| Titolo originale | Babyteeth |
| Anno | 2019 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Australia, USA |
| Durata | 118 minuti |
| Regia di | Shannon Murphy (I) |
| Attori | Eliza Scanlen, Michelle Lotters, Toby Wallace, Sora Wakaki, Ben Mendelsohn Essie Davis, Andrea Demetriades, Emily Barclay, Charles Grounds, Arka Das, Jack Yabsley, Renee Billing, Zack Grech, Georgina Symes, Eugene Gilfedder, Edward Lau, Ashley Hanak, Quentin Yung, Jaga Yap, Priscilla Doueihy, Shannon Dooley, Justin Smith (III), Tyrone Mafohla, Lucy (II), Quiz. |
| Uscita | giovedì 13 maggio 2021 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,47 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 7 maggio 2021
Una ragazza malata trova l'amore e sconvolge la vita di una famiglia. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, ha ottenuto 1 candidatura a British Independent, In Italia al Box Office Babyteeth - Tutti i colori di Milla ha incassato 14,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Milla, collegiale 15enne, sta contemplando la possibilità di buttarsi sotto la metropolitana quando davanti a lei irrompe Moses, un ventenne senza fissa dimora. È un incontro fatale in molti sensi, perché sia Milla che Moses hanno una certa familiarità con la morte, lei perché gravemente malata, lui perché tossicodipendente. Entrambi provengono da famiglie borghesi che sarebbe errato definire "normali": Anna, la madre di Milla, si impasticca per superare la propria fragilità e la sofferenza per la malattia della figlia, e a fornirle ansiolitici e oppiacei è il marito Henry, psicologo con il proprio set di problematiche da affrontare. La madre di Moses invece ha messo il figlio alla porta, concentrandosi sul fratellino minore Isaac, mentre del padre dei due ragazzi non c'è traccia.
Ma i toni con cui questi personaggi sono raccontati sono ben lontani dalla cupezza e appartengono a quella cinematografia sbullonata down under alla P. J. Hogan di Le nozze di Muriel e Mental.
Per il suo debutto alla regia la giovane australiana Shannon Murphy ha scelto un genere molto frequentato da Hollywood, la cosiddetta "sick lit" per "young adult", che racconta storie d'amore fra giovani almeno uno dei quali soffre di una grave malattia. Ma è il modo Murphy in cui affronta il genere, scardinandolo dal di dentro, a fare la differenza, anche perché né la malattia né la storia d'amore sono l'argomento centrale di Babyteeth, bensì la (in)capacità di ognuno di noi di stare al mondo e il desiderio di crescere oltre la fase infantile dei denti da latte del titolo per affrontare la vita senza darcela a gambe. La sceneggiatura di Rita Kalnejais, contrariamente ai codici della "sick lit" (e del cinema che ne è derivato) è tutta nel non detto ed evita proclami o monologhi edificanti. Allo stesso modo la regia si muove irrequieta seguendo lo smarrimento dei suoi personaggi, spiazzandoci con prospettive non convenzionali, camminando sul filo del rasoio, sempre a un passo dal cadere nella melassa melodrammatica, e invece alternando momenti esilaranti a pause strazianti. E questa storia che porta sempre con sé l'ombra della morte, fin dalla primissima scena, è imbevuta di aria e di luce, in mezzo a uccelli variopinti e a specchi d'acqua cristallina.
Il copione non può non rimandare al James L. Brooks di Voglia di tenerezza per la capacità di esplicitare la complessità dei rapporti famigliari messi a dura prova dalla malattia senza perdere il gusto della battuta o della gag comica. Come Brooks, Kalnejais scrive i suoi dialoghi in controtempo, e al posto della risposta ovvia fornisce quella un paio di mosse più avanti rispetto alla convenzione letteraria. Murphy fa lo stesso alla regia, spostando sempre un po' in avanti il baricentro delle sue inquadrature. Babyteeth presuppone intelligenza emotiva da parte dei personaggi in scena, e quattro attori di razza nei ruoli di Milla, Moses e i suoi due genitori sono all'altezza del (difficile) compito. Su tutti però svetta Ben Mendelsohn nel ruolo del padre di Milla, abbastanza ragionevole da arginare faticosamente il caos emotivo che lo circonda, ma non abbastanza impermeabile al dolore per la malattia di sua figlia con cui il legame è tangibile e commovente. Anche i ruoli di contorno sono gestiti con grazia e competenza, in particolare il cammeo di Eugene Gilfedder nei panni dell'insegnante di musica di Milla. I rimandi al cinema indie americano sono numerosi, a cominciare dal fatto che Moses, come Lloyd Dobler in Non per soldi... ma per amore, rifiuta di accontentarsi di qualcosa che "funziona" secondo gli standard deprimenti del mondo che lo circonda. Ed è precisamente questo che rende anche Milla e la sua famiglia disfunzionale: l'incapacità di piegarsi alla medietà. Allo stesso modo Shannon Murphy scansa la medietà del genere che ha scelto, pur rimanendo risolutamente accessibile al grande pubblico, per concedersi le necessarie libertà espressive nel raccontare la storia di persone la cui croce e delizia è proprio quella di essere (e comportarsi) fuori dagli schemi. Per questo i personaggi ci vengono presentati in modo ambiguo, sfuggendo alla immediata classificazione del loro ruolo nella (tragi)commedia che segue. E nessuno viene giudicato ma accolto, mentre inciampa e si dibatte fra la luce che acceca e l'ombra che avanza.
Il senso di Milla per la vita è segnato sin dalle prime scene in cui la giovane adolescente, sguardo perso nel vuoto, divisa della scuola femminile che frequenta e custodia del violino in spalla è mostrata dinanzi a una metropolitana, pronta a un insano gesto. Pochi istanti che potrebbero segnare la tragedia di un suicidio, momenti concitati di una sofferta decisione che uno strano ragazzo [...] Vai alla recensione »
Milla Finlay, quindicenne gravemente malata, si innamora di un giovane spacciatore, suscitando ansia e preoccupazione nei suoi genitori. Eppure questa inaspettata relazione permetterà all'intero nucleo familiare di riflettere su interrogativi esistenziali di indubbio valore etico: quando a un passo dalla morte ci si scopre nuovamente curiosi di vivere, a che cosa bi-sogna dare ascolto? Alla morale [...] Vai alla recensione »