Bill Murray, eroe desolato, commediante scoraggiato, protagonista ferito, ha fatto un nuovo, definitivo passo in avanti: dai comico buffo di Ghostbustersall’attore brillante di Lost in Translation, ora con Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson si è guadagnato la definizione di “interprete superbo”. Magari lui non ci crede, immagina che vogliano prenderlo in giro: a 55 anni è un uomo che detesta le esagerazioni, diffidente verso gli altri, a cui piace starsene per conto suo nella sua casa ai margini di New York, con i suoi sei figli dieta variabile dai 3 ai 22 anni (pure lui è il quinto di nove figli). Per non dover parlare ed evitare il suono del telefono che odia, ha una complessa segreteria telefonica: ne ascolta i messaggi, non sempre. Ha persino rinunciato, per non doverlo frequentare, ad avere un agente: fa da solo, quando fa. Tutti gli amici, conoscenti e colleghi dicono che è geniale, gli vogliono bene, ma stanno alla larga. Troppo pignolo, pare, perfezionista è il modo meno simpatico per dire che è una persona molto attenta a quel che fa o non fa.
Con i capelli corti e radi, i piccoli occhi rotondi, la faccia sciupata, Bill Murray è più di un bravo attore: è un emblema degli uomini contemporanei scontenti, depressi, che non hanno mai ottenuto quello che volevano e sognavano dalla vita. La sua recitazione è di una finezza, di una grazia e insieme di una eloquente profondità davvero straordinarie: come Duke Ellington che da vecchio dirigeva l’orchestra con piccolissimi gesti, un fremito delle spalle, il battere leggero della punta di un piede, ii suo minimalismo raggiunge i massimi risultati di pathoso divertimento.
È nato alla periferia di Chicago, è cattolico, è cresciuto in una famiglia piccolo-borghese, appena ha potuto ha cominciato a recitare: nella compagnia comica televisiva di maggiore successo a Chicago, Second City con John Belushi e Chris Farley. Di lì passò a un’altra grande compagnia comica televisiva, Saturday Night Live, dove sostituì Chevy Chase; la lasciò nel 1980 per il successo cinematografico di Ghostbusters-Acchiappafantasmi. Dopo i primi tre film, scappò per quattro anni allo scopo di viaggiare per il mondo, di studiare, d’imparare a leggere, scrivere e parlare in francese. È un uomo simpatico con chi gli è simpatico, scostante con gli altri. Bravissimo anche ne Le avventure acquatiche di Steve Zissou, una parodia del ricercatore marino Jacques Cousteau, la storia di un uomo che vuoi vendicarsi di un pescecane divoratore dei suo amico, e vuoi contemporaneamente filmare un documentario su quella vendetta.
Da Lo Specchio, 12 Marzo 2005