| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Germania |
| Durata | 98 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Stefano Casertano |
| Attori | Micaela Ramazzotti, Giulia Bevilacqua, Valerio Aprea, Caterina De Angelis Marcello Maietta, Giovanni Calcagno, Gabriele Cirilli, Claudia Della Seta, Florence Guérin, Simone Gandolfo, Paolo Buglioni, Romano Talevi, Matteo Quinzi, Stefano Ambrogi, Bruno Pavoncello, Emanuel Bevilacqua, Gianfranco Mazzoni, Michele Enrico Montesano, Giancarlo Porcari, Marco Sincini, Claudio Pallottini. |
| Uscita | giovedì 29 gennaio 2026 |
| Distribuzione | Adler Entertainment |
| MYmonetro | 2,98 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 27 gennaio 2026
La straordinaria storia di Elena Di Porto, una donna ebrea romana, forte, indipendente e coraggiosa che ha sfidato il regime fascista per salvare molte vite. Elena del ghetto è 109° in classifica al Box Office. martedì 24 marzo ha incassato € 320,00 e registrato 26.730 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Roma, 16 ottobre 1943. Una donna si aggira per il ghetto sotto la pioggia scrosciante per avvisare a gran voce i vicini che il giorno seguente i tedeschi sarebbero venuti a prenderli e li avrebbero portati verso quei luoghi "dai quali non si ritorna". Ma nessuno le crede, perché lei Elena Di Porto, "la matta del quartiere", quella che è stata rinchiusa in manicomio già tre volte, che ha lasciato il marito (fannullone e ubriacone), tira di boxe, fuma, gioca (benissimo) al biliardo e si rifiuta di portare le gonne, preferendo andare in giro con le braghe sformate e le bretelle da uomo. Inoltre gli ebrei romani, attraverso il rabbino capo di Roma, hanno fatto un patto con i tedeschi: 50 chili d'oro, e sarebbero stati lasciati in pace. E i tedeschi sono di parola, no? Si sa come è andata, purtroppo, ed "Elena del ghetto" non è riuscita a salvare i suoi vicini e molti dei suoi cari. Ma la discriminazione nei suoi confronti non è cominciata con il rastrellamento, bensì nel momento in cui ha deciso di non essere come le altre "femmine": tutte casa e famiglia, morigerate e obbedienti.
Elena del ghetto è l'opera prima del regista Stefano Casertano, coautore della sceneggiatura insieme ad Alessandra Kre e Francesca Della Ragione (anche autrici del soggetto), e narra una storia poco nota al grande pubblico ma già raccontata varie volte: la sua figura, sotto altri nomi, appare nel saggio di Giacomo Bendetti "16 ottobre 1943", ne "La Storia" di Elsa Morante, nonché nella fiction RAI 16 ottobre 1943 Cronaca di un'infamia di Pino Passalacqua.
Più avanti Gaetano Petraglia l'ha resa protagonista, finalmente col suo nome e cognome, nel racconto "La matta di piazza Giudia", ed Elisabetta Fiorito ne ha raccontato la vicenda nella pièce teatrale "Elena la matta", diretta da Giancarlo Nicoletti e interpretata da Paola Minaccioni.
In questa versione cinematografica Elena è invece incarnata da Micaela Ramazzotti, senza trucco e con i capelli scuri e scarmigliati, con buona volontà ma costantemente sopra le righe, in un dialetto giudaico-romanesco che suona spesso eccessivo e teatrale, così come teatrale è la messa in scena, a metà fra Luigi Magni e Pietro Garinei, nelle scene meno drammatiche ambientate nel quartiere. Molto più sottotono e realistica la recitazione di Giulia Bevilacqua e soprattutto di Valerio Aprea nei panni della cognata Costanza e del fratello di Elena, Vitale. Caterina De Angelis si cala nel personaggio di una diva del cinema dal nome d'arte Mariella Desideri, e Marcello Maietta in quello (sottoscritto) di Samuele, lo "stracciarolo" innamorato di Elena, mentre a Giovanni Calcagno tocca il ruolo ingrato del federale Romolo, amante violento e razzista di Mariella (al secolo Erminia Vitelli).
La chiave di lettura, più che la discriminazione razziale, è l'indomabilità di una donna refrattaria alle regole (soprattutto quelle inutili) che ricorda Teresa la ladra di Dacia Maraini nell'interpretazione di Monica Vitti e la regia di Carlo Di Palma, ma i buoni propositi non salvano il film da una narrazione semplicistica e un'interpretazione centrale talvolta sguaiata, non come lo sono le popolane (almeno nella percezione comune) ma come le dive del palcoscenico. Anche la regia ha qualcosa di innaturale, nonostante i chiari riferimenti al Neorealismo, quasi da videogame, e la sceneggiatura assegna a Elena una caratterizzazione poco aderente ai tempi che racconta, non perché Elena Di Porto non sia stata veramente una ribelle e un'asociale, ma perché sembra aderire alle sensibilità contemporanee più che a quelle della sua epoca.
Sebbene abbia letto nomerose recensioni miste o sul negativo, Elena del ghetto risulta essere un film ben diretto e scritto, con una recitazione forte e incisiva. Certo alcuni espedienti narrativi o personaggi risultano di contorno, ma la figura di Elena viene fuori come veniva percepita all'epoca, portandoti in quegli anni di terrore a cui non siamo, sfortunatamente, molto distanti a rivivere. [...] Vai alla recensione »
Sfuggì alla retata nazista del 16 ottobre 1943, Elena Di Porto, quel sabato nero in cui il ghetto romano venne rastrellato portando oltre mille ebrei nel campo di sterminio di Auschwitz, dove la quasi totalità perse la vita. Eppure, sapendo che alcuni suoi congiunti erano finiti nelle grinfie degli occupanti nazisti - che si avvalsero del coordinamento dei fascisti capitolini, nonostante qualcuno oggi [...] Vai alla recensione »