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mercoledì 15 luglio 2020

Articoli e news Steve McQueen (II)

Nome: Steven Rodney McQueen
50 anni, 9 Ottobre 1969 (Bilancia), Londra (Gran Bretagna)

In concorso la seconda opera di Steve McQueen.

Shame, film scandalo a Venezia

Shame, film scandalo a Venezia Da dove viene questo personaggio? Nel mondo di oggi, è facile avere delle ossessioni. Dei comportamenti compulsivi, dipendenze da droga, alcol, gioco. O sesso. Abbiamo la libertà, oggi. Ma è facile che tanta libertà diventi una prigione. Questo personaggio è così: un esempio di come tanta libertà possa diventare una prigione".
Si chiama Steve McQueen, e giusto per quelli che possono sobbalzare a questo nome, è un artista visuale, ha quarant’anni, è nato in Inghilterra, è di colore. Insomma, niente a che vedere con l’ "altro" Steve McQueen. Questo è un autore di videoinstallazioni, un fotografo e scultore, un re delle gallerie d’arte. Uno che ha anche fatto film minimalisti, nello stile di Andy Warhol, per poi esordire nel cinema vero e proprio due anni fa, con Hunger. E vincere subito la Caméra d’or a Cannes.
In Shame, presentato a Venezia in concorso, racconta con lunghi piani sequenza assorti, quasi alla Antonioni, la vicenda di un trentenne newyorkese ossessionato dal sesso. Prostitute, masturbazioni nella doccia, pornografia sul computer, webcam erotiche, donne guardate per un attimo in un locale o in metropolitana e spesso “consumate” subito dopo; persino sesso omosessuale con sconosciuti. Però, quando trova una a cui vuole bene, non riesce a farci l’amore.

Schiavitù e cinema: 12 anni schiavo e i suoi precedenti.

A chi appartiene l'orrore

domenica 23 febbraio 2014 - Roy Menarini da APPROFONDIMENTI

A chi appartiene l'orrore Chi è Armond White? Un critico afroamericano, poco noto da noi, celebre per le sue prese di posizione rabbiose e per l'attenzione che sempre porta nei confronti di film controversi. Membro del New York Film Critics Circle, ha rumorosamente fatto valere le sue rimostranze nei confronti di 12 anni schiavo, bollato come "horror show" e "porno sulla schiavitù". Le sue accuse sono state considerate troppo pesanti, al punto che Armond White è stato espulso dal circolo dei critici newyorchesi, che ha persino presentato a Steve McQueen le proprie scuse. Si può, certo, dissentire dai modi di White, ma la brutale estromissione dal sindacato è parsa a molti una punizione esagerata. La cosa più sorprendente è che a McQueen è permesso mostrare sadismo e crudeltà per una buona causa, ma a un critico è rifiutato il diritto di negare, con la medesima forza, che si tratti di una pedagogia legittima.
Tuttavia, sono le recensioni ufficiali a garantire il giusto spazio ai pro e ai contro, e ad esse rimandiamo. Quel che ci sembra qui più interessante è ragionare sui "diritti" che da molto tempo vengono evocati - o avocati a sé - per parlare di razzismo. McQueen ha addirittura affermato che 12 anni schiavo è in fondo il primo, vero film sulla schiavitù americana, perché tutti gli altri (se li si analizzano a fondo) la usano come contesto. Ma ricordiamo anche il nervosismo di Spike Lee nei confronti di Tarantino e del suo Django Unchained, nascosto sotto la lunare polemica intorno ai troppi "nigger" pronunciati dai personaggi (in McQueen, ovviamente, ce ne sono anche di più, visto che così si parlava nel periodo storico cui ci si riferisce). E, andando all'indietro, tornano alla mente le polemiche intorno al bellissimo e brutale Mandingo di Richard Fleischer, ancora più violento di 12 anni schiavo, sanguigno e sensazionalistico, ma impallinato per l'unica ragione di essere stato girato da un bianco (bollato per questo di fascismo e razzismo, niente meno, nel 1975). E non dimentichiamo nemmeno le perplessità suscitate dalla celebre miniserie Radici del 1977, quella per intenderci con il protagonista chiamato Kunta Kinte, accusata di spettacolarizzazione dello schiavismo statunitense.
Si tratta, come evidente, di un tema spinoso, di un campo minato, di un territorio a rischio. Dunque ben vengano furiose litigate su 12 anni schiavo e sul suo pedagogismo a suon di frustate contro l'imperturbabilità del pubblico. Certo, se McQueen voleva inchiodare gli spettatori a una sorta di corresponsabilità nei confronti di ciò che stanno guardando, non giunge però al sadismo di Abdellatif Kechiche in Venere nera, che ha quanto meno il merito di aver ricordato a noi europei la nostra personale storia di "slavery".

   

Uno dei registi più interessanti della sua generazione.

La politica degli autori: Steve McQueen

mercoledì 19 febbraio 2014 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Steve McQueen Lo diciamo a maggior ragione dopo avere visto 12 anni schiavo, il film con Chiwetel Ejiofor e Michael Fassbender nelle sale dal 20 febbraio: Steve McQueen, britannico, classe 1969, è uno dei registi più interessanti della sua generazione. Questo non significa che non sia problematico, a volte controverso, anzi. Solo altri due lungometraggi all'attivo: Hunger (2008) a tutt'oggi il suo migliore, e Shame (2011). Anche, però, un passato e un presente da videoartista di fama mondiale. Sue installazioni sono (state) ospitate nei principali spazi espositivi del mondo (compresa una delle ultime alla Biennale di Venezia 2011, in contemporanea con il passaggio di Shame in concorso alla Mostra del Cinema al Lido). Per avere una completa percezione del suo percorso dovremmo metterci a studiare affinità e contaminazioni tra i suoi diversi linguaggi, cosa ardua per chi non bazzica abitualmente l'arte contemporanea. Tuttavia, un nucleo tematico è ben ricorrente in tutta la sua produzione: il lavoro sui corpi. Continua »

   

   
   
   


Small Axe

Una serie antologica in sei episodi e cinque storie
Regia di Steve McQueen (II). Genere Drammatico, produzione Gran Bretagna, 2020.

Il regista Steve McQueen, qui anche co-sceneggiatore, sbarca in Tv dopo il naufragato tentativo con HBO di qualche anno fa.
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