| Titolo originale | La odisea de los giles |
| Titolo internazionale | Heroic Losers |
| Anno | 2019 |
| Genere | Commedia, Avventura, |
| Produzione | Argentina, Spagna |
| Durata | 116 minuti |
| Regia di | Sebastián Borensztein |
| Attori | Ricardo Darín, Luis Brandoni, Chino Darín, Verónica Llinás, Daniel Aráoz Carlos Belloso, Marco Antonio Caponi, Rita Cortese, Andrés Parra, Alejandro Gigena, Guillermo Jacubowicz, Luciano Cazaux, Ailín Zaninovich, José María Marcos, Germán Rodríguez, Ramiro Vayo, Martha Piatigorsky, Carlos Jorge Piñeiro, Javier Abril Rotger, Federico Berón, Ruben Albarracín, Karina Hernández, Javier Grecco, Giannina Giunta, Marcos José Metta, Jaqueline Pietrani, Facundo Livio Mejía, Alejandro Carrillo Penovi, Roma Zully Magnanimi, Damián Sotto. |
| Uscita | giovedì 20 febbraio 2020 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,04 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 9 giugno 2020
Il film è basato sul romanzo di Eduardo Sacheri "La notte degli eroici perdenti" (Premio Novel Alfaguara 2016). Ha vinto un premio ai Goya, In Italia al Box Office Criminali come noi ha incassato 49,6 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Argentina, 2001. Fermín Perlassi, ex attaccante di Alsina, sogna di comprare un silo dismesso e formare una cooperativa con la moglie e alcuni vecchi amici. Raccolto il denaro sufficiente e convinto da un burocrate senza scrupoli a depositarlo in banca, si ritrova improvvisamente impossibilitato a disporne dal Corralito, restrizione governativa alla libera disposizione della liquidità. Disperato e privato insieme ai compagni dei risparmi di una vita, si arrende al destino almeno fino al giorno in cui uno di loro non scopre per caso che il loro bancario gli ha scientemente derubati con la complicità di Manzi. Sciacallo ossessionato dal controllo, il suo socio ha fatto scavare nel mezzo del nulla una fossa per la sua cassaforte. Dentro ci sono tutti i sogni rubati alla piccola comunità rurale, fuori una porzione di quella comunità decisa a riprenderseli.
Adattamento di un romanzo di Eduardo A. Sacheri ("La noche de la usina"), Criminali come noi è una commedia proletaria su una vendetta collettiva maturata nell'Argentina della crisi economica e sociale che la investì al debutto degli anni duemila.
Vent'anni dopo Sebastián Borensztein ritorna su quel disagio collettivo per trasformarlo in espressione di rinascita. A interpretarlo è un team di brava gente, persone semplici, senza malizia e una grande fiducia nel prossimo, mosso soltanto da un desiderio di giustizia. Attraverso i suoi coloriti personaggi, il film registra la reattività di un Paese alle sconfitte subite.
Chiusa, ma non seppellita, la parentesi della dittatura, i nostri si muovono tra Bakunin e Perón, riaprendo a modo loro la dialettica sociale. Se a guidarli sono i principi di un anarchico e di un generale, a illuminarli è Peter O'Toole. È il suo detective, innamorato della grazia Audrey Hepburn (Come rubare un milione di dollari e vivere felici), a suggerire a Perlassi & C. la tecnica di effrazione per riprendersi il maltolto. D'altronde è la cultura (cinematografica) il mezzo più efficace per recuperare le forze e guardare avanti.
Un passo indietro lo fa invece Sebastián Borensztein, che scommette su un cinema facile, appoggiato sugli aneddoti picareschi e l'imprescindibile apporto del carismatico Ricardo Darín, habitué del suo cinema (Cosa piove dal cielo?). Attore senza frontiere rivelato dalle telenovela, la star argentina (El aura, Il segreto dei suoi occhi, I segreti del settimo piano) incarna l'angustia del suo Paese, in quegli anni in bilico tra strategie di sopravvivenza e volontà di miglioramento. A mancare è proprio la crudezza e l'oscurità che la situazione avrebbe dovuto determinare.
Insignito del premio Goya, prestigioso riconoscimento cinematografico spagnolo, per il Miglior film straniero in lingua spagnola, Criminali come noi ripropone gli abusati cliché del cinema medio americano. Col suo stile passe-partout, una sorta di esperanto audiovisivo, produce nello spettatore un sentimento di déjà vu.
La rapina degli idioti del titolo originale (La odisea de los giles) segue diligentemente gli schemi standardizzati del caper movie senza sperimentare aspetti formali e soluzioni visive nuove.
Dopo il film-fiume di Mariano Llinás (La Flor, 2018), una traversata epica di generi cinematografici che (ri)scrive una contro-storia ludica e avventurosa del cinema, è lecito aspettarsi dalla cinematografia argentina (e non solo), un salto quantico. Il colpo del collettivo di Sebastián Borensztein risulta invece una commedia inerte che si crogiola su formule narrative commercialmente efficaci senza rigenerare le figure imposte dal genere. Il racconto gira a vuoto intorno a un 'malloppo' da recuperare e non sembra avere altro scopo che la sua esposizione, scontata e vana.
A dispetto dell'attaccante che fu Perlassi, invano attendiamo un contropiede alla sceneggiatura e ai suoi meccanismi ben oliati, invano aspettiamo che qualcosa accada davanti alla camera, qualche cosa che ecceda la semplice messa in immagini del piano. Lanciati contro consolidati sistemi di corruzione, ai protagonisti riesce l'impresa fallita dal regista: rileggere criticamente e creativamente la marginalizzazione sociale. Perché la visione del mondo va sempre con la sua ricerca estetica.
È il 2001, siamo ad Alsina, una località dell'Argentina dell'est, vicino all'Oceano Atlantico. In una piccola cittadina rimasta priva di ogni genere di risorse e quasi disabitata, l'ex calciatore professionista Fermín Perlassi e sua moglie Lidia mettono insieme una piccola impresa per provare a risollevare le sorti economiche del circondario. Insieme con degli amici che condividono la loro iniziativa imprenditoriale, i due coniugi mettono faticosamente insieme una cifra di circa 160.000 dollari americani con cui provare a comprare il locale silos abbandonato ma non essendoci nessuna banca ad Alsina, i Perlassi devono depositare il loro denaro nella vicina Villagrán. Qui, l'operatore di banca Alvarado li convince a depositare i soldi non in una cassetta di sicurezza ma sul suo conto corrente per accelerare il processo di vendita del silos. Il giorno dopo, il 19 dicembre 2001, il governo argentino annuncia il famoso corralito, ossia quel provvedimento per cui, in tutto il paese, nessun cittadino avrebbe potuto ritirare dalla banca più di 250 dollari al giorno. A questo punto, i protagonisti si trovano con tutto il loro denaro bloccato in banca e la necessità impellente di recuperarlo in qualche modo e devono studiare un piano per riuscirci.
Tratto dal romanzo 'La noche de la Usina', scritto da Eduardo Sacheri (che ha anche collaborato alla stesura del copione di Criminali come noi), in patria il film è stato paragonato a Ocean's Eleven.
Due sono i principali collegamenti con il film di Soderbergh: da una parte l'argomento centrale della trama - un tentativo di rapina -, dall'altra il fatto che si tratti di un'opera corale, con tanti attori, scelti tra quelli più noti del paese.
Il cast mette insieme tanti interpreti argentini che da noi sono poco noti ma che, come detto, in Argentina sono molto famosi, a cominciare da Ricardo e Chino Darín, rispettivamente interpreti di Fermín e Rodrigo Perlassi, i quali hanno anche contribuito alla stesura del copione in qualità di co-sceneggiatori. Tra gli altri troviamo anche Luis Brandoni e Verónica Llinás.
Diretto da Sebastián Borensztein, Criminali come noi si è aggiudicato nel gennaio 2020 il premio Goya per il Miglior Film Ispanoamericano.
Il titolo originale del film è “La odisea de los giles”, quello internazionale “Heroic Losers” mentre il nostro potrebbe meglio essere “La rivincita dei tonti”. È un film drammatico che vira in commedia, adattamento di un romanzo di Eduardo A. Sacheri dal titolo "La noche de la usina" (che ha anche collaborato alla sceneggiatura), e si [...] Vai alla recensione »
È la faccia da Francesco Guccini di Ricardo Darín – occhi chiari, barba scapigliata, senso di infinita malinconia e perduto amore per ogni dettaglio del mondo – a portarci dentro questa storia, dentro un’Argentina sgualcita, dentro una vicenda paradossale, tragi/malin/comica da Soliti ignoti. Del resto, l’Argentina – lo dice sempre Guccini – non è poi così lontana dall’Italia anni ’50. Anche cinematograficamente.
Presentato al Toronto film festival, premiato ai Goya Awards come Miglior film latino americano, tratto dal romanzo di Eduardo Sacheri “La noche de la Usina”, Criminali come noi è una commedia che fa ridere, che fa soffrire. Che ti fa pensare a quanta umanità c’è, sparsa per i retrobottega del mondo.
Perché è un retrobottega del mondo, l’Argentina che vediamo, alla provincia estrema di un paese che è già provincia estrema dell’Occidente. È in questo retrobottega che viviamo, quasi tutti. E questi personaggi, che impariamo presto ad amare, sono più scombinati, idealisti e ingenui di noi. Ma non è detto che siano peggiori, anzi. Citano Bakunin e Peròn; come se uno da noi si mettesse a citare Sacco, Vanzetti e Berlinguer. Strumenti vecchi per leggere il mondo; ma forse non da buttare.
Siamo nell’Argentina del 2001, alla vigilia della devastante crisi economica che la mise in ginocchio. È il momento, sbagliatissimo, che Fermìn – Ricardo Darín – sceglie per il suo sogno. Insieme alla moglie – Verònica Llinàs, sfiorita e amorosa – vuole convertire una fabbrica a lungo abbandonata in un granaio che possa impiegare almeno trenta persone. Mancano i capitali per far partire l’impresa. Per ottenere un prestito dalle banche, mettono insieme i soldi di tanti amici – alcuni sono disoccupati, altri stanno appena sopra la linea di sopravvivenza – per entrare nel “business” insieme.
E quei soldi, riescono a metterli insieme: ma invece di tenerli in una cassetta di sicurezza, un direttore di banca senza scrupoli li convince ad aprire un conto. Sapendo benissimo che di lì a pochissimo i conti verranno congelati. È l’evento che milioni di argentini conoscono bene, e che ricordano come “el corralito”. Il 19 dicembre 2001 il governo argentino congela tutti i conti correnti. Ma non basta: c’è qualcuno che gioca ancora più sporco. È un avvocato che si prende quel contante e lo mette al sicuro in una specie di caveau in mezzo alla campagna, un bunker a prova di assalto, con un sistema di allarmi che nemmeno Fort Knox.
Accadranno molte altre cose. Alcune tragiche, alcune comiche, alcune romantiche. E tu, intanto, ti avvicini sempre più a questa banda di amabili disgraziati. Arriverà un’idea per avvicinarsi a quel sistema impenetrabile, presa dal film Come rubare un milione di dollari e vivere felici con Audrey Hepburn e Peter O’Toole. Il cinema, il vecchio cinema degli anni ’60, lo senti che possa vivere nell’anima di questi criminali per caso e fuori corso, arrivati oltre la data di scadenza. Intorno, il senso profondo di un’Argentina preda del potere e della corruzione, sulla quale non ti puoi prendere rivincite se non fittizie, e temporanee.
Verrebbe da partire dal casting, per raccontare questo film. Sono tutti brutti, e tutti bellissimi. Tutti sbagliati, e tutti giusti per raccontare quello che devono raccontare. Giusti per come li sentiamo vicini. Nessuno “bello” canonicamente, tutti sbilenchi. Ma tutti pronti a tener duro, a non dare per persa la partita della vita. Per questo, Criminali come noi dà più speranza e ha più senso di un Ocean’s qualsiasi. Il mondo, certo, non cambierà se noi proviamo a prenderci una rivincita. Ma ognuno di noi può combattere la sua piccola battaglia, provare a dare un senso alla sua vita.
Il corralito fu quel provvedimento del governo argentino che vietò, nel 2001, di prelevare più di 250 dollari al giorno dal proprio corrente bancario. Da questo spunto reale di cronaca viene costruito questa sorta di Ocean's 11 alla Ken Loach, nel quale un gruppo di disgraziati, dopo aver messo insieme i propri risparmi per fondare una cooperativa, vede bloccati i fondi, a causa anche di un raggiro. [...] Vai alla recensione »