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Spider-Noir, 5 motivi per vedere la serie tratta dal fumetto Marvel

Un prodotto in controtendenza rispetto all’andamento dell’audiovisivo in tema supereroistico. Su Prime Video.
di Giovanni Piretti

 

Nicolas Cage (Nicholas Kim Coppola) Altri nomi: (Nicholas Cage / Nicolas Coppola ) (62 anni) 7 gennaio 1964, Long Beach (California - USA) - Capricorno. Nel film di Harry Bradbeer Spider-Noir.
venerdì 5 giugno 2026 - prime video

La serie Spider-Noir, prodotta da Amazon MGM Studios, distribuita su Prime Video dal 27 maggio con tutti gli otto episodi, rappresenta qualcosa di davvero interessante e in controtendenza rispetto all’andamento dell’audiovisivo in tema supereroistico.

Ecco i 5 buoni motivi per vederla:

1. “Noir” feat. “Super Poteri”
Finalmente un’opera che non si limita a omaggiare, ma entra con tutte le scarpe in quello che non è soltanto un genere, ma anche un intero linguaggio. In questo Spider-noir c’è l’uso puro del noir hard-boiled, con tutti i suoi canoni e le sue trovate, i suoi tempi e i vari stili visivi classici, senza rinunciare a un tocco di ironia e charme che richiama coerentemente un certo cinema degli anni ’30-’50. Dalla dark lady al carattere disilluso del protagonista, dall’indagine piena di ostacoli tra mazzette e doppi giochi alla sporcizia delle strade, dalle inquadrature sbilenche ai cappotti e ai cilindri. E soprattutto, dalle luci “sparaflashate” ai tagli che lasciano spazio all’oscurità. Se tutto questo lo abbiniamo a un universo di eroi e mutanti che devono preoccuparsi soprattutto di sopravvivere e di come usare i loro grandi poteri con responsabilità, senza le immancabili storie d’amore impossibili e i rapporti con malavitosi e politici corrotti, otteniamo un prodotto solido, interessante e intrattenente.

2. Bianco e nero
Parliamoci chiaro: l’idea di adottare il bianco e nero come scelta stilistica primaria — voluta e cercata, in omaggio al cinema classico americano e non, dagli anni ’20 ai ’50 — non è cosa da poco. I creatori hanno messo a disposizione dello spettatore anche una versione a colori della miniserie, ricordando però che si tratta di una scelta successiva e secondaria, mentre fotografia e color correction sono state pensate prima di tutto per omaggiare film che vanno da La fiamma del peccato a L’infernale Quinlan, da Il grande caldo a Il terzo uomo. Si vuole dimostrare che il tabù del bianco e nero come qualcosa di vecchio e lontano dalla qualità e dall’intrattenimento per un pubblico generalista, giovane e odierno può essere superato. E magari con questo esperimento si passerà anche a rivisitare i capolavori del passato.

3. Cast esperto e ottimi comprimari
Per omaggiare il noir hard-boiled degli anni passati, il protagonista era spesso un attore di grande espressività, di formazione teatrale, alla vecchia maniera, quindi anche un po’ più maturo. Qui si mantiene questa linea: Nicolas Cage non è giovanissimo e forse è un po’ oltre il ritratto di uno Spiderman credibile se visto in chiave tradizionale, ma poco importa. È davvero superbo, magnetico, emotivo, tenebroso; quando serve, la sua follia, la sua ironia e la sua gestualità riempiono lo schermo e muovono la storia tanto quanto il montaggio o i dialoghi. Impressionante, vista la natura iniziale del progetto e il rischio insito. Sarebbe riduttivo dire qualcosa di più di “immenso” per Brendan Gleeson, capace di lavorare per sottrazione, di essere glaciale e di incutere paura con un solo sguardo, nel ruolo del boss Silvermane. Notevole la forza espressiva e la presenza scenica di Li Jun Li, una dark lady che non è solo tale. Da menzionare anche le ottime spalle Karen Rodriguez e Lamorne Morris, rispettivamente nei panni della segretaria e dell’amico giornalista, che con la loro vena comica riescono a portare sottilmente sul tavolo temi sociali importanti. E comunque Cage è anche in azione, non solo alla scrivania.

4. Ben Reilly e il suo universo indipendente
Al centro di questa operazione ci sono idee molto chiare. Una di queste è puntare su una storia autonoma, senza collegamenti indispensabili a universi condivisi (vedi il sistema MCU). Che sia per logiche produttive o di diritti, noi ringraziamo: questo microcosmo è così caratteristico e ricco di potenziale da poter diventare un’interpretazione unica e espandibile, ma sempre autonoma e godibile. Lo dimostrano anche alcuni fumetti, tra cui quelli disegnati da Carmine Di Giandomenico.
Ben Reilly è un alter ego di Peter Parker, con una storia simile ma diversa, unica, giustamente radicata al contesto storico di riferimento: un’America ancora in crisi dal ‘29, post guerra, immersa in povertà e proibizionismo. E beve whisky. È ben diverso da un adolescente anni ‘80-’90-’00 che deve risolvere i suoi problemi...

5. L’intreccio e lo spirito
L’intreccio è l’elemento che connette tutte le storie. Qui collega anche le qualità introdotte nei punti precedenti. Non si tratta di una trama eccessivamente complessa, ma l’intreccio narrativo è ben strutturato e gioca con i cliché come una sorta di enciclopedia in continuo rinnovamento, capace di sorprendere qua e là. Pur non avendo le idee migliori del secolo, funziona: è ben diretta, raccordata e montata, con un montaggio narrativo che rivela un ottimo livello di scrittura. Starà a voi capire se c’è anima o meno, ma gli sguardi di Cage e di Li Jun Li sono un ottimo punto di partenza.


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