| Titolo originale | Les Linceuls |
| Anno | 2024 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Canada, Francia |
| Durata | 119 minuti |
| Regia di | David Cronenberg |
| Attori | Vincent Cassel, Diane Kruger, Guy Pearce, Sandrine Holt, Elizabeth Saunders Jennifer Dale, Ingvar Eggert Sigurðsson, Al Sapienza, Eric Weinthal, Steve Switzman, Vieslav Krystyan, Victoria Fodor, Jill Niedoba. |
| Uscita | giovedì 3 aprile 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Europictures, Adler Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,03 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 1 aprile 2025
Cronenberg continua la sua esplorazione dei confini tra tecnologia, corpo e mente, offrendo una riflessione profonda sul dolore e sulla memoria. In Italia al Box Office The Shrouds - Segreti sepolti ha incassato 172 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Rimasto vedovo di Becca da quattro anni, Karsh ha faticosamente trovato il modo di elaborare il lutto, benché in maniera peculiare. Grazie ai suoi ingenti mezzi finanziari ha fondato una società, GraveTech, che fabbrica sudari speciali, che permettono di riprendere con videocamere i defunti e di farli osservare post mortem ai congiunti attraverso un dispositivo elettronico. Soprattutto Karsh può così osservare Becca in ogni momento, anche da morta. Così facendo, scopre un'anomalia nelle ossa di Becca, come se queste stessero mutando sottoterra. Nel frattempo il cimitero GraveTech dove è sepolta Becca subisce un atto di vandalismo e di hacking informatico, apparentemente riconducibile a un gruppo di ecoterroristi islandesi. Maury, cognato di Karsh, e Terry, sua ex moglie e sorella di Becca, identica a lei tranne per carattere e acconciatura, pensano che siano coinvolti servizi segreti russi e cinesi, interessati alle potenzialità strategiche offerte dai sistemi GraveTech.
In continuità con Crimes of the Future David Cronenberg prosegue nel suo percorso di rarefazione del ritmo e di riflessione metafisica, nuovamente accompagnato dai bordoni ipnotici assemblati da Howard Shore.
In netta discontinuità con l'immediato predecessore della filmografia del regista canadese, invece, The Shrouds è un film costruito sul dialogo, verboso e quasi dimesso sul piano scenografico, benché la tecnologia reciti un ruolo di primaria importanza. Se l'idea dei sudari che coprono interamente il corpo, per riprenderlo ad aeternum, mostra qualche comunanza con la tuta del recente L'uomo invisibile di Leigh Whannell, il resto di The Shrouds è materia profondamente cronenberghiana, con più di un momento di dichiarata autoreferenzialità. Le ossessioni storiche di Cronenberg ritornano puntualmente: voyeurismo; mutazione del corpo, qui oltre la vita; sessualità libera(ta) nella sua morbosità; necessità di esperire fino in fondo qualcosa di estremo e metafisico che la società ignora, condanna o non comprende. Il protagonista, un Vincent Cassel trasformato anche a livello fenotipico in alter ego del regista, elabora il lutto a suo modo, ma durante il processo - visto dai più come malato e sacrilego - si avvicina a zone percettive che gli erano sin qui ignote. Benché il modo di raccontare sia mutato e si sia adeguato al linguaggio cinematografico contemporaneo, Cronenberg prosegue un discorso sulla carne e sull'ossessione scopica che è coerente sin dai tempi di Scanners e Videodrome. Il corpo di Becca è un "mondo" per Karsh, è "l'unico luogo in cui abbia realmente vissuto". Karsh non riesce a separarsi da esso né a resistere all'impulso di osservarlo e controllarlo, fino a creare un simulacro digitale per poter giacere virtualmente con lei. L'altro tema di The Shrouds, e l'altro male del secolo per Cronenberg, è il cospirazionismo, la paranoia da complotto, che inevitabilmente finisce per tirare in ballo russi e cinesi, gettandosi a capofitto nel luogo comune della spy story e svuotandolo di ogni significato. Decidere se si tratti di un MacGuffin o di una chiave interpretativa è questione che riguarda lo spettatore, a cui è giusto non svelare di più.
Raccontando di morte, di lutto e di necessità di vedere oltre la vita, il ritmo impresso da Cronenberg si adegua di conseguenza. Tutto è rallentato fino all'esasperazione, i dialoghi sono recitati con fredda precisione e l'impressione - voluta e tutt'altro che casuale - è che alcune battute tra i personaggi siano quasi pleonastiche, più pertinenti a una discussione quotidiana che alla selezione della medesima (la famosa "vita senza le parti noiose" hitchockiana) in genere adottata dagli sceneggiatori. La tecnologia sempre più invasiva e l'intelligenza artificiale sono applicate da Karsh all'ultimo tabù possibile dell'esistente. Cronenberg non demonizza la tecnologia, ma mostra un'inedita diffidenza verso di essa e ne osserva lo strapotere, guidato dalla necessità umana di vedere di più, abusando di uno dei cinque sensi al di là di ogni ostacolo. Solo chi non vede - come una cliente magiaro-coreana - finisce così per essere affidabile e rassicurante, in un contesto di specie umana deteriorato dall'incapacità di porsi dei limiti e dalla cultura del sospetto e destinato a un necessario e salutare esilio offline.
Come sempre Cronenberg porta sullo schermo le sue ossessioni e molte di queste sotto un certo punto di vista potrebbero risultare abbastanza interessanti, ma... Ma il risvolto della medaglia è che questo regista è come un ragazzo molto talentuoso durante l'anno scolastico che messo di fronte all'esame se ne esce male e merita la bocciatura assolutamente.
L’uscita in sala di The Shrouds – Segreti sepolti è un’opportunità per restituire al film un ruolo rilevante nella filmografia di David Cronenberg, dopo una tiepida accoglienza a Cannes. Sottilmente dimesso in apparenza, concettuale e ardito nella sostanza, è un film intriso di elementi autobiografici, in cui la linea di demarcazione tra regista e alter ego si fa più sottile.
Ancorato alla realtà da un lutto personale – la morte della moglie nel 2017 – Cronenberg appare in dialogo con se stesso, con la sua produzione passata e con i suoi critici, in un film che è sempre più paravento per una riflessione filosofica sul presente e sul futuro, individuale e universale. Ma proprio questa natura – esplicitata fino alla nudità - teorica e autoreferenziale, rende The Shrouds un interessante oggetto di studio. I temi tipici del cinema di Cronenberg sono tutti presenti, ma l’ironica consapevolezza che permea la superficie porosa del film ci suggerisce non solo che il regista sa anche prendersi in giro, o quantomeno osservarsi dall’esterno, ma anche che le pulsioni scopiche dell’epoca di Videodrome sono diventate la norma nel nostro quotidiano.
Nel guardare non c’è più alcuna trasgressione, tutto è talmente sovraesposto e moltiplicato attraverso innumerevoli dispositivi che al protagonista Karsh non resta che l’aldilà per saziare il suo desiderio voyeuristico. Dal punto di vista stilistico, Cronenberg utilizza una fotografia fredda e clinica, che accentua il distacco emotivo dei personaggi e riflette la natura asettica della tecnologia presentata. Le inquadrature statiche e l'uso di ambienti minimalisti contribuiscono a creare un'atmosfera di inquietante serenità, in cui l'orrore si insinua sottilmente nella quotidianità.
Il vedovo inconsolabile Vincent Cassel osserva il cadavere della moglie che si decompone nella tomba. Si può fare, grazie a un sudario (shroud) di sua invenzione, coi sensori e una app. Ha messo in piedi un cimitero hi-tech, c'è chi apprezza e chi no. Fra un'occhiata e l'altra al corpo amato, esce con altre donne, prescrizione del dentista: «II dolore ti sta facendo marcire i denti».