| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Regia di | Edoardo De Angelis |
| Attori | Sergio Castellitto, Marina Confalone, Toni Laudadio, Pina Turco, Alessio Lapice Marco Mario De Notaris, Massimiliano Rossi, Andrea Renzi, Antonio Milo, Adriano Pantaleo. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,24 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 14 dicembre 2020
Insieme a Luca Cupiello, alla sua famiglia e al suo amatissimo presepe, si ride di cuore e ci si commuove fino alle lacrime in una storia di intramontabile bellezza.
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CONSIGLIATO SÌ
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Anni Cinquanta, antivigilia di Natale. Luca Cupiello vive in una casa piccoloborghese di Napoli con la moglie Concetta e il figlio Tommasino, che dorme in camera con i genitori mentre il fratello di Luca, Pasquale, si è installato in casa e non accenna ad andarsene: e fra zio e nipote l'attrito è costante. La figlia di Luca e Concetta, Ninuccia, ha deciso di lasciare il marito più anziano che la famiglia le ha fatto sposare con una lettera in cui gli rivela il suo amore per Vittorio, un ragazzo meno ricco. Concetta sa tutto ma Luca è all'oscuro, anche perché la sua ossessione sotto Natale è costruire il presepe più bello del vicinato. "Te piace 'o presepe?" è il tormentone di Natale in casa Cupiello, classico del teatro di Eduardo De Filippo, che interpretava magistralmente il ruolo del protagonista, ora adattato per lo schermo piccolo, ma grande nelle intenzioni di Edoardo De Angelis. Il regista cofirma la sceneggiatura dal soggetto di Eduardo insieme a Massimo Gaudioso, lavorando sul linguaggio con rispetto ma senza sudditanza, aggiungendo e aggiornando delicatamente parole e sfumature narrative, e arricchendo la messinscena di elementi di linguaggio filmico che hanno a che fare con la vicinanza dei corpi e dei respiri.
Quel che è profondamente diverso in questa terza trasposizione per la Rai - le primi due, del '62 e del '77, erano dirette dallo stesso De Filippo - è la resa cinematografica, che pur rimanendo prevalentemente entro i confini delle quattro mura del titolo movimenta continuamente l'immagine: il piano sequenza iniziale, i primi piani ravvicinatissimi pensati per evidenziare alcuni personaggi lasciando gli altri fuori fuoco. Un paio di volte De Angelis ci fa uscire a prendere aria fra i vicoli di Napoli, sulle note del commento di Enzo Avitabile, ulteriore piano di un linguaggio che, pur aggiungendo numerosi elementi semantici e narrativi, resta comunque in levare, verso una rarefazione della forma che mette a nudo l'essenziale.
La fotografia è quella sontuosa di Ferran Paredes Rubio, da tempo braccio destro di De Angelis, e alla messinscena contribuiscono enormemente le scenografie di Carmine Guarino e l'art direction di Stefania Vigna, che ricreano un microcosmo di ceramiche di Capodimonte e mobilia dalle segrete aspirazioni, nonché i costumi di Massimo Cantini Parrini, che non sacrifica l'ottimo taglio di partenza degli abiti all'aspetto logoro che devono mostrare in scena. Ma l'insieme resta saldamente in mano a Edoardo De Angelis, che dà ad ogni personaggio lo spazio e l'aria che merita, con al centro quel marito e padre inconsapevole che "non ne fa una buona" ma è convinto di avere tutto sotto controllo, e riesce comunque a farsi amare, perché lui e i suoi cari, come noi che li guardiamo ogni Natale, "alla fine siamo una famiglia". Da spettatori, siamo invitati a percepire fisicamente l'affollamento di quelle stanze borghesi, quel riunirsi rituale intorno a un letto o a una tavola imbandita, il vicinato incombente un poco solidale e un poco competitivo. La cinepresa si insinua fin dentro a quel presepe che è il centro del mondo di Lucariello, e visita tutti i componenti della Sacra Famiglia, che è sacra in quanto unità famigliare, più che in quanto simbolo della religione cattolica. E laddove il teatro fa sentire tutti in famiglia per via della vicinanza fra palcoscenico e platea, qui la regia ci infila nel letto dei Cupiello e ci trasforma in commensali.
Sergio Castellitto interpreta un Lucariello dolente, aggiungendo sprazzi di ferocia e di ironia che appartengono alle nevrosi novecentesche (lo spostamento dagli anni '30 ai '50 trasferisce la vicenda in un periodo di transizione fra la miseria postbellica e le ambizioni che sfoceranno nel boom del decennio successivo), e accanto a lui, silenziosa ma imprescindibile, è Marina Confalone, una Concetta abituata a scomparire per lasciare il centro della scena agli altri. Chiude il cerchio una galleria di interpreti eccellenti: Adriano Pantaleo e Pina Turco (Tommasino e Ninuccia), Tony Laudadio (Pasquale), Antonio Milo e Alessio Lapice (rispettivamente Nicola, il marito di Ninuccia, e il suo amante Vittorio). Stavolta "'O presepe" è riuscito benissimo, nel rispetto devozionale al suo creatore ma anche nella libertà creativa che trasforma questo Natale in casa Cupiello in cinema e non solo teatro in tv, rivisitando una strenna natalizia senza snaturarla, aggiornandola senza tradirne lo spirito.
La domanda che sorge spontanea ad ogni rifacimento dell’opera di Eduardo, sia esso una nuova messa in scena teatrale oppure un adattamento filmico, come in questo caso, è perché ci si ostina a rifare l’opera di Eduardo senza Eduardo. Fatta salva la performance attoriale del cast, la bravura di De Angelis, che è uno dei registi emergenti più interessanti [...] Vai alla recensione »
Se "Eduardo è lo Shakespeare della miseria della piccola borghesia, dell'umanità diseredata", come teorizza Sergio Castellitto presentando in televisione il suo "Natale in casa Cupiello", non si capisce perché sui titoli di testa della trasposizione cinematografica, passata ieri in prima serata su Raiuno e recuperabile su RaiPlay, ci sia scritto quanto segue: soggetto di Eduardo De Filippo, sceneggiatura [...] Vai alla recensione »