| Titolo originale | Gemini Man |
| Anno | 2019 |
| Genere | Azione, Drammatico, Fantascienza, |
| Produzione | USA |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Ang Lee |
| Attori | Will Smith, Mary Elizabeth Winstead, Clive Owen, Benedict Wong, Ralph Brown David Shae, Linda Emond, Theodora Miranne, Kenny Sheard, Tim Connolly, Douglas Hodge, Ilia Volok, E.J. Bonilla, Victor Hugo (III), Diego Adonye, Lilla Banak, Igor Szasz, Alexa György, Fernanda Dorogi, Alexandra Szucs, Daniel Salyers, Jordan Sherley, Tony J. Scott, Jeff J.J. Authors. |
| Uscita | giovedì 10 ottobre 2019 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| MYmonetro | 2,48 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 14 ottobre 2019
Un assassino deve fare i conti con il suo clone di 25 anni più giovane, molto più in forze di lui. In Italia al Box Office Gemini Man ha incassato 2,3 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Henry Brogan è il miglior sicario in circolazione. Per questo la Defense Intelligence Agency, servizio segreto americano, non rinuncia mai ai suoi servigi. A 51 anni Henry coltiva sempre più dubbi sulla vita condotta sino a qui e, dopo l'ultimo incarico, decide di smettere i panni del killer governativo. Ma i suoi superiori non si fidano e gli mettono alle costole degli agenti, fino a ricorrere al migliore di tutti, straordinariamente simile nelle fattezze proprio a Henry Brogan.
L'ultimo scorcio di carriera di Ang Lee è caratterizzato da un'insopprimibile e instancabile ricerca sperimentale, come se una nuova e ignota forma di immagine si nascondesse fuoricampo, lontano da ciò che da troppo tempo siamo avvezzi a chiamare cinema.
Quella di Ang Lee è un'indagine sui limiti del visibile che si accompagna inevitabilmente all'evoluzione tecnologica del medium: per Lee significa coniugare tridimensionalità e HFR, ossia High Frame Rate, fino a passare dai tradizionali 24 frame al secondo all'impressionante frequenza di 120 frame al secondo. Cinema di un futuro ipotetico più che chiaro punto di approdo dell'audiovisivo, visto l'armamentario tecnologico richiesto per poter fruire al meglio di ciò che offre il film.
Nelle corrette condizioni di visione il risultato è visivamente strabiliante, ma come può esserlo un video dimostrativo in una fiera hi-tech: è il film in sé - o almeno quello che eravamo soliti chiamare tale - a passare repentinamente in secondo piano. Era già in parte così con Billy Lynn - Un giorno da eroe, ibrido tra war movie e mélo poco compreso dal pubblico e dalla critica; ma Gemini Man spinge più in alto l'asticella, mettendo la trama al servizio dell'esperimento e spingendo questo oltre ogni limite.
A tridimensionalità e HFR, infatti, Lee aggiunge un uso smodato di computer grafica, sorretto da un espediente narrativo che semplicemente non può farne a meno. Il soggetto e la sceneggiatura di Darren Lemke e David Benioff sono rimasti nel limbo di Hollywood per circa 20 anni finché Ang Lee ha deciso di partire da qui per compiere il suo esperimento, annichilendo la trama fino a rendere il film una sorta di cavia da laboratorio. Ogni immagine diviene iperrealista e insieme un'esasperazione della realtà, fatta di peli distintamente visibili e gocce d'acqua iperdefinite; i movimenti di macchina si fanno di una fluidità inquietante, quasi che l'immagine stesse "scrollando", come sullo schermo di un PC.
La sensazione di partecipare a un videogioco si mescola allo sforzo degli attori di non renderlo tale, mentre il piano narrativo e quello metanarrativo si confondono e si mescolano ripetutamente, almeno quanto le caotiche sequenze di lotta in HFR.
Il confronto di Henry con il proprio avatar da un altro passato e - sul piano simbolico - l'incapacità del cinema di accettare il proprio "clone digitale" si prestano a molteplici interpretazioni concettuali, a cui Ang Lee ha scelto di consegnarsi con incredulo entusiasmo. Ma la sciatteria di dialoghi, degni di un B movie datato appunto una ventina di anni, è tale da vanificare ogni entusiasmo o riflessione sul possibile futuro dell'uomo e del cinema. Sebbene le premesse, il budget e i limiti siano differenti, in un certo senso lo sforzo di Lee è apparentabile a quanto compiuto da Brian De Palma con Domino, ovvero quasi una deliberata mortificazione della componente narrativa in favore di un'immagine digitalizzata che consegni un'idea nuova di realtà e di finzione, adatta all'indecifrabile esistenza aumentata di oggi.
Alla fine della visione di Gemini Man la sensazione che si prova è simile ad aver messo in bocca qualcosa di gommoso, di sintetico, al pari dei cloni di Will Smith. È la fine del cinema? Di certo la invocherà qualcuno, per l'ennesima volta. "Una nuova frontiera a cui dovremo abituarci", risponderà qualcun altro. E se la verità fosse un'altra ancora? Cosa cerca di dirci sull'immagine e sulla permanenza del suo spettro Ang Lee? Il film, nel senso di storia, dialoghi e interpretazioni doveva essere così disperatamente trascurato per poter evidenziare che il senso di Gemini Man sta da un'altra parte?
Henry Brogen è un killer che ha deciso di abbandonare il suo lavoro e la sua vita violenta. Una sola missione gli manca da compiere: eliminare un avversario che inspiegabilmente sembra anticipare ogni sua mossa e sfuggire a ogni attacco. Grazie al superiore Clay Varis, Brogen scopre che in realtà il suo nemico è una versione ringiovanita di sé stesso, creata 25 anni prima dai suoi stessi geni. E per eliminarlo dovrà combattere prima di tutto contro le sue paure.
«Ho ormai 50 anni e all'inizio della mia carriera non avrei mai pensato di poter un giorno vivere l'esperienza di interpretare un altro me ventitreenne...».
Will Smith
Un film lungo vent'anni, anzi di più, ventidue. Tanto ci è voluto, dal giorno in cui lo sceneggiatore Darren Lemke ebbe l'dea originale di Gemini Man, per portare a termine un progetto che prevedeva lo sviluppo da parte dipartimento effetti speciali della Disney, il Secret Lab, di una tecnica di ringiovanimento facciale del protagonista Henry Brogen.
Da allora si sono succeduti diversi sceneggiatori (oltre a Lemke, Billy Ray e David Benioff, poi autori della versione finale dello script, e in fasi precedenti Andrew Niccol, Brian Helgeland, Jonathan Hensleigh, Stephen J. Rivele e Christopher Wilkinson), almeno quattro registi sono stati coinvolti (prima di Ang Lee, l'iniziale Tony Scott, poi Curtis Hanson e Joe Carnahan) e diverse star hollywoodiane sono state interpellate per la parte principale poi finita a Will Smith: Harrison Ford, Chris O'Donnell, Mel Gibson, Jon Voight, Nicolas Cage, Clint Eastwood e Sean Connery...
La stessa The Secret Lab ha realizzato nel 2002 un cortometraggio in preparazione del film, Human Face Project, oggi visibile in rete e considerato il progenitore della tecnica di ringiovanimento usata per Il curioso caso di Benjamin Button (2007), per Captain America - Il primo Vendicatore (2011) e in tempi recenti per l'imminente The Irishman di Martin Scorsese.
Entrato in produzione nel 2016, con la produzione guidata da Jerry Bruckheimer, Gemini Man è stato affidato nel 2017 alle mani esperte di Lee, già alle prese con l'action per Hulk (2003) e con le evoluzioni della computer grafica in Vita di Pi (2012), vincitore, tra gli altri, dell'Oscar per i migliori effetti visivi, e Billy Lynn: Un giorno da eroe (2016), il primo film girato a 120 frame al secondo. Per l'occasione il regista taiwanese ha interrotto la lavorazione del suo prossimo progetto, l'atteso Thrilla in Manilla, che ricostruisce il mitico incontro di boxe tra Muhammad Ali e Joe Frazier tenutosi a Manila l'1 ottobre 1975.
Del film, che nella trama ricorda non a caso un cult degli anni 90 come Face/Off di John Woo, fanno anche parte Clive Owen, l'ambiguo capo di Broker che orchestra l'intera vicenda, ed Elizabeth Winstead, nella parte di una collega dell'agente costretto a sfidare la versione giovane di se stesso.
Il regista Ang Le pluripremiato (2 Oscar per la regia: I segreti di Brakeback Mountain, La vita di Pi, 1 per il miglior film straniero, 4 golden globe) e oramai veterano di Hollywood (anche se per me sopravvalutato) ha realizzatoo dopo il flop di Billy Linn un giorno da eroe un thriller che presenta aspetti originali. [Spoiler] Un'agenzia americana la D.
Clonare un divo. Un po' come stamparsi la moneta in casa. Una roba da falsari, insomma. D'altronde, però, il potere d'acquisto del denaro è un contratto che si contrae fra le parti. Se si accetta la sua «esistenza», quindi il suo valore, il denaro diventa «valuta» e può... muoversi. Senza volere fare gli zdanovisti di ritorno, i divi sonno la valuta dello star system il segno più evidente della società [...] Vai alla recensione »