Viaggio al Polo Sud

Film 2023 | Documentario, +13 83 min.

Titolo originaleVoyage au pôle sud
Titolo internazionaleAntartica Calling
Anno2023
GenereDocumentario,
ProduzioneFrancia
Durata83 minuti
Al cinema42 sale cinematografiche
Regia diLuc Jacquet
AttoriLuc Jacquet .
Uscitagiovedì 13 giugno 2024
TagDa vedere 2023
DistribuzioneMovies Inspired
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

Regia di Luc Jacquet. Un film Da vedere 2023 con Luc Jacquet. Titolo originale: Voyage au pôle sud. Titolo internazionale: Antartica Calling. Genere Documentario, - Francia, 2023, durata 83 minuti. Uscita cinema giovedì 13 giugno 2024 distribuito da Movies Inspired. Oggi tra i film al cinema in 42 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 3 recensioni.

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Ultimo aggiornamento martedì 11 giugno 2024

Il regista prova a immortalare la forza che lo attrae verso la Terra Adelia

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
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Un'operazione di forte astrazione che è anche riflessione profondamente ecologista.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
mercoledì 8 novembre 2023
Recensione di Raffaella Giancristofaro
mercoledì 8 novembre 2023

L'Antartide, o Terra (Australis) Incognita, "si può raggiungere da quattro accessi diversi: quello dall'America del Sud è il mio preferito", dice Luc Jacquet. A trent'anni dalla sua scoperta antartica, che ha originato l'apprezzato documentario La marcia dei pinguini, premio Oscar 2006, il regista non ha più abbandonato quelle regioni polari. Con Antarctica Calling ripete quel viaggio estremo tra i ghiacci per condividere con nuovi occhi e altre lenti fotografiche la meraviglia di paesaggi inaccessibili.

Punto di partenza: Torres del Paine, le cime blu del parco naturale della Patagonia, in Cile. "Per abituarsi allo spazio e alla luce, e purificarsi l'anima".

Da quello choc cognitivo avuto nel 1991, a 23 anni, da studente francese di biologia alla Stazione scientifica Demont D'Urville, a questo nuovo film, molte cose sono cambiate: non solo lo stile documentaristico scelto, ma anche lo spirito con cui si accosta all'ambiente, a quegli spazi oltre il tempo e al loro senso di infinito, maestoso, imprevedibile che ridimensionano drasticamente il dominio umano sul pianeta.

La drammaturgia buffa e commovente che in quel premiato esordio coinvolgeva colonie di simpatici uccelli nuotatori lascia qui il passo a un'operazione di forte astrazione che è anche riflessione profondamente ecologista ed evoca chiaramente nuovi concetti connessi all'Antropocene. Come la solastalgia, stato psichico di angoscia generata dall'intervento negativo dell'uomo sull'ambiente.

L'unica presenza umana del film è proprio il regista, mai inquadrato in primo piano e spesso ai margini dell'inquadratura. Una minuscola figurina di viaggiatore, summa dei suoi predecessori, da Magellano ad Amundsen, fino ai molti sconosciuti che hanno perso la vita in quelle spericolate ricognizioni. Con le dimensioni limitate del suo corpo, Jacquet dà proporzione all'infinitamente grande che lo circonda. Si fa traghettatore anonimo nel "regno del ghiaccio", un paesaggio multiforme, abbacinante e terrificante, che non si limita ad abbagliare l'uomo con la sua primordiale bellezza, ma che lo modifica, ne ridefinisce la percezione di tempo e spazio. Lo dice bene il titolo originale francese, Continent magnétique: un continente dall'attrattiva irresistibile, che "turba le bussole e le menti".

La voce fuori campo del regista accompagna gran parte del film, forse in misura invadente, così come la colonna sonora, rispetto a immagini già stupefacenti in sé; ma è un dato inevitabile, la cifra e la firma, come la scrittura a mano sulle pagine dell'immancabile diario scritto a bordo, di un lavoro eccezionalmente personale, l'esito di una dipendenza dichiarata da un'alterazione della percezione.

Al di là di queste soluzioni narrative un po' scontate, il film si spinge oltre la mera osservazione naturalistica, in una volontà di fusione pacifica, non predatoria, con gli elementi naturali e animali di un continente minacciato: collaborando con il direttore della fotografia Christophe Graillot (Il mio amico Tempesta), sfuoca i margini del quadro, schiaccia con grandangoli foreste di vento e ghiaccio, in probabile omaggio allo stile fotografico iperdefinito e sacrale di Il sale della Terra di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado; Jacquet vuole rappresentare visivamente il senso dell'effimero umano in rapporto a un luogo che è alla "fine del mondo".

Regalare allo spettatore l'esperienza dell'avventura, del sogno, dell'immaginazione, anche allucinata, tramite l'orizzonte infinito e inconoscibile e dettagli affascinanti ripresi in ogni momento di luce, tra tempeste di neve, immersioni, attese pazienti nella banchisa, camminate solitarie in una massa bianca intatta. Grazie alla domanda che lo assilla e lo tiene in vita ("cosa mi porta qui?"), possiamo illuderci di sentire la pressione del vento sulle ali di un albatross, percepire il gocciolare degli iceberg nell'oceano, intravedere forme antropomorfe nei tronchi di una foresta distrutta, ascoltare il richiamo d'amore delle foche sotto il ghiaccio, immaginare il volo dei condor sopra la testa. Incontrare di nuovo e all'improvviso, una colonia di pinguini: unica forma di vita in uno spazio lunare e spietato. Stavolta sono loro a guardare noi, ospiti imprevisti e irriconoscenti. In silenzio.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 12 giugno 2024
Davide Maria Zazzini
La Rivista del Cinematografo

Una nave in viaggio tra ghiacci sovrumani; un biologo da Oscar come timoniere; una rotta estrema che va dal cuore del parco naturale della Patagonia fino al Polo Sud; condor, pinguini e foche come compagni di viaggio; sullo sfondo, sempre, l'immensità minacciosa e glaciale dell'Antartide. È l'ennesimo Viaggio al Polo Sud dell'ormai cinquantacinquenne Luke Jacquet che rimane fedele a sé stesso e al [...] Vai alla recensione »

martedì 11 giugno 2024
Giulia Bona
Film TV

«Il richiamo dell'ignoto» ulula forte nel cuore del regista naturalista (con formazione da biologo) Luc Jacquet, attratto dal «respiro del ghiacciaio», irretito da quel «mondo antico» che è l'Antartide - raccontato già nel doc premio Oscar La marcia dei pinguini (2005) -, luogo dove l'incivile impronta umana pare ancora lontana, nonostante gli effetti del cambiamento climatico siano fin troppo visibili [...] Vai alla recensione »

NEWS
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venerdì 31 maggio 2024
 

Il regista de La marcia dei pinguini torna con un'avventura visivamente sorprendente, offrendoci per immagini ciò che non è possibile trasmettere a parole. Dal 13 giugno al cinema. Guarda il trailer »

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