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Massimo Girotti

Massimo Girotti è un attore italiano, è nato il 18 maggio 1918 a Mogliano (Italia) ed è morto il 5 gennaio 2003 all'età di 84 anni a Roma (Italia).
Nel 2003 ha ricevuto il premio come miglior attore al David di Donatello per il film La finestra di fronte. Dal 1949 al 2003 Massimo Girotti ha vinto 3 premi: David di Donatello (2003), Nastri d'Argento (1949, 1981).

Il Paul Newman italiano

A cura di Fabio Secchi Frau

Lo aveva scelto personalmente Luchino Visconti, rimasto colpito dalla sua fisicità e dalla sua bellezza. Così, Massimo Girotti, dopo aver lavorato con grandi registi in piccolissime parti, si ritrova accanto a un grandissimo nome femminile del cinema italiano (oggi dimenticato), la superba e defunta Clara Calamai, con il ruolo del suo burbero amante, resi complici in un turbinio di passioni che offuscherà le loro vite e li condurrà in un vero e proprio inferno, sulle rive del Po. Da quel momento in poi, diverrà uno dei primi grandi divi del cinema italiano del dopoguerra e percorrerà la storia del cinema italiano fra gli alti e i bassi della sua carriera. Prima di intraprendere la carriera di attore, Massimo Girotti studiava ingegneria, era un campione di nuoto e un ottimo giocatore di polo, tutti sport che hanno contribuito al suo fisico statuario. Nel 1939, decide di tentare la carriera cinematografica, entrando a Cinecittà. Il suo esordio è sotto la stella di Mario Soldati che, nel 1940, lo introduce, con un piccolo ruolo, in Dora Nelson, accanto ad Assia Noris. Camerini, Gallone e soprattutto Blasetti con La corona di ferro (1941) contribuiranno a donargli eleganza, fascino e, soprattutto, a mettere in luce quel suo fisico atletico, tanto da essere considerato il bello per antonomasia dei tempi d'oro di Cinecittà. Acquistata una notevole popolarità come giovane attore, lavorerà però in film mediocri (I pirati della Malesia, Le due tigri, La famiglia Brambilla va in vacanza), finché Roberto Rossellini non lo sceglierà per Un pilota ritorna (1942) e per Desiderio (1943). Poi arriva Visconti e la sua trasposizione tutta italiana del romanzo di James M. Cain "Il postino suona sempre due volte": Ossessione (1942). A lui spetterà, a soli 24 anni, il ruolo del vagabondo Gino Costa che si invaghirà della Calamai in versione adultera, fino a essere spinto da questa all'omicidio. Il film è accreditato come il primo passo del movimento neorealista verso la sua formazione e permette all'attore Girotti di entrare nella storia del cinema per le sue misurate doti drammatiche. Un salto di qualità notevole che lo porterà di fronte agli obiettivi di Vittorio De Sica (La porta del cielo, 1945), Pietro Germi (Gioventù perduta, 1947) e Giuseppe De Santis (Caccia tragica, 1947), fra le braccia di Vivi Gioi, Marina Berti, Anna Magnani e Giulietta Masina. Vincitore del Nastro d'Argento come miglior attore nel 1949 per il ruolo del pretore antimafia Guido Schiavi in In nome della legge di Pietro Germi, nel successivo decennio comparirà nelle pellicole: Persiane chiuse (1950) di Luigi Comencini, Cronaca di un amore (1950) di Michelangelo Antonioni e soprattutto Un marito per Anna Zaccheo (1953) di Giuseppe De Santis assieme a Silvana Pampanini. Al suo debutto francese, viene tenuto a battesimo da Yves Allégret ne Naso di cuoio (1952), poi sarà il primo Spartaco nell'omonimo film di Riccardo Freda (ancora prima del Kirk Douglas di Kubrick) e infine, tornerà al giro di boa con Luchino Visconti nel capolavoro Senso (1954), recitando con una Alida Valli in stato di grazia. Dopo Bolognini e Autant-Lara, le interpretazioni di Massimo Girotti vanno verso il declino con piccolissime parti e ruoli di supporto, principalmente in peplum anni Sessanta (Romolo e Remo, I giganti della Tessaglia, Oro per i Cesari) e apparizioni in sceneggiati televisivi (sarà Fra' Cristoforo ne I promessi sposi, 1967), fino a quando, sempre per opera di Luchino Visconti, verrà resuscitato nell'episodio La strega bruciata viva del film Le streghe, con un felice ritorno sul set dell'attore italiano e della Calamai. Il controverso Pier Paolo Pasolini lo imporrà poi nel cast di Teorema (1968) nel ruolo del marito di Silvana Mangano e poi in Medea (1969) con Maria Callas. Disgraziatamente, negli anni Settanta, Girotti sprofonda in b-movies dai titoli tremendi: Gli orrori del castello, Cagliostro, Morte sospetta di una minorenne e Mark il poliziotto spara per primo, poi saranno solo piccoli camei per grandi autori: Bertolucci, ancora Visconti, Montaldo e perfino Losey. Arriva il secondo Nastro d'Argento come Miglior Attore non protagonista per Passione d'amore (1981) di Ettore Scola, dove recita accanto a Valeria D'Obici, Laura Antonelli, Jean-Louis Trintignant e Bernard Blier. Borowczyk gli affiderà la parte di Ovidio nell'erotico Ars Amandi - L'arte di amare (1983), Liliana Cavani lo collocherà in un Interno berlinese del 1985 e Luigi Comencini gli farà indossare i panni di Alcindoro ne La Bohème (1988). Poi quasi scomparirà nel nulla, fino a Il mostro (1994) di Benigni nel ruolo di un vicino di casa. Ma quando sembrava che la carriera di Massimo Girotti, ormai sulla soglia degli ottant'anni, stesse andando verso il silenzio più rispettoso e verso un ritiro dalle scene quasi forzato, un ultimo regista crede in lui e gli offre uno dei ruoli più belli della sua carriera. Forse il più bello. Il regista è Ferzan Ozpeteck, il film è La finestra di fronte (2003) e il suo ruolo è quello dell'anziano smemorato Davide Veroli che incrocerà e cozzerà con la vita dell'operaia Giovanna Mezzogiorno e del suo vicino Raoul Bova. La sua recitazione, nobile dei gesti, di una vecchia scuola di attori ormai dimenticata, non fa altro che elevare la bellezza della pellicola. Ma Massimo Girotti, ironia della sorte, non rimane vivo a lungo per godere delle critiche positive e del successo dell'opera cinematografica. Muore al Policlinico di Roma in seguito a una crisi cardiaca, vedovo e con due figli (Alessio e Arabella). Postumo il premio come Miglior Attore protagonista ai David di Donatello. Che abbia la capigliatura più o meno folta, viso liscio o rugoso e abiti di classe o da meccanico, Massimo Girotti è il Paul Newman italiano. Un uomo con la cui fierezza dello sguardo ha saputo raccontare il tortuoso percorso umano che ogni uomo affronta dal momento in cui viene al mondo e incontra delle difficoltà. Se n'é andato quando avevamo bisogno delle sue parole, dei suoi consigli, ma la passione per la recitazione rimane nel suo sangue. Sua nipote Anahid studia recitazione e, forse, insegue le orme del nonno. La stiamo aspettando.

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Una rilettura non convenzionale della storia del cinema secondo Farinotti.
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