| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | Pablo Maqueda |
| Attori | Pablo Maqueda, Jacques Ayroles, Werner Herzog . |
| Uscita | lunedì 4 marzo 2024 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Mescalito Film |
| MYmonetro | 3,34 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 9 gennaio 2025
Un giovane regista cammina seguendo le orme del maestro Werner Herzog. In Italia al Box Office Dear Werner ha incassato 5,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Alla fine del 1974 il regista Werner Herzog viene a sapere che l'amica Lotte Eisner, storica e critica del cinema alla quale ha dedicato L'enigma di Kaspar Hauser, è malata. Dall'inizio degli anni '70 punto di riferimento per i registi del nuovo cinema tedesco, la Eisner vive a Parigi, dove dal 1945 è curatrice e conservatrice della Cinématèque française. Impegnandosi in una sorta di rito propiziatorio per la guarigione dell'amica, Herzog intraprende un pellegrinaggio a piedi da Monaco alla Ville Lumière.
Circa 45 anni dopo, il madrileno Pablo Maqueda, a sua volta filmmaker indipendente e ostinato, rende omaggio al sommamente ammirato autore di Fitzcarraldo con un atto sospeso tra fanatismo e feticismo: realizza cioè il proprio film sul compimento di quell'identico itinerario, circa ottocento chilometri di immersione nella natura straordinaria e ostile, percorsi in ventidue giorni, tra Germania e Francia. Il punto di partenza è il diario herzoghiano, principalmente Sentieri nel ghiaccio, ma anche La conquista dell'inutile e Incontri alla fine del mondo.
L'approccio di Maqueda è dichiaratamente mimetico della poetica di Herzog: il titolo riflette una struttura epistolare, una voce narrante accompagna lo spettatore per tutto l'itinerario e si rivolge direttamente al regista cresciuto in Baviera, simulando un carteggio diretto ad un amico. In questo monologo (i due sembra non si siano mai incontrati) entra in parallelo anche la voce di Herzog, a leggere alcuni passi dal resoconto di quel cammino rituale. Oltre al duetto vocale, sulle immagini si rincorrono, in forma di didascalie, alcuni corposi stralci estrapolati sempre da Sentieri nel ghiaccio.
Diviso in sette brevi capitoli più epilogo, Dear Werner soffre a tratti di questa verbosità, di un sovraccarico semantico e di una spiccata tensione esplicativa, tutti legati all'urgenza di Maqueda di fornire alla figura da lui reputata magistrale le prove della sua ispirazione, citando spesso puntualmente inquadrature, dichiarazioni e situazioni dalla sua filmografia: nel quasi perenne movimento della soggettiva con macchina a mano (una fotocamera portatile 4K), ad altezza degli occhi, ribadisce ad ogni inquadratura la sete di spericolata esplorazione e di rincorsa di sogni impossibili tipiche del corpus herzoghiano.
Ma non mancano d'altra parte anche momenti illuminanti: come la contemplazione, protratta e ossessiva, di una natura implacabile, onnipotente, terribile nel senso più pienamente romantico; la parentesi parigina, per quanto sbrigativa, trasuda venerazione per il cinema delle Nuove onde; e infine la citazione di Cave of Forgotten Dreams, intesa come viatico su come affrontare le tante umiliazioni pratiche incontrate nel processo creativo. Cioè: senza mai smettere di camminare, sognare, volare. Nella sezione TFF DOC al Torino Film Festival 2020.
«Forse l'estasi sarà vera se mai riuscirò ad incontrarti ed esprimerti ciò che significhi per me». Pablo Maqueda, madrileno, è arrivato all'indirizzo dove Lotte Eisner visse a Neuilly-sur-Seine, vicino Parigi. Ha affrontato un lungo viaggio a piedi sulle orme di Werner Herzog, replicando quella camminata leggendaria del 1974 raccontata nel libro "Sentieri nel ghiaccio".