| Titolo originale | Serenity |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 106 minuti |
| Regia di | Steven Knight |
| Attori | Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Djimon Hounsou, Diane Lane, Jason Clarke Jeremy Strong, Rafael Sayegh, Charlotte Butler, Kenneth Fok, Robert Hobbs, Garion Dowds, Edeen Bhugeloo, Charlotte Butler, David Butler (III), Michael Richard, John Whiteley, Redd Pepper. |
| Uscita | giovedì 18 luglio 2019 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,68 su 33 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 13 settembre 2019
Un misterioso racconto su come le vicende del passato possano ripresentarsi e stravolgere il presente trasformandolo in qualcosa di incredibile. In Italia al Box Office Serenity - L'Isola dell'Inganno ha incassato 1,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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In fuga dal suo passato, Baker Dill si è ritirato su un'isola al largo della Florida. Solitario e irascibile, nelle battute di pesca insegue senza speranza un tonno gigante, mentre a terra, tra una bevuta e l'altra, frequenta la matura Constance. Un giorno l'ex moglie Karen si presenta sull'isola e gli chiede di salvare lei e il loro figlio dal nuovo e violento marito. La donna propone a Baker di gettare l'uomo in acqua durante una gita in barca, in cambio di 10 milioni di dollari. Diviso fra la nuova vita e quella da cui è fuggito, tentato dal denaro ma roso dai dubbi, Baker si ritrova in una realtà che non riesce a gestire, pupazzo nelle mani di un misterioso burattinaio...
Un noir contemporaneo ispirato al cinema hollywoodiano degli anni '40 e '50 e alle atmosfere patinate del cinema anni '80, con personaggi e situazioni stereotipate che celano una svolta narrativa che rimette tutto in discussione.
Che Serenity fosse un oggetto perfetto per diventare un flop, era in qualche modo scritto: un regista sceneggiatore, Steven Knight, solito a divertirsi con stereotipi e sfide stilistiche (suo lo script di Allied - Un'ombra nascosta di Zemeckis, classicissima spy story hitchcockiana ambientata durante la Seconda guerra mondiale; sua la regia di Locke, un'ora e mezza di conversazione telefonica di Tom Hardy nell'abitacolo di una macchina); due interpreti, Matthew McConaughey e Anne Hathaway, entrambi vincitori di Oscar ma dalla carriera segnata da battute d'arresto e scelte sbagliate; un'ambientazione su un'isola tropicale, con atmosfere sudate e colori accesi, che rimanda immediatamente a un'estetica patinata da softcore anni '80, alla Orchidea selvaggia, per intenderci, o giusto un paio di gradini più in su a The Hot Spot.
Inevitabilmente, dunque, flop è stato, e pure eclatante, con gli autori e gli interpreti infuriati con la casa di distribuzione Aviron, accusata di non aver sostenuto adeguatamente l'uscita del film, con la critica anglosassone compatta nello stroncare e i commenti in rete pieni di epiteti denigratori. Steven Knght se l'è cercata, insomma, ma proprio per questo il suo Serenity emerge dal mare magnum del cinema di genere americano contemporaneo, e almeno nel caso italiano (dove il film arriva con mesi di ritardo) da quello delle uscite estive. Per via dell'audacia e della totale mancanza d'imbarazzo con cui il film resta in bilico fra serietà e autoparodia; per la consapevolezza con cui Knight, da sceneggiatore e regista, tratta i ruoli e i corpi dei suoi interpreti (McConaughey pescatore dannato come un eroe hemingwayano, Anne Hathaway femme fatale biondo posticcio, Jeremy Clark villain sopra le righe, Diane Lane regina del sesso e donna materna, Djimon Hounsou perfetta spalla dell'eroe maledetto...); per il ritmo sostenuto, ossessivo e preciso con cui il plot dissemina dettagli che anticipano la svolta narrativa da mind game per ragazzini.
Intendiamoci, in
Non è dunque l'effetto sorpresa a colpire in Serenity, e nemmeno la sua natura seducente di "film malato". Se qualcosa emerge dalla terza regia di Knight è proprio l'unicità del risultato finale, che nasce paradossalmente dall'accumulo di rimandi e rifacimenti. Serenity è il tentativo fuori tempo massimo di riprendere tradizioni ed estetiche del passato (all'origine di tutto c'è 'Il vecchio e il mare' di Hemingway) adattandole all'era digitale, che nella sua palese artificiosità rende fasullo ogni elemento della messinscena (dai dialoghi alle situazioni ai colori) e forse anche l'esperienza stessa della visione, piacevolmente perduta tra inganni, svelamenti, anticipazioni, e pure qualche risata di scherno.
In fuga da un passato traumatico, Baker Dill si è ritirato su un'isola al largo della Florida. Solitario e irascibile, nelle battute di pesca insegue senza speranza un tonno gigante che ha denominato Justice ("giustizia") e una volta a terra frequenta la matura Constance. Un giorno l'ex moglie Karen si presenta sull'isola, chiedendogli di salvare lei e il loro figlio dal suo nuovo e violento marito. La donna propone a Baker di gettare l'uomo in acqua durante una gita in barca, in cambio di 10 milioni di dollari. Diviso fra la nuova vita e quella da cui è fuggito, tentato dal denaro ma roso dai dubbi, Baker si ritrova in una realtà che non riesce a gestire, pupazzo nelle mani di un misterioso burattinaio...
«L'intenzione era costruire una storia piuttosto convenzionale, quasi un noir anni '40 e '50, con il ritorno dell'ex moglie e il piano omicida. Poi, nel momento meno indicato per la storia, si trattava di buttare tutto quanto all'aria e tentare qualcosa di completamente diverso. Non volevo allestire il plot fin dall'inizio, ma fare in modo che saltasse fuori dal nulla, preceduto al massimo da qualche seme gettato qua e là. Si trattava di vedere come tenere in piedi un personaggio, mentre sperimenta un'avventura assurda e si confronta coi suoi dubbi esistenziali».
Steve Knight
Scritto e diretto da Steven Knight, celebre sceneggiatore di Piccoli affari sporchi, La promessa dell'assassino e Allied: Un'ombra nascosta e regista alla terza prova dopo Redemption - Identità nascoste e Locke, Serenity arriva in Italia - ultimo tra i paesi in cui è stato distribuito - preceduto da una polemica tra gli autori (compresi le star Matthew McConaughey e Anne Hathaway) e la casa di distribuzione Aviron, rea di non aver promosso adeguatamente il film dopo le disastrose anteprime dello scorso gennaio, e dalla fama di scult creata ad arte dalla stampa americana.
Definito da più parti «terrible and insane» (orribile e folle), accompagnato da epiteti come «bonkers» (fuori di testa) e da espressioni come «huh?» (cosa?) o peggio «WTF» (ma che c...), il film è una sorta di neo-noir ispirato al cinema classico e alle atmosfere sordide e patinate di Adrian Lyne o di cult anni 80 come The Hot Spot. Per stessa ammissione di Knight, però, la sceneggiatura è stata scritta con l'intento di depistare le aspettative dello spettatore e condurre il film in territori narrativi totalmente inaspettati.
Matthew McConaughey e Anne Hathaway si confrontano anch'essi con figure dalla forte caratterizzazione stereotipata (lui incarna il mito hemingwaiano del lupo solitario in guerra con la natura e il passato, lei quello della femme fatale ambigua e seducente), in un ambiente tropicale ammantato di immancabili luci calde e atmosfere sudate.
Ovviamente, un motivo c'è a giustificare la palese artificiosità della messinscena e la prevedibilità di tutti i personaggi del plot, dalla calda amante Diane Lane al compagno di pesca di Baker Djimon Hounsou, dal marito violento Jason Clarke al misterioso impiegato Jeremy Strong: ma rivelarlo sarebbe ingiusto verso il meccanismo a sorpresa che sorregge e insieme sconvolge Serenity, togliendo così allo spettatore il piacere (colpevole o meno) di assistere a un film per davvero "fuori di testa", pericolosamente in bilico fra la patacca e l'oggetto di culto.
[SPOILER] In questa recensione è inevitabile che si rivelino alcuni colpi di scena. Innanzitutto il genere sarebbe un thriller e un dramma con la regia (e la sceneggiatura) di Steven Knight, regista britannico, che ha l'attivo la direzione di soli 3 film (oltre a questo: Redemption, Locke) , peraltro risoltisi in flop commerciali, come Serenity che a fronte di un budget di 25 milioni [...] Vai alla recensione »
Ormai quello della critica è un lavoro improbo. Complice il terrore degli spoiler da parte dei lettori e la passione per i colpi di scena di molti film contemporanei, diventa macchinoso analizzare un'opera senza poter discutere le svolte che la trama propone. Limitiamoci dunque a dire che Serenity (guarda la video recensione) di Steven Knight di sorprese ne assicura parecchie, e che il mélange di generi cinematografici appare a dir poco disinvolto. Questo per dire che chi, dopo aver visto lo stereotipato trailer, avesse pensato al solito noir citazionista e deciso di snobbare il film perché già sicuro di dove sarebbe andato a parare, farebbe meglio a ripensarci.
L'accoglienza di Serenity è stata - inutile negarlo - fredda quando non isterica, se pensiamo alla distribuzione internazionale e alle reazioni della critica (probabilmente decisive per lo scarso appeal del film verso il pubblico).
Eppure, pur essendo qua e là un enorme pasticcio, Serenity si prende molti rischi, così come li fa prendere ai suoi personaggi, chiamati a lavorare "doppiamente" sul proprio arco narrativo e sul destino che li attende nella narrazione. E qui torna un po' in gioco il tema del cinema contemporaneo. Questo divertente UFO, che parte come un thriller, si trasforma in un post-noir anni Ottanta (come quelli di Lawrence Kasdan), e poi prende il volo per lidi inattesi, altro non è in fondo che il fallo di reazione di un creativo come Steven Knight, cui evidentemente stanno strette tutte le regole industriali. I suoi lavori da sceneggiatore e regista oscillano sempre tra totale disubbidienza (Locke) e sottile gioco sugli stereotipi (Allied, superbamente diretto da Robert Zemeckis). In questo caso, invece, le due anime - quella neoclassica e quella sperimentale - sembrano fondersi: e non solo come estetica o come narrazione, ma proprio testualmente, come meccanismo di racconto che regola ciò che accade in Serenity.
Abboccato. Scappato. Abboccato e poi di nuovo scappato. Sembra che il mondo di Baker Dill (Matthew McConaughey) sia scandito principalmente da queste due azioni, che appunta ossessivamente su un notes: la sua caccia a un tonno che regolarmente, all'ultimo, gli sfugge ha assunto ormai i connotati di un gioco beffardo, in un'isoletta da qualche parte ai Tropici.