La cordigliera dei sogni

Film 2019 | Documentario, +13

Titolo originaleLa Cordillère des songes
Anno2019
GenereDocumentario,
ProduzioneFrancia, Cile
Regia diPatricio Guzmán
TagDa vedere 2019
DistribuzioneI Wonder Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,09 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Patricio Guzmán. Un film Da vedere 2019 Titolo originale: La Cordillère des songes. Genere Documentario, - Francia, Cile, 2019, distribuito da I Wonder Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,09 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un documentario per raccontare il paesaggio del Cile. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar,

Consigliato sì!
3,09/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,17
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
News
Cinema
Trailer
Il grande memorialista cileno chiude la trilogia sul territorio e cerca di riportare il sorriso sul volto di un paese triste.
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 20 maggio 2019
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 20 maggio 2019

Dopo essere andato a Nord, nel deserto di Atacama, per Nostalgia della luce, ed essere stato a Sud, in Patagonia, per La memoria dell'acqua, Patricio Guzmán chiude con La cordillère des songes la trilogia sul territorio fisico cileno indagato come testo emotivo, mémoir di un periodo storico - la dittatura di Pinochet- che ha riscritto una cultura antica di ventimila anni e ferito il paese in ogni centimetro della sua superficie.
Per il regista cileno, che ha lasciato la sua terra dopo il colpo di Stato del '73 e non è mai tornato a viverci, superare la cordigliera delle Ande significa entrare nel paese dell'infanzia, viaggiare nel passato, in un luogo che non ha più carattere di realtà materiale, trasfigurato com'è dai tanti anni di distanza e di reinvenzione.

Come già per i film precedenti, alla bellezza della geografia fisica corrisponde l'orrore della geografia politica, perché sotto il cielo più limpido del pianeta ci sono i morti senza sepoltura del regime, e chiuso e protetto dalla cordigliera, altera, composta e maestosa, c'è il ricordo della furia della polizia, del sentiero delle deportazioni di massa, delle urla dei manifestanti brutalmente picchiati.

Attraverso le conversazioni con gli amici artisti di Santiago, Guzmán porta in superficie un sentire comune rispetto alla catena montuosa: l'idea che isoli il Cile dal resto del mondo, così come la sua dittatura lo ha reso un caso, non unico, ma tragicamente singolare. E isolato, solitario, è anche lui stesso, condannato ad un sogno ricorrente che si è fatto tormento, fantasma, condivisibile fino in fondo solo con chi, come lui, ha dedicato la vita al lavoro duro del fare memoria.

Pablo Salas, per esempio: un uomo con la macchina da presa, un filmaker e un archivio umano, testimone di sparizioni e torture e poi del radicarsi di un modello economico fallace e feroce e della svendita all'estero o ai privati di grandi parti del territorio cileno e del suo tesoro minerario.

Guzmán confessa però in questo terzo capitolo anche un altro sogno, più visionario, che è quello di riportare il sorriso sul volto di un paese triste, ferito a tal punto nelle profondità dell'animo collettivo da risentirne ancora visibilmente. È una tristezza che non appartiene alla cultura di socialità, scambio e collettività che è stata del Cile pre-golpe, proprio come non gli appartiene il modello neoliberalista che gli è stato innestato sopra e ha proliferato sull'organismo sociale come in un esperimento scientifico di mutazione transgenica.

Restaurare quel sorriso perduto, per il regista, vorrebbe dire riportare all'immagine originale la casa della sua infanzia, ridotta a catasto di macerie e deposito di spazzatura: un desiderio rispetto al quale l'uomo Patricio Guzmán può fare nulla, ma la magia del (suo) cinema può fare miracolosamente qualcosa.

Sei d'accordo con Marianna Cappi?
a cura della redazione
mercoledì 17 aprile 2019

In Cile, quando il sole sorge, deve scalare colline, mura, vette prima di raggiungere l'ultima pietra delle Ande. In questo paese, la catena montuosa è ovunque, ma per i cileni è una terra sconosciuta. Dopo essere andato da nord a sud, il regista ha voluto filmare questa enorme spina dorsale per rivelarne i misteri, potenti scrutatori del passato e della storia recente del Cile.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 24 maggio 2019
Aldo Spiniello
Sentieri Selvaggi

Le Ande sono parte fondamentale del Cile e di Santiago: stanno là a proteggere la città, a cullarla. Influenzano il clima e, ovviamente, la vita delle valli. Definiscono il carattere di un popolo. Per l'esule Guzmán, la vista di quelle montagne segna il momento del ritorno a casa. Ed è un segno di appartenza e nostalgia, di una mancanza personale e collettiva.

lunedì 20 maggio 2019
Francesco Ruzzier
Cineforum

In Cile, la Cordigliera delle Ande sovrasta qualsiasi cosa. È lì da prima dell'uomo, e molto probabilmente sarà ancora lì quando l'uomo non ci sarà più. In qualunque angolo del Cile ci si trovi, basta alzare lo sguardo per vederla. Eppure, i cileni quasi non ci fanno caso; sanno che è lì, la vedono ogni giorno, ma non la osservano mai direttamente; non notano il suo cambiare forma, il suo espandersi [...] Vai alla recensione »

domenica 19 maggio 2019
Cristina Piccino
Il Manifesto

All'inizio ci sono le Ande, più che delle montagne, e una entità geografica sulla cartina? la Cordillera è un stato dell'animo, una presenza millenaria intimamente radicata nel Cile e nella vita di chi lo abita. Da qui, da queste vette di oltre cinquemila metri, che rendono il Cile «un'isola» comincia il nuovo viaggio di Patricio Guzmán secondo il dispositivo messo in atto nei suoi due film precedenti, [...] Vai alla recensione »

sabato 18 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Il ritorno a Santiago del regista cileno, in un paesaggio dominato dalle Ande, maestoso nella sua stordente bellezza. Se l'acqua e la luce avevano accompagnato lo scandaglio della memoria, nei suoi precedenti documentari, stavolta è la roccia il mistero che la racchiude, perché tutta la vita della grande capitale parte da lì, da quella spina dorsale granitica, che protegge e imprigiona la vita.

sabato 18 maggio 2019
Alessandro Stellino
Filmidee

Con La Cordillera de los sueños, il cineasta Patricio Guzmán porta a compimento la trilogia documentaria sul doloroso passato del popolo cileno aperta da Nostalgia della luce e proseguita con La memoria dell'acqua. La terra, l'acqua, le distanze siderali e ora la catena montuosa delle Ande recano tutte i segni di un trascorso violento e per il regista sono i luoghi tanto fisici quanto mentali di un [...] Vai alla recensione »

sabato 18 maggio 2019
Alessandro Aniballi
Quinlan

Il racconto della memoria di un paese, il Cile, che ha perduto la memoria e che ha come possibile sponda di salvezza la Cordillera, catena montuosa andina che sorveglia i suoi abitanti e li imprigiona, e che è un immane e silenzioso simbolo di bellezza. La luce, l'acqua e ora le rocce eterne della Cordillera andina. Patricio Guzmán (La memoria dell'acqua, Nostalgia della luce) si conferma - se ce [...] Vai alla recensione »

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