Billy the Kid

Film 2022 | Avventura, Biografico, Drammatico

Regia di Otto Bathurst, David Frazee, Rachel Leiterman, Michael Nankin. Una serie con Tom Blyth, Daniel Webber, Eileen O'Higgins, Sean Owen Roberts, Dakota Daulby. Cast completo Genere Avventura, Biografico, Drammatico - USA, 2022, STAGIONI: 3 - EPISODI: 24

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Ultimo aggiornamento venerdì 31 luglio 2026

Serie western incentrata sulla figura carismatica di uno dei personaggi più celebri del vecchio West.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
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CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO N.D.
Una serie western sulla vita del famoso pistolero.
a cura della redazione
venerdì 21 ottobre 2022
a cura della redazione
venerdì 21 ottobre 2022

William H. Bonney ha umili origini irlandesi, ma tutto lo conoscono come Billy the Kid, uno dei più celebri pistoleri del West e soprattutto uno dei personaggi chiave nella famosa guerra del bestiame della contea di Lincol. A dare il volto al personaggio protagonista troviamo Tom Blyth (The Hunger Games: The Ballad of Songbirds and Snakes), al suo fianco Daniel Webber (The Punisher). La serie è firmata da Michael Hirst conosciuto per The Tudors e Vikings.

Episodi: 8
Regia di Otto Bathurst, David Frazee, Rachel Leiterman, Michael Nankin.

Atto finale, la trilogia si chiude come anche il mito, mentre i temi restano

Recensione di Giovanni Piretti

Billy è ancora in fuga, ma la posta in gioco si è fatta istituzionale: la caccia non è più solo vendetta privata, è un'operazione di Stato guidata da chi detiene il potere. Pat Garrett, ora sceriffo, incarna la legge che insegue la leggenda; Billy tenta di proteggere chi ama e di colpire il cuore del sistema che lo ha reso un nemico pubblico. La stagione chiude la trilogia con uno scontro che è insieme personale e politico.

La terza stagione mantiene la sobrietà stilistica delle precedenti ma sposta il baricentro narrativo verso una resa dei conti più esplicita con il potere locale: il Santa Fe Ring è la forza antagonista e anche solo il vero obiettivo da smantellare.

La scrittura evita facili mitizzazioni e preferisce mostrare il costo umano delle scelte: si spezzano alcune alleanze, emergono importanti tradimenti e il conto delle vite perse si fa pesante.

Dal punto di vista della regia la serie resta asciutta e misurata; la ricostruzione d'epoca è ancora il focus e i dialoghi cercano di essere sempre semplici, reali e poco affini alla retorica. Qui l'azione è funzionale, non spettacolo fine a sé stesso: gli scontri servono a far avanzare la trama e a mettere in luce la trasformazione morale dei personaggi. Jesse Evans percorre una traiettoria di espiazione che aggiunge profondità, mentre Emily, figlia di Catron, diventa l'innesco di una strategia che porta Billy a colpire il potere dall'interno. Dulcinea resta il centro emotivo, ma anche lei paga il prezzo della realtà che circonda il protagonista.

Il confronto finale con Thomas Catron risolve molte tensioni ma lascia aperti interrogativi etici: la vendetta privata produce risultati concreti, ma a quale costo collettivo? La fuga finale di Billy verso una nuova identità è coerente con la mitologia del personaggio, eppure il sapore è amaro: la vittoria è individuale, la comunità resta divisa. Non una stagione rivoluzionaria, ma coerente con l'ambizione della serie: raccontare come la leggenda si costruisca tra scelte estreme, compromessi e sacrifici.

Episodi: 8
Regia di Otto Bathurst, David Frazee, Rachel Leiterman, Michael Nankin.

Il pistolero che voleva tornare nella legalità si troverà più incasinato che mai

Recensione di Giovanni Piretti

Il più veloce pistolero e principale ricercato di tutti gli Stati Uniti torna in questa stagione per continuare la sua battaglia per la giustizia e l'uguaglianza, cercando di districarsi tra i rappresentanti della legge corrotti e le bande di criminali che vogliono la sua testa. Vede una possibilità di essere di nuovo un cittadino normale, ma il bollo che ha in fronte con scritto "criminale" non gli renderà facile la pace con i vecchi rivali, la protezione del suo nuovo amore e della comunità di messicani sottomessi e la ricerca dell'amnistia.

La serie conferma le premesse della prima stagione sia dal punto di vista degli intenti che della realizzazione del processo creativo: si punta ad ottenere un racconto realistico con valori in gioco verosimili e possibilmente tridimensionali; ad un certo rigore storico nelle vicende biografiche e nella ricostruzione di costumi, ambienti e abitudini; ad una cifra stilistica a dir poco scarna ed essenziale.

Ciò che forse migliora e rende più interessante la seconda stagione è una complicazione dell'intreccio, con l'aumento di personaggi che si susseguono tra vicende di sangue non estetizzate e non viste dal punto di vista di un antieroe della malavita particolarmente affascinante alla Tommy Shelby, piuttosto da uno sguardo globale sulle dinamiche politiche e sociali, dunque anche economiche e culturali, di una ipotetica società del tempo. Perciò è sul tema di una sorta di guerra civile, tra classi e ceti, tra potere e popolo, che la serie riesce ad esprimersi al meglio, con un sotto-testo che prende il sopravvento sul cliché del genere.

Parliamo di una serie non brillante, ma che racconta di come Billy si trovi dalla parte del signor Tunstall con l'obiettivo di sradicare il monopolio di potere economico e politico, in particolare dettato dal controllo dell'unica banca esistente in città, della "House" gang di Lawrence Murphy. Jesse Evans è ormai un soldato nemico, anarchico di spirito ma al servizio dei cattivi. Tra la guerra e una apparente tregua, Billy si trova a dover rinunciare spesso alle speranze di redenzione e di re-immissione nella società a causa di gente della legge più corrotta e malvagia di lui, il "wanted" della situazione. La subdola perfidia di Thomas Catron dopo ciò che resta di John Riley, il faccia a faccia con il nuovo sceriffo ed ex amico Pat Garrett, l'evasione, il rapporto con la coraggiosa Dulcinea e tutte le dinamiche legate alla (non) fiducia verso il nuovo governatore rendono questi otto episodi più avvincenti e "pregni" di quelli della prima stagione. Il finale è un portone spalancato verso la terza stagione.

Episodi: 8
Regia di Otto Bathurst, David Frazee, Rachel Leiterman, Michael Nankin.

Un western lineare - fin troppo prolisso - sulla vita del famoso pistolero

Recensione di Andrea Fornasiero

Henry McCarthy ha una cospicua taglia sulla sua testa, ma prima di essere un noto fuorilegge è stato un bambino nella New York dell'Ottocento. La sua famiglia di origini irlandesi, in miseria, si lancia nell'avventura di un viaggio verso l'Ovest in cerca di fortuna, ma il padre cade presto in una cupissima depressione e la madre fatica a tenere in attivo i conti di casa, soprattutto quando il figlio minore si ammala. Henry fa la conoscenza di Jesse Evans, fuorilegge che ama fare soldi facili, e finisce arrestato per il furto in una lavanderia cinese. Scapperà di prigione e da allora vivrà da ricercato, assumendo l'alias di William H. Bonny. Sarà la sua futura nemesi Pat Garrett a dargli il nome con cui è passato alla storia: Billy the Kid.

Scritta interamente da Michael Hirst, Billy the Kid è un western che racconta in modo lineare la vita del protagonista, a cui avrebbe giovato una maggior concisione.

La vita di Billy the Kid diventa interessante soprattutto nella cosiddetta "guerra della contea di Lincoln" in New Mexico, quando prende le parti dei Regolatori contro la banda di Jesse Evans e gli altri banditi assoldati da Chisum. Prima invece la sua vicenda è soprattutto una sequela di piccoli furti, partite di poker, evasioni e omicidi per legittima difesa o accidentali.

Una serie di sfortunate coincidenze a cui Hirst tenta di dare un fil rouge con la figura di un giornalista, Ash Upton (sarà poi il ghostwriter di The Authentic Life of Billy the Kid di Pat Garrett) che fa amicizia con Billy e, in modo un po' improbabile, si ripresenta in varie cittadine cercando di aiutarlo e al tempo stesso spiegandogli che sta realizzando un'inchiesta su una sorta di massoneria con agganci fino a Washington. Questa trama su una specie di deep state ante-litteram non si sposa un granché bene alla vicenda di un ragazzo per lo più travolto dagli eventi e tutt'altro che interessato a questioni politiche. Funziona bene in compenso nella serie il suo rapporto di amicizia con i messicani, che inizia fin da bambino e che da subito gli fa prendere coscienza dell'oppressione a cui sono soggetti i latinoamericani.

Uno dei passaggi più riusciti è infatti il rapporto con Melquiades Segura, che a sua volta diventerà un ricercato per crimini che non ha commesso, innocente e perseguitato. Billy si sentirà responsabile per la sua sorte e tornerà a salvarlo, ma l'amico riconoscerà che nel mentre il ragazzo è cambiato, si è indurito. Il rapporto con i messicani, anche in linea con la vulgata moderna a favore delle minoranze, diventa così l'elemento salvifico per Billy, che ormai anestetizzato alla morte dalla sua vita da fuorilegge, si scuote solo quando vede ancora una volta ingiustizie perpetrate sugli innocenti, anche peggiori di quelle a cui ha assistito da bambino.

Girata per lo più in Canada e con diversi attori canadesi nel cast, la serie vanta scorci naturalistici dall'apertura da vero western. Gli attori invece sono tutti pressoché sconosciuti e si punta soprattutto sulla loro somiglianza con le iconiche figure che sono chiamati a interpretare, o più in generale sulla vicinanza con la fisionomia del tempo. Non tutti sono convincenti e pochi purtroppo sono carismatici, ma il protagonista Tom Blyth, che incarna un Billy the Kid per lo più travolto dagli eventi, tutto sommato se la cava. Certo non è né mai sarà Bob Dylan, così come il tono e la regia sono lontanissimi dall'immortale film di Sam Peckinpah.

L'autore di Vikings Michel Hirst è da sempre interessato alla Storia e infatti la sua serie, che considera uno dei lavori più importanti e riusciti della propria vita, insiste in modo anche pedante nel mettere i fatti della vita di Billy in ordine cronologico. Un'operazione come quella di Peckinpah non era dunque minimamente un suo obiettivo, ma una maggior personalità stilistica non avrebbe guastato a una produzione che risulta nel complesso troppo anonima rispetto a un protagonista tanto forte. Basti pensare al recente trattamento di John Brown in The Good Lord Bird per avere un esempio di grande vitalità. Per altro le sorti della serie sono incerte e un rinnovo non sembra così probabile, dunque questa prima stagione, che fa per lo più da prologo ai fatti salienti che seguiranno, rischia di risultare brutalmente monca.

Tutti i film da € 1 al mese

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