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10 grandi wuxia assolutamente da non perdere


di Emanuele Sacchi

mercoledì 23 marzo 2016 - Netflix

In occasione dell'uscita del seguito de La tigre e il dragone (2000) - Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny - in esclusiva per Netflix, passiamo in rassegna le opere fondamentali di un genere cinematografico con cui il pubblico italiano ha cominciato recentemente a familiarizzare.

Wuxia pian è un termine entrato a far parte del gergo comune dei cinefili, ma senza una traduzione in italiano che ne renda perfettamente il senso. Per semplificare lo si potrebbe definire "cinema di cappa e spada", ma molto lo separa dagli Scaramouche del cinema hollywoodiano: ambientati in una Cina precedente all'arrivo della polvere da sparo, i film wuxia sono connotati in genere da una figura di protagonista errante e individualista, che segue un proprio codice d'onore e mal tollera l'autorità costituita.
Emanuele Sacchi

Spesso quest'ultima, sia essa forza di governo o un cospiratore ai danni dello stesso, rappresenta l'antagonista principale. Da queste linee guida principali comunque molte sono le diramazioni, dal wuxia più storico, concentrato su una determinata dinastia, a quello più fantasy, in cui l'abilità dei guerrieri si traduce in tornado d'aria o lingue di fuoco. L'apogeo cinematografico del wuxia è legato a Hong Kong e Taiwan, nazioni libere dall'influenza della Rivoluzione Culturale, che bandisce tutto ciò che rappresenta evasione o rimanda a una tradizione di oligarchia e superstizione. Solo negli ultimi anni il wuxia è tornato in auge nella Cina Popolare, a partire da Hero di Zhang Yimou. Oggi è uno dei generi cinematografici di maggiore successo al mondo, spesso garanzia di grandi incassi al botteghino cinese.


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Michelle Yeoh in una scena del film Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny di Yuen Woo-ping.
Michelle Yeoh in una scena del film Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny di Yuen Woo-ping.
Michelle Yeoh in una scena del film Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny di Yuen Woo-ping.

Il prototipo dell'eroe sfortunato che con il sacrificio riguadagna la propria dignità. Lo spadaccino monco a cui dà vita Jimmy Wang Yu è un'icona di riscossa tipica del cinema di Chang Cheh, uno dei due padri del wuxia pian: spregiudicato nello stile eccessivo, impareggiabile nell'epica action.


In foto una scena del film Mantieni l'odio per la tua vendetta (The One-Armed Swordsman) di Cheh Chang (1967).

L'altro nume tutelare del wuxia insieme a Chang Cheh è King Hu, regista più elegante nello stile ed equilibrato nel mediare tra esigenza artistica e passionalità action. A Touch of Zen (protagonista una donna, al contrario del machismo di Chang Cheh) è visivamente abbacinante dalla prima all'ultima sequenza, con escalation mistica nell'inafferrabile finale. La pellicola che più ha ispirato il prosieguo del genere.


In foto una scena del film La fanciulla cavaliere errante (A Touch of Zen) di King Hu (1972).
Dragon Inn (1967)

Quattro anni prima di A Touch of Zen King Hu non ha ancora elevato la sua visionarietà a quei livelli, ma Dragon Inn resta la pietra basale su cui il genere si è formato. Parabola archetipica di una locanda "ai confini dei mondi", in cui si incontrano e si scontrano avventurieri, spie e canaglie. Omaggiato nello struggente Goodbye Dragon Inn da Tsai Ming-liang.


In foto una scena del film Dragon Inn di King Hu (1967).
The Blade (1995)

La rielaborazione del mito nelle mani di Tsui Hark, instancabile innovatore di Hong Kong. Tsui riprende la saga dello spadaccino monco e ne fornisce una versione moderna, brutale, pessimista e realistica. I movimenti della macchina da presa e il montaggio sono sperimentazione pura e innalzano le coreografie di lotta a nuovi standard.


In foto una scena del film The Blade di Tsui Hark (1995).
Ashes of Time (1994)

Nelle mani di Wong Kar-wai il wuxia si mescola con il mélo e diviene un lirico grido d'amore perduto, che mescola delizia visiva, oblio ottundente ed eroi disillusi. Una delle trame più complesse di sempre, ma si piange e ci si emoziona anche quando sfugge qualcosa della sceneggiatura.


In foto una scena del film Ashes of Time di Wong Kar-wai (1994).

Il primissimo John Woo, non ancora cantore del piombo e della bromance tra guardie e ladri, si dedica al wuxia seguendo le orme del suo maestro Chang Cheh. Nato quasi come un omaggio, diviene inizio di una nuova poetica fondata sull'onore, l'amicizia e la lealtà in un mondo che non conosce più moralità.


In foto una scena del film Last Hurrah for Chivalry di John Woo (1979).
The Sword (1980)

Il più vicino alla sensibilità europea tra gli autori della prima New Wave di Hong Kong, Patrick Tam, debutta con il più cinese dei generi. Radicale come tutto il cinema di Tam, The Sword riscrive molte regole codificate, attraverso un uso rivoluzionario dei corpi e delle dinamiche action. Solo Tsui Hark con The Blade saprà andare oltre nel lavoro di riscrittura.


In foto una scena del film The Sword di Patrick Tam (1980) .
Hero (2002)

Sulla scia del successo di Ang Lee, Zhang Yimou raccoglie attorno a sé il meglio del cinema di Hong Kong e dà vita al primo autentico blockbuster wuxia pancinese. Il messaggio è ambiguo e filo-governativo ma visivamente alcune sequenze sono difficilmente superabili. Farà scuola.


In foto una scena del film Hero di Zhang Yimou (2002).
The Assassin (2015)

Dopo anni di fatiche, Hou Hsiao-hsien consegna al mondo la sua visione del wuxia pian, personale e insieme rispettosa di una tradizione. L'eleganza, il senso estetico e il rigore della messa in scena non hanno eguali: nessun dettaglio è lasciato al caso in un'opera cinematografica che supera le barriere di genere per soddisfare sensi e intelletto. Uno di quei film che dà (ancora) un senso al termine "capolavoro".


In foto una scena del film The Assassin di Hou Hsiao-hsien (2015).

Il maggiore incasso di un film non americano in territorio americano è lo spartiacque tra un'epoca che ha dimenticato il wuxia e una di rinascita. Ang Lee omaggia King Hu e lo adatta a un'estetica vicina alle esigenze del blockbuster contemporaneo. Ancor più che nell'eleganza dei gesti, è nell'ambiguità di personaggi dilaniati dai dubbi che La tigre e il dragone si dimostra vincente.

Ora, a distanza di oltre 15 anni dal successo de La tigre e il dragone, il maestro Yuen Woo-ping, coreografo di quel capolavoro (oltre che di film come Matrix, Kill Bill e Drunken Master con Jackie Chan), si cimenta nella regia del sequel, Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny. Ad accompagnarlo nel progetto torna, sempre nel ruolo di Yu Shu Lien, l'attrice malese Michelle Yeoh, qui affiancata da Harry Shum Jr. e Donnie Yen.


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In foto una scena del film La tigre e il dragone di Ang Lee (2000).
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