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Musidora

Musidora (Jeanne Roques). Data di nascita 23 febbraio 1889 a Parigi (Francia) ed è morto il 11 dicembre 1957 all'età di 68 anni a Parigi (Francia).

Musidora, uno pseudonimo probabilmente suggerito da Pierre Louys e tratto - come ci informa Patrick Cazals nella sua biografia dell'attrice - da un'opera di Théophile Gautier, Fortunio, la cui protagonista è «una giovane cortigiana romantica, morta per la puntura di uno spillone avvelenato trovato nel portafogli rubato all'uomo che amava», deve la sua celebrità, oltre a queste grottesche origini letterarie, ad una presenza poco più che labile, ma smisuratamente ingigantita dagli storici del cinema, in un paio di film di Louis Feuillade, il re dei serials francesi: Vampires (1915 - 16), dove vestita di un collant nero impersona Irma Vep (anagramma di Vampire), e Judex (1916 - 1917) dov'è Diana Monti, un'avventuriera di alto bordo.
Tuttò ciò che Jeanne Roques - questo il suo vero nome - ha fatto prima e dopo, e cioè una serie di film come interprete a partire dal 1913 e poi le sue opere come sceneggiatrice e regista dal 1917 in poi, è calato nel più profondo oblio.
Invece sui personaggi dei due film di Feuillade, in particolare su quella Irma Vep che, riapparsi oggi i precedenti film di Josette Andriot, appare sfacciatamente ricalcata sul personaggio di Protéa (filiazione stranamente mai riconosciuta), si sono innalzati deliranti peana da più parti: cominciarono i poeti surrealisti, prima Aragon poi André Breton, con alate liriche a gloria di questa «decima musa», come amavano definirla. Rivedendo oggi i film di Feuillade francamente non si comprende l'ondata di entusiasmo sollevato attorno alla presenza di questa attrice; tanto più che qualche recente ripresentazione di due film di cui è stata regista e interprete, Sol y Sombra (1922) e La tierra de los toros (1924), ha lasciato il tempo che ha trovato, deludendo profondamente chi pensava ci fosse almeno un pallido riverbero di quel magnetismo attribuitole così generosamente dai suoi estimatori.
Molte altre ragioni hanno fatto certamente contribuito a far sì che Musidora diventasse un'icona di quella temperie culturale che Parigi ha vissuto nella prima metà del secolo: la sua frequentazione con gli intellettuali di spicco dell'epoca, l'intima amicizia con Colette, le sue liriche, le «poésies scandées»>, i romanzi, le novelle, una biografia di Georges Sand, la sua collaborazione alla Cinémathèque e un'esistenza non certo ispirata a principi monastici le hanno procurato una nicchia nella galleria dei personaggi che hanno contato nel tout-Paris.

Da Le dive del silenzio, Le Mani, Genova, 2001.

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