| Titolo originale | La Cordillère des songes |
| Titolo internazionale | The Cordillera of Dreams |
| Anno | 2019 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Francia, Cile |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Patricio Guzmán |
| Attori | Jorge Baradit, Vicente Gajardo, Francisco Gazitúa, Pablo Salas . |
| Uscita | giovedì 10 giugno 2021 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,23 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 7 settembre 2023
Un documentario per raccontare il paesaggio del Cile. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, ha vinto un premio ai Goya, In Italia al Box Office La cordigliera dei sogni ha incassato 26,2 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Dopo essere andato a Nord, nel deserto di Atacama, per Nostalgia della luce, ed essere stato a Sud, in Patagonia, per La memoria dell'acqua, Patricio Guzmán chiude con La cordillère des songes la trilogia sul territorio fisico cileno indagato come testo emotivo, mémoir di un periodo storico - la dittatura di Pinochet- che ha riscritto una cultura antica di ventimila anni e ferito il paese in ogni centimetro della sua superficie.
Per il regista cileno, che ha lasciato la sua terra dopo il colpo di Stato del '73 e non è mai tornato a viverci, superare la cordigliera delle Ande significa entrare nel paese dell'infanzia, viaggiare nel passato, in un luogo che non ha più carattere di realtà materiale, trasfigurato com'è dai tanti anni di distanza e di reinvenzione.
Come già per i film precedenti, alla bellezza della geografia fisica corrisponde l'orrore della geografia politica, perché sotto il cielo più limpido del pianeta ci sono i morti senza sepoltura del regime, e chiuso e protetto dalla cordigliera, altera, composta e maestosa, c'è il ricordo della furia della polizia, del sentiero delle deportazioni di massa, delle urla dei manifestanti brutalmente picchiati.
Attraverso le conversazioni con gli amici artisti di Santiago, Guzmán porta in superficie un sentire comune rispetto alla catena montuosa: l'idea che isoli il Cile dal resto del mondo, così come la sua dittatura lo ha reso un caso, non unico, ma tragicamente singolare. E isolato, solitario, è anche lui stesso, condannato ad un sogno ricorrente che si è fatto tormento, fantasma, condivisibile fino in fondo solo con chi, come lui, ha dedicato la vita al lavoro duro del fare memoria. Pablo Salas, per esempio: un uomo con la macchina da presa, un filmaker e un archivio umano, testimone di sparizioni e torture e poi del radicarsi di un modello economico fallace e feroce e della svendita all'estero o ai privati di grandi parti del territorio cileno e del suo tesoro minerario.
Guzmán confessa però in questo terzo capitolo anche un altro sogno, più visionario, che è quello di riportare il sorriso sul volto di un paese triste, ferito a tal punto nelle profondità dell'animo collettivo da risentirne ancora visibilmente. È una tristezza che non appartiene alla cultura di socialità, scambio e collettività che è stata del Cile pre-golpe, proprio come non gli appartiene il modello neoliberalista che gli è stato innestato sopra e ha proliferato sull'organismo sociale come in un esperimento scientifico di mutazione transgenica. Restaurare quel sorriso perduto, per il regista, vorrebbe dire riportare all'immagine originale la casa della sua infanzia, ridotta a catasto di macerie e deposito di spazzatura: un desiderio rispetto al quale l'uomo Patricio Guzmán può fare nulla, ma la magia del (suo) cinema può fare miracolosamente qualcosa.
Terzo capitolo della trilogia di Patricio Guzmán, che ha compreso La memoria dell'acqua e Nostalgia della luce, dedicata alla natura e alla storia, all'immensità della prima e alle tragedie della seconda. La Cordillera de los Sueños (per l'uscita italiana La cordigliera dei sogni), presentato come proiezione speciale al Festival di Cannes 2019, contempla ancora una volta, come nello stile del filmmaker [...] Vai alla recensione »
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