| Titolo originale | Memoria |
| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Colombia, Tailandia |
| Regia di | Apichatpong Weerasethakul |
| Attori | Tilda Swinton, Jeanne Balibar, Daniel Giménez Cacho, Juan Pablo Urrego, Elkin Díaz Agnes Brekke, Jerónimo Barón, Aida Morales, Constanza Gutierrez. |
| Uscita | giovedì 16 giugno 2022 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Academy Two |
| MYmonetro | 3,48 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 giugno 2022
Il viaggio di scoperta di una donna inglese in Colombia, attratta da un misterioso rumore che proviene da lontano. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 1 candidatura a NSFC Awards, In Italia al Box Office Memoria ha incassato 20,2 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Jessica, una donna inglese in visita alla sorella a Bogotà, viene attirata da un misterioso suono che la sorprende più volte: di notte, per strada, in un ristorante. È reale il suono o è solo nella testa di Jessica? La ricerca dell'origine dello strano fenomeno, prima da un medico poi in uno studio di registrazione, e la visita ad Agnes, archeologa che studia resti umani scoperti durante uno scavo, porta Jessica dalla città alla foresta, dove incontra un pescatore che le fa capire come ogni persona è connessa alle altre e le mostra ricordi di vite mai vissute. Rasserenata, Jessica accetta l'esistenza del suono, mentre la radio dà la notizia di un terremoto forse causato dal decollo di una navicella aliena...
Prima esperienza fuori dal suo paese per il regista tailandese Apichatpong Weerasethakul (Palma d'oro a Cannes nel 2010 con Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti), che in una città e in una terra che non gli appartengono registra l'alienazione di una donna anch'ella straniera e la sua progressiva accettazione della totalità del cosmo.
La presenza di Tilda Swinton in Memoria connota il film come un'operazione arty, a metà tra il cinema d'autore e l'installazione audiovisiva. La trama pressoché inesistente, innescata e rilanciata dall'ascolto di un rumore indefinibile, e - per chi conosce i precedenti lavori del regista - l'abituale ricorso a uno stile rigoroso, con lunghi piani fissi, tempi dilatati, spazi architettonici e naturali ripresi da angolazioni che ne evidenziano le linee prospettiche e le relazioni formali con le figure umane, aumentano la consapevolezza di assistere a un'operazione di straordinario valore formale, che richiede una pazienza e un'attesa non abituali nell'esperienza della visione cinematografica comune (non a caso Memoria è solamente il secondo film di Apichatpong Weerasethakul distribuito in Italia, nonostante una carriera ormai più che ventennale e una fama festivaliera consolidata).
Artista amato e coccolato da festival e musei di tutto il mondo, autore capace di creare un immaginario legato alle influenze della cultura buddista e animista, alla meditazione e alla metempsicosi, all'eterno ritorno delle vite passate nel tempo presente e alla possibilità del cinema di cogliere lo scorrere del tempo in un senso non cronologico, con Memoria Apichatpong Weerasethakul ha saputo portare il suo universo visivo, auditivo e formale in un paese straniero (la Colombia) e qui raccontare un'esperienza di alienazione e scoperta che mette in discussione le certezze razionali di una donna (e con lei di tutti gli spettatori).
La protagonista Jessica vive immersa in uno spazio che non controlla e che la sorprende; il tonfo che crede di sentire proviene da un fuoricampo indefinibile e indefinito e ogni tentativo di risalirne all'origine è destinato a fallire. La stessa pratica dello scavo archeologico dell'amica Agnes, che isola frammenti di corpi cristallizzati nella terra e dal tempo, sembra fermarsi un passo prima della scoperta.
Per Apichatpong Weerasethakul, dunque, è l'idea del percorso di ricerca, della traiettoria, così come del viaggio (inteso come traccia narrativa, quando Jessica da Bogotà si sposta nella foresta pluviale) a incontrare il proprio limite di fronte alla grandiosità senza forma del cosmo. Ed è soprattutto l'illusione dell'uomo di dominare il mondo con la razionalità (con la mente, lo sguardo, l'orecchio) a essere messa a nudo.
È perciò nell'incontro con l'altro e nell'ascolto di una vita che sta oltre la ragione e la visione che Jessica, grazie al pescatore incontrato sulle rive di un fiume, trova finalmente la pace. Nella lunga scena in cui la donna siede a fianco dell'uomo, mentre questi, ricordando vite che non ha vissuto, muore e si risveglia, è la fissità della macchina da presa, unita alla durata del piano e alla posizione dell'asse di visione a sintetizzare l'idea di cinema di Apichatpong Weerasethakul. Per questo cineasta unico e misterioso, infatti, il cinema non è movimento, racconto o rappresentazione; il cinema è attesa, presenza di un evento, epifania.
Nella seconda parte di Memoria, nulla succede eppure tutto si compie. La memoria abbraccia il cosmo, che essendo una totalità senza forma non può che manifestarsi in maniera così ampia da diventare invisibile, inconoscibile in termini razionali. Jessica non è spettatrice di nulla, ma per una volta "sente" tutto: non come fino a quel momento ha sentito il tonfo, ma come immersa in un'esistenza collettiva di cui fa parte.
Forse per questo alla fine di Memoria arrivano anche gli alieni: per offrire ironicamente una spiegazione all'inspiegabile; per aiutare gli umani - così sperduti e così illusi - a conoscere e sentire il mondo di cui fanno parte.
LENTEZZA, NON PUO' ESSERE UN PARAMETRO (NEGATIVO) PER VALUTARE UN FILM. IL REGISTA CI INSEGNA AD ASCOLTARE IL SILENZIO E I SUONI PROVENIENTI DA UNA DIMENSIONE LONTANA. IN QUESTO FILM LA LENTEZZA E' NECESSARIA ALL'ASCOLTO, ALLA COMPRENSIONE PROFONDA DI UNO SGUARDO DIVERSO.
A Bogotà un potente rumore sordo sveglia la botanica Jessica Holland (Tilda Swinton) che è in Colombia per assistere la sorella, ricoverata in ospedale per una strana narcolessia. Su consiglio del cognato fa visita a Hernan, un ingegnere del suono, che cerca - attraverso le indicazioni della donna e la sua banca dati - di riprodurre il boato. Durante il film - che segue il suo peregrinare nel corso [...] Vai alla recensione »