Vikings: Valhalla

Film 2022 | Azione, Drammatico

Regia di Steve Saint Leger, Hannah Quinn, Niels Arden Oplev. Una serie con Frida Gustavsson, Bosco Hogan, Mark Huberman, Bill Murphy, Hafþór Júlíus Björnsson. Cast completo Genere Azione, Drammatico - USA, 2022, Valutazione: 3 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 8

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Ultimo aggiornamento mercoledì 23 febbraio 2022

La serie è ambientata all'incirca 100 anni dopo i fatti raccontati in Vikings e portera sullo schermo le vere avventure dei grandi Vichinghi realmente esistiti.

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Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Una serie che soddisferà i fan per la fedeltà delle tematiche ma che non brilla per originalità.
Recensione di Andrea Fornasiero
lunedì 4 gennaio 2021
Recensione di Andrea Fornasiero
lunedì 4 gennaio 2021

Leif e sua sorella Freydis sono i figli di Erik il Rosso, il guerriero Berserker che ha fondato la colonia vichinga in Groenlandia. Giungono a Kattegat in cerca di vendetta contro un vichingo al servizio di Olaf Haraldson, colpevole di aver violentato Freydis. Nel mentre Canute sta radunando proprio a Kattegat una grande armata, per vendicare il massacro di vichinghi in Inghilterra perpetrato da Re Æthelred. A questa impresa, oltre a Olaf, partecipa anche suo fratello Harald. In Inghilterra nel mentre il figlio di Æthelred, il giovane Edmund, prende il potere ma viene manipolato, con diversi fini, dalla regina Emma e dall'astuto consigliere Godwin.

Ambientata cent'anni dopo la Vikings di Michael Hirst, questa serie sequel racconta di altri vichinghi che hanno fatto la Storia ed è fedele al tono e alla spettacolarità della serie originale.

Canute è stata una delle figure storiche più importanti dei regni del Nord intorno all'anno mille, mentre Leif e Freydis fanno parte della Vinland saga, ossia le storie sull'esplorazione continente nordamericano. Anche Harald e Olaf sono poi personaggi storici di spessore, in particolare il secondo che, dopo la sua morte, fu canonizzato santo prima da un cardinale e poi da Papa Alessandro III.

Il materiale per nuove epiche imprese dunque non manca in questa serie firmata dallo sceneggiatore di Il fuggitivo Jeb Stuart. Al tempo stesso, però, di battaglie tra sassoni e vichinghi in Inghilterra e di esplorazioni in mare fino all'America già se ne sono viste nella serie originale. I tocchi di attualità, con situazioni di #metoo e personaggi di etnia non nordica, pure erano già stati inseriti da Michael Hirst.

Allo stesso modo anche il rapporto con la cristianità è stato ampiamente affrontato nelle varie stagioni di Vikings, che già nelle primissime puntate introduceva tra i vichinghi il monaco Athelstan. In Vikings: Valhalla si assiste al crepuscolo degli dèi norreni e il cristianesimo è sempre più presente, ma a parte questo la serie sembra in tutto e per tutto una prosecuzione sugli stessi temi e luoghi. 

A fare un poco di differenza sono dunque i personaggi e le figure storiche, così come gli attori che li incarnano. In particolare Leif ha un rapporto assai combattuto con la violenza tipica dei vichinghi, sia perché cerca di uscire dall'ombra del padre Berserker, sia perché all'inizio della serie non ha mai ucciso nessuno. Freydis invece vede la propria fede negli dèi norreni schiacciata dall'avanzare del cristianesimo, con effetti già tragici in questa prima stagione.

Sul versante opposto c'è il fervore di Olaf che vuole convertire tutti i vichinghi, mentre in Inghilterra con Canute si viene a creare una situazione inedita: un re vichingo che resta sul trono a lungo. Tra gli interpreti però a spiccare sono altre figure, dove se Leif sembra fin troppo un fotomodello appena sporcato dalla barba incolta, è Harald ad avere il carisma di un'intelligenza brillante. Ancor di più tra gli inglesi Godwin dimostra più volte di saper condurre il doppio gioco con maestria e risulta una figura piacevolmente imprevedibile, anche grazie all'interpretazione di David Oakes, veterano di drammi inglesi in costume più o meno medievale.

Dal punto di vista spettacolare la serie ha da subito il budget per la ricostruzione di grandi battaglie e scene di massa ed è fedele alla struttura delle ultime annate di Vikings, con uno scontro campale a metà stagione e uno a fine stagione. In questo senso gli otto episodi finiscono per essere quasi pochi e faticano un po' a far respirare le storie e i personaggi prima che la loro vita sia travolta dalla battaglie. A tal proposito quella di Londra di metà stagione, combattuta su un ponte con una strategia quasi da Fiume Kwai, si distacca dai molti assedi e scontri a campo aperto visti in passato. Quella finale invece non brilla per originalità.

Dunque Vikings: Valhalla non brilla, ma anche senza aggiungere poco più che un capitolo di Storia, soddisferà i fan della serie originale grazie alla fedeltà ai temi e ai valori produttivi messi in campo.

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mercoledì 23 febbraio 2022
Andrea Fornasiero

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