| Titolo originale | Heel |
| Anno | 2025 |
| Genere | Horror, Drammatico, |
| Produzione | Polonia, Gran Bretagna |
| Durata | 110 minuti |
| Al cinema | 40 sale cinematografiche |
| Regia di | Jan Komasa |
| Attori | Stephen Graham, Andrea Riseborough, Anson Boon, Callum Booth-Ford, Austin Haynes Kit Rakusen, Savannah Steyn, Monika Frajczyk. |
| Uscita | venerdì 6 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,04 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 4 marzo 2026
Dopo una notte di eccessi, Tommy, 19 anni, si ritrova prigioniero di una famiglia che vuole "rieducarlo": presto vittima e carnefice si confondono. Il film è stato premiato a Roma Film Festival, Good Boy è 27° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 2.242,00 e registrato 2.754 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Tommy, diciannovenne sregolato di Londra, passa con gli amici una notte folle, tra droghe, locali, sesso e violenza estemporanea. Tornando a casa esausto e soddisfatto, viene inspiegabilmente sequestrato. L'autore dell'azione è un uomo apparentemente mite, un padre di famiglia che vive in campagna con la moglie e il figlio adolescente e da poco ha assunto un'immigrata irregolare come donna di servizio. La sua intenzione, condivisa dal resto della famiglia, è quella di incatenare Tommy nello scantinato e costringerlo a diventare un "bravo ragazzo". Inizialmente sconvolto, poco alla volta Tommy dovrà scegliere tra la fuga e la redenzione.
Tra Kubrick, Haneke e Lanthimos, il polacco Komasa gira una coproduzione internazionale che riflette in toni chiaramente metaforici sul confine labile tra libertà e coercizione, comunità e isolamento.
Il destino della "vittima colpevole" Tommy - figura riconducibile ad Alex di Arancia
meccanica, ugualmente dedita al piacere e alla violenza - è quello di subire un lavaggio
del cervello con nuova cura Ludovica. Incatenato in uno scantinato, Tommy osserva le sue
gesta violente e gratuite orgogliosamente caricate in rete e alla lunga reagisce con un
disgusto che non è visivo - come invece succedeva al personaggio creato da Anthony
Burgess e Kubrick - ma morale. Tommy arriva a comprendere l'immoralità delle sue
azioni, o quantomeno a coglierne le conseguenze, perché si riconosce in un'analoga
condizione di coercizione e impotenza.
L'interesse di Komasa e degli sceneggiatori Bartek Bartosik e Naqqash Khalid non è
dunque per l'esplorazione del piacere della visione (cosa che fa di Arancia meccanica un
film perennemente attuale), ma per la distanza che separa il gesto violento dal suo rifiuto;
e prima ancora per la differenza tra libertà e interesse.
In altre parole: nel caso si redimesse dai suoi peccati, Tommy lo farebbe per reale
comprensione o semplicemente per liberarsi dalle catene? L'aspetto centrale del film
diventa il rapporto fra il prigioniero e i suoi carcerieri, i quali vivono isolati in una grande
villa immersa nella brughiera inglese e dai toni chiaramente simbolici (come una zona
franca in cui il patto sociale è saltato) e impongono un'idea di felicità fondata su buone
maniere e rispetto, responsabilità e punizione, a un ragazzo malvagio ma privato della
libertà.
Sotto gli occhi di un'ulteriore figura esterna (una ragazza macedone chiamata dai
carcerieri di Tommy a fare da ideale spettatrice del loro spettacolo di rieducazione), il
prigioniero guadagna spazio e affetto, comprende ragioni e interessi degli altri, ma
nonostante ciò rimane incatenato. Il rimando evidente diventa allora il cinema di Lanthimos
(Doogtooth, Il sacrificio del servo sacro) e prima ancora di Haneke (Benny's Video, Funny
Games), come del resto facevano già pensare altri film di Komasa come The Hater o
Corpus Christi, in cui la riflessione sul rapporto fra identità individuale e collettiva, fra la
libertà del singolo e le imposizioni di una società, assumeva toni grotteschi e paradossali.
Ciò che però manca al regista polacco per raggiungere i suoi modelli è un'idea di
messinscena altrettanto forte. Le composizioni geometriche dei registi citati (per non
parlare della messinscena di Kubrick, sempre sospesa fra ragione e caos) esprimono la
rigidità mentale del pensiero assolutista, mentre in Good Boy la messinscena rimanda a
lavori come Saltuburn di Emerald Fennell, in cui il contrasto tra l'eleganza inglese e la
violenza dei gesti è espresso dai colori, dai toni ironici e tragici di una fiaba morale. A tale
effetto contribuiscono anche gli interpreti, in particolare Stephen Graham e Andrea
Riseborough (rispettivamente il padre e la madre della famiglia di moralista sequestratori),
la cui mitezza e anonimità nasconde l'orrore delle buone intenzioni.
Good Boy non è un film piatto, né tantomeno scontato: l'idea della struttura in ferro che
permette a Tommy di muoversi per casa incatenato è ad esempio notevole. Eppure la sua
evidenza metaforica ne fa un film prigioniero di un'idea troppo forte. Un film a tesi,
incapace di dare allo spettatore la libertà di considerarlo qualcosa di diverso da ciò che è.
Al suo interno, insomma, siamo tutti prigionieri.
Partendo dall'ottica deformante in chiave paradossale e grottesca della realtà secondo una poetica vicina alla "Nouvelle Vague" polacca, Jan Komasa realizza con Good boy il suo primo film anglofono con il supporto di una co-produzione d'autore: Jerzy Skolimowski, a proposito di cattivi maestri, e Jeremy Thomas, figura chiave per il crocevia delle culture cinematografiche europee.