Nuevo orden

Film 2020 | Drammatico, 88 min.

Regia di Michel Franco. Un film con Naian González Norvind, Diego Boneta, Monica del Carmen, Dario Yazbek Bernal. Cast completo Genere Drammatico, - Messico, 2020, durata 88 minuti. Uscita cinema lunedì 26 aprile 2021 distribuito da I Wonder Pictures. - MYmonetro 2,82 su 25 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 25 agosto 2021

Un matrimonio tra ricchi viene interrotto dall'irruzione di un gruppo di persone di ceto sociale più basso. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Nuevo orden ha incassato 13,5 mila euro .

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Consigliato sì!
2,82/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,80
PUBBLICO 3,17
CONSIGLIATO SÌ
La regia è talentuosa e l'affresco tragico e trascinante, ma Franco manca di capacità di astrazione.
Recensione di Marianna Cappi
venerdì 11 settembre 2020
Recensione di Marianna Cappi
venerdì 11 settembre 2020

In una città del Messico dilaniata da sommosse e rivolte, la ricca Marianne Novelo sta per sposare il fidanzato Alan, quando un gruppo di popolani armati fa irruzione nella grande villa dei suoi genitori, portando caos, terrore e mattanza, con la complicità di parte dei domestici. La ragazza si salva fortuitamente dal massacro, ma finirà comunque nelle terribili prigioni dell'esercito rivoluzionario, dove verrà torturata e diventerà esca per la richiesta del riscatto.

Nel Messico distopico di Michel Franco, la disuguaglianza sociale ha raggiunto dimensioni spaventose e si è radicata al punto da divenire mostruosa normalità e da assetare di giustizia la maggioranza della popolazione, che vede nello spirito di questo tempo, populista e violento, il richiamo perverso di una rivoluzione possibile, fatta di odio, vendetta e imposizione di un nuovo, terroristico ordine.

La distanza che separa distopia e realtà è risicata, com'è sotto gli occhi di tutti, e lo scenario del film si potrebbe ritagliare anche altrove, in molte parti del mondo contemporaneo, per quanto il classismo strutturale e una polizia sempre più corrotta e violenta, facciano del Messico un caso tragicamente emblematico. Il messaggio di Franco è dunque spiattellato con forza e presunta autoevidenza, per tutti e ottantotto i tesi e concitati minuti del film: continuare ad ignorare il problema e a sopprimere le richieste di cambiamento sociale porterà ad uno stato delle cose peggiore del presente, in cui la classe popolare, una volta al potere militare, si comporterà come una massa di assassini, al soldo degli stessi vertici corrotti di sempre.

Ma, sotto la mano talentuosa della regia e il fascino dell'affresco corale, è anche un messaggio ambiguo e opinabile, che antepone le ragioni dello spettacolo ad un'analisi più lucida ed approfondita della situazioni che inquadra.

Con lo stile di un film di guerra, dichiarando di essersi ispirato al para-documentarismo de La battaglia di Algeri, il quarantenne messicano ribadisce il concetto dall'inizio alla fine, decapitando le sfumature e sfiorando, se non la caricatura, di certo la generalizzazione, nella fotografia dell'élite bianca ma soprattutto dei nativi messicani, che calano come primitivi tra le mura degli aguzzini.

Si possono trovare l'esibizione e l'eccesso trascinanti o ripetitivi, ma quel che è certo è che non è bastato a Michel Franco aprire sull'inquadrature di un grande pannello astratto per riuscire a scollare il film da un primo livello di lettura e conferirgli quell'astrazione che, Reygadas insegna, apre una crepa nel pensiero e lascia entrare domande e emozioni.

Anche l'idea della vernice verde, che vorrebbe mettere in cortocircuito verità e rappresentazione, arte e guerriglia, non va oltre un'intuizione iniziale che non si propaga e non ci contagia come dovrebbe.

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FOCUS
FOCUS
giovedì 22 aprile 2021
Giovanni Bogani

First reaction: shock. Because… perché il film di Michel Franco vuole colpire come un pugno allo stomaco, su questo non ci sono molti dubbi. E ci riesce, pure. Perché è violento, ma soprattutto è disturbante, spiazzante.

Parte in un modo e si sviluppa in un altro, sembra un ritratto di borghesia in nero, poi apre scenari di guerriglia, di rivoluzione: ma una rivoluzione quasi astratta, con i suoi rivoluzionari che sembrano zombie, un esercito di zombie senza più niente di umano. È l’umanità che sparisce, che è assente in quasi tutti i personaggi. È questa mancanza lo shock più forte.  

Nuevo orden, ora disponibile in streaming, è il sesto film da regista di Michel Franco. Lo scorso 12 settembre, alla Mostra del Cinema di Venezia – sembra passata una vita, eravamo in sala e sembrava di tornare alla normalità – vinceva il Gran Premio della Giuria.

Una consacrazione, sì. Ma già da qualche anno Michel Franco si era ritagliato un posto fra i formidabili protagonisti del cinema messicano degli ultimi anni, fra Alfonso Cuaròn, Alejandro Inarritu, Guillermo Arriaga, Guillermo del Toro.

Più giovane di loro di una quindicina d’anni, Franco ha a casa già un bel po’ di premi: quello di Un certain regard a Cannes per Despuès de Lucìa nel 2012, il premio per la sceneggiatura sempre a Cannes, nel 2015, per Chronic. Ma è un bel po’ suo anche il Leone d’oro del 2015 per Desde allà (Ti guardo) di Lorenzo Vigas, primo film sudamericano a vincere a Venezia, e che Michel Franco aveva prodotto.

Ma lasciamo stare i premi, torniamo al film.

C’è un matrimonio di ricchi. Lei è bionda – è Naian Gonzáles Norvind, attrice di origine norvegese – lui è disinvolto e bello – è Dario Yazbek Bernal, il fratellastro di Gael Garcia Bernal. Ci sono decine di invitati, gli abiti delle donne color pastello, le tartine, i flutes di champagne, il lusso, la musica, i giovani che si imboscano, altri in una stanza a provare il peyote. Sono tutti “whitexican”, messicani bianchi e facoltosi. Sono scuri di pelle solo i servitori, come la governante silenziosa e fidata, che ricorda la custode dei film di Brad Pitt e Cate Blanchett in Babel di Inarritu, Adriana Barraza. O la dimessa, umile, preziosa Yalitza Aparicio di Roma.

La camera scivola fra loro, fluida, come in una danza fra gli invitati, come fosse un film di Altman. La luce è chiara, quanto di più lontano dal dramma si possa immaginare. Le perturbazioni dalla normalità che Michel Franco dissemina sono quasi impercettibili. Acqua che esce verde dai rubinetti del bagno. Un’auto sporca di vernice dello stesso colore. Qualcuno vuole guastare la festa, ma sempre di festa si tratta.

Poi un’altra frattura, nota dissonante nel minuetto mozartiano che sembra essere l’inizio. Un vecchio dipendente della ricca famiglia va a chiedere aiuto per pagare l’operazione al cuore della moglie: e lì, dove il denaro circola a fiumi, non trova empatia, trova elemosine che non gli bastano neanche per cominciare.

La molla è carica, e può solo esplodere: la rivoluzione non può attendere. E arriva. C’è una strana continuità fra questo film e la sequenza dell’irruzione dei rivoltosi nel negozio di arredamento in Roma di Cuaròn, come se Nuevo orden ne rappresentasse un sequel. Irrompono nella villa, e il film vira improvvisamente, entra in un’altra dimensione.

È il racconto dell’apocalisse, un’apocalisse pura, astratta, disumanizzata. Non ci sono discorsi, motivazioni, radici politiche. C’è solo violenza, come in un film di fantascienza, dove però tutto è filmato, raccontato, mostrato realisticamente, crudamente. Con echi, semmai, di molto cinema.

FOCUS
venerdì 16 aprile 2021
Tommaso Tocci

Lo shock prende le tinte del verde acceso nella parabola nichilista sulla rivolta di classe che Michel Franco mette in scena in Nuevo orden. Un verde che brucia le sfumature più neutre del décor alto-borghese che arredano la villa dei Novelo, a Città del Messico, e da lì traccia il collasso dell’ordine sociale di un paese intero nel segno di una violenza particolarmente brutale.

L’opera di Franco, che è stata presentata all’ultima Mostra del cinema di Venezia e ha portato a casa il Gran Premio della Giuria, è una visione intensa e spiacevole - questo dev’essere ben chiaro agli spettatori. Lo è di proposito, distillando una delle dinamiche più complesse della storia del capitalismo (la disuguaglianza economica e il suo impatto sulla stratificazione della società, i rapporti tra i potenti e il potere, e le soglie di tensione oltre le quali i lavoratori insorgono) in una rivolta “del popolo” contro i ricchi che ricorda i linguaggi del cinema horror e apocalittico.
 

Il film è stato da subito molto controverso, sia nell’ambiente festivaliero che agli inizi del suo percorso distributivo. Del resto l’audacia con cui trasforma il tema in un’arma contundente è innegabile, e tanto più apprezzabile nella parte iniziale della storia, che può occuparsi di sconvolgere e impressionare senza dover ancora inseguire le profonde ramificazioni politiche della rivolta.

La realizzazione che qualcosa di terribile stia per accadere si mescola a un senso di nausea per l’opulenza un po’ ignorante delle vite dei protagonisti, impegnati a festeggiare il matrimonio della rampolla di famiglia.

Quelle evocate da Franco sono emozioni primordiali, istintive; per questo Nuevo orden appassiona e suscita polemiche in egual misura. Da gran furbacchione qual è, il regista di Las hijas de abril sa come toccare nervi scoperti a destra e a manca, tra chi lo accusa di aver dipinto una facile caricatura dell’”un percento” - ricchi e meschini, egoisti senza coscienza, incapaci di aiutare non solo il prossimo ma anche loro stessi - e chi si scaglia contro la sua problematica rappresentazione della massa in rivolta, spogliata di qualsiasi umanità e ridotta a un’orda di fantocci nelle mani di un potere oscuro.

Sta qui il fascino di Nuevo orden, specchio indecifrabile delle correnti della contemporaneità, cartina tornasole che si presta a letture opposte. Oscillando tra nichilismo e superficialità, assume valore per il modo in cui raccoglie il testimone da altri fenomeni cinematografici recenti. Come Parasite di Bong Joon-ho, o come Joker di Todd Phillips, film premiati ai festival più importanti e poi agli Oscar, e soprattutto opere travolte da una popolarità viscerale, difficile da immaginare al loro debutto sul grande schermo. Forse perché colgono la tensione e l’elettricità del nostro tempo, che ha riscoperto la facilità con cui può nascere un’insurrezione e ne ha moltiplicato i pretesti. Certamente perché hanno al centro quella lotta di classe che mai così assiduamente era stata in prima pagina a livello globale.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 25 aprile 2021
Fabio Ferzetti
L'Espresso

L' uomo dalle spalle curve si chiama Rolando. È l' unico a non essere in giacca e cravatta ed è venuto a chiedere un prestito alla famiglia che ha servito per anni. Sua moglie è malata, gli servono 200mila pesos (circa 8500 euro, non molto). I padroni però, dobbiamo chiamarli così, non hanno voglia di ascoltarlo. Stanno festeggiando le nozze della figlia, la villa è piena di bella gente, i servi servono, [...] Vai alla recensione »

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lunedì 12 aprile 2021
 

Distopia o realtà? La distanza è quasi impercettibile nel film vincitore del Leone d'Argento a Venezia 77. Scopri il film »

TRAILER
giovedì 8 aprile 2021
 

Leone d’Argento alla 77a Mostra di Venezia. Dal 15 aprile in prima visione on demand. Guarda il poster e il trailer »

MOSTRA DI VENEZIA
venerdì 11 settembre 2020
Marianna Cappi

Michel Franco immagina uno scontro sociale in un Messico distopico. In Concorso a Venezia 77 e prossimamente al cinema. Vai all'articolo »

winner
gran premio della giuria
Venezia
2020
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