| Titolo originale | Une vie demente |
| Titolo internazionale | Madly in Life |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Belgio |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Raphaël Balboni, Ann Sirot |
| Attori | Jo Deseure, Jean Le Peltier, Lucie Debay, Gilles Remiche, Vincent Lécuyer . |
| Uscita | giovedì 29 giugno 2023 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Wanted |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,25 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 giugno 2023
Alex e Noémie vogliono un figlio. I loro piani vengono stravolti quando la madre di Alex inizia a comportarsi in modo strano a causa di una malattia. In Italia al Box Office La folle vita ha incassato 23,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Alex e Noémi hanno una trentina d'anni, si amano e da tempo provano ad avere un bambino. I loro desideri sono però ostacolati dalla presenza ingombrante della madre di lui, la settantenne Suzanne, che ha cominciato a comportarsi in maniera strana e a volte imbarazzante. La donna soffre infatti di una patologia neurodegenerativa, la demenza semantica, e costringe Alex e Noémie a mettere da parte ogni impegno o sogno per occuparsi di lei. Giorno dopo giorno Suzanne richiede sempre più attenzione (ma anche richieste di divertimento e maggior libertà), mettendo in crisi coi suoi comportamenti la relazione di Alex e, in generale, idee e preconcetti sui legami fra genitori e figli.
Rielaborando un'esperienza personale, la coppia di registi belgi usa la malattia come occasione di crescita e rielaborazione delle proprie convinzioni. «La cosa più importante non è ciò che accade», dicono, «ma ciò che impariamo da ciò che accade».
La demenza semantica, un disordine neuropsicologico che colpisce soprattutto la capacità delle persone di comprendere le parole e riconoscere il significato delle azioni altrui, trasforma l'ammalato in una mina vagante. Suzanne, la protagonista di La folle vita, benestante e piena di vita (a interpretarla è Jo Deseure, premiata nel 2022 con un Magritte, l'Oscar belga, come del resto il film, la regia, la sceneggiatura e gli interpreti maschili Jean Le Peltier e Gilles Remiche), nel giro di pochi giorni perde inibizioni e vergogne e comincia a comportarsi in maniera imprevedibile (parcheggia negli spazi per i disabili, si costruisce una patente con carta e colla, parla a sproposito nei luoghi pubblici, urla e si spoglia...), prima preoccupando figlio e nuora per il suo stato mentale, poi causando loro soprattutto imbarazzo.
Considerando che il film è raccontato soprattutto dal punto di vista della giovane coppia trentenne (salvo i colloqui frontali usati come intermezzi alla maniera di Harry ti presento Sally), la vera questione di La folle vita diventa: cosa siamo disposti a perdere delle nostre certezze e delle nostre inibizioni di fronte all'incedere dell'imprevisto?
La commedia di Ann Sirot e Raphaël Balboni insiste sulla rottura degli equilibri che tengono insieme la coppia formata da Alex e Noémie, inizialmente affiancati nella battaglia contro la malattia, poi sempre più distanti: lui (Le Peltier) per curare la madre sacrifica ogni cosa, tempo, energie, felicità, non capendo che in realtà la "nuova Suzanne" richiede al contrario vitalità, rumore, sconvolgimento (e funziona bene, in questo senso, il rapporto con il badante interpretato da Remiche); lei (Lucie Debay), di contro, disponibile e dolce, un po' alla volta si stanca della nuova routine e affonda sempre più...
Dall'idea di una progressiva oppressione asfissiante nascono le soluzioni visive più evidenti del film, realizzate soprattutto grazie all'apporto del costumista Frédérick Denis e della scenografa Lisa Etienne: le costosissime lenzuola a motivo floreale che Suzanne regala ad Alex e Noémie, ad esempio, finiscono per invadere prima il letto, poi la stanza e poi l'intero décor della casa della coppia, avvolgendo ogni cosa con un fascino elegante e insieme mortifero. Allo stesso modo, i colloqui a camera frontale a cui i personaggi si sottopongono quasi vivessero in un mondo a parte, astratto e ironico (un espediente un po' facile, va detto, per creare ulteriore straniamento visivo nello spettatore), provano a definire attraverso i colori uniformi degli abiti (caldi, freddi, smorti, sgargianti) la condizione monocorde dei personaggi, laddove al contrario è proprio la capacità di ciascuno di reagire singolarmente al cambiamento a definirne la personalità, il coraggio, l'energia, il limite.
Come il successivo film di Sirot e Balboni, La sindrome degli amori passati, presentato quest'anno alla Semaine de la critique a Cannes, La folle vita indaga la crisi della coppia borghese da un punto di vista sia "morale", spingendo cioè i suoi protagonisti a mutare prospettiva e valori, sia visivo, o meglio cromatico, usando la messinscena con una modalità soprattutto pittorica. L'approccio è statico, verboso, volutamente paradossale e simbolico, e se forse fa perdere per questo energia al film, sa anche donargli chiarezza e quasi mistero. Dopotutto la commedia ha sempre avuto una dimensione rituale, celebrando un decisivo, salvifico momento di passaggio.
È il primo lungometraggio di Raphael Balboni e Ann Sirot, scritto e diretto nel 2020. È un film formalmente minimal, ma che tratta di una tematica che riguarda moltissime persone: la demenza senile e la sua gestione che può variare da famiglia a famiglia. In questo caso una coppia sta pensando di fare un figlio, ma quando si accorgono che la madre di lui ha la demenza, rinviano [...] Vai alla recensione »
La folle vita ha per protagonisti Alex e Noémi, due trentacinquenni alla ricerca di un figlio. Nella loro vita irrompe, però, la malattia di Suzanne - la madre di Alex - affetta da demenza semantica. La donna, con i suoi comportamenti sempre più incontrollabili, finisce per il condizionare la vita dei due giovani, mettendoli di fronte a una prova non facile da affrontare.