese e fu accettato nonostante le sue misure fossero lontanissime dalle standard di quella disciplina. Nella gare navigava fra l’ultimo e il penultimo posto e di questa mediocrità fece, appunto, la sua arma vincente, e conquistò il pubblico. Innescò una vera emulazione che mise in difficoltà gli organizzatori delle manifestazioni, assediati da velleitari che volevano partecipare. Divenne testimone di prodotti. Si arricchì.
Il regista Dexter Fletcher sceglie una narrazione divertente che sfiora il grottesco, il meccanismo riesce. A fronte dell’umile e tenace Eddie c’è il suo allenatore, carattere del tutto diverso, sempre a rimuginare, con la bottiglie in mano, su una vita che non gli ha dato ciò che meritava. E credo che possa essere un pensiero comune a tanti atleti veri che non hanno avuto la fortuna di... arrivare ultimi.
L’uomo senza qualità è il titolo di un romanzo di Musil, fra i più importanti della cultura mitteleuropea. È la storia di un intellettuale del tutto confuso. Un modello letterariamente fortunato e più interessante di un eroe senza macchia. Eddie è stato Colombo senza America, Robin Hood senza arco e Casanova senza donne. Davvero bravo, furbo soprattutto.