Pupille

Film 2018 | Drammatico 107 min.

Titolo originalePupille
Anno2018
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia, Belgio
Durata107 minuti
Regia diJeanne Herry
AttoriSandrine Kiberlain, Gilles Lellouche, Élodie Bouchez, Olivia Côte, Clotilde Mollet .
TagDa vedere 2018
DistribuzioneLucky Red
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Jeanne Herry. Un film Da vedere 2018 con Sandrine Kiberlain, Gilles Lellouche, Élodie Bouchez, Olivia Côte, Clotilde Mollet. Titolo originale: Pupille. Genere Drammatico - Francia, Belgio, 2018, durata 107 minuti. distribuito da Lucky Red. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Un bambino viene affidato ai servizi sociali in attesa di selezionare una famiglia. Il film ha ottenuto 6 candidature a Cesar,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Storia di un incontro, raccontato in una maniera mai così bella e giusta nei confronti di chi viene al mondo.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 4 aprile 2019
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 4 aprile 2019

Théo è figlio di un parto in anonimato e dichiarato adottabile in poco tempo. Alice sogna da dieci anni di diventare madre. Ma le cose non sono così semplici. Prima che Théo e Alice si trovino è necessario un percorso burocratico e psicologico. Perché tra la madre che abbandona il suo bambino e quella a cui sarà finalmente affidato, ci sono un mondo di leggi, di regole e di persone che si assumono la responsabilità immensa di scegliere i genitori adottivi. Tutto intorno è attesa, speranza, dubbio, dolore e un desiderio incredibile di amare.

Pupille è la storia di un incontro. Quello di un bambino senza la mamma e di una mamma senza bambino. Pupille è la storia dei rispettivi tragitti verso quell'incontro, acme toccante concesso da una catena di assistenti sociali devoti alla causa dell'amore.

Jeanne Herry posa il suo sguardo su un soggetto appassionante e poco esplorato al cinema. Esistono già ottimi film sul tema dell'adozione ma nessuno costruito dal punto di vista del collettivo dei servizi sociali, degli assistenti maternali, degli educatori specializzati che intervengono tra l'abbandono della madre biologica e l'adozione. È una meccanica di precisione quella che si mette in moto intorno a Théo.Nessuna amministrazione kafkiana, nessun cattivo, tutti agiscono nella stessa direzione e per il benessere del neonato. Insieme formano un ecosistema d'amore e una coreografia di sguardi incrociati che guidano lo spettatore negli ingranaggi della pratica dell'adozione in Francia.

Rispettoso della cronologia degli eventi, il film, prossimo alla realtà, si fa dimostrativo senza scadere mai nell'adozione 'istruzioni per l'uso'. La struttura del racconto è giudiziosa, la narrazione risale il tempo e disegna ogni tappa introducendo uno dopo l'altro tutti i professionisti implicati nel processo della gestione del piccolo orfano del titolo.

Jeanne Herry, documentata scrupolosamente sulla materia, organizza la finzione attorno ai personaggi e a un'idea forte: quella della ricettività dei neonati al linguaggio, alle parole, alla voce, al contatto. Di quella attitudine a ricevere impressioni ed esperienze attraverso uno stimolo esterno, la regista fa il suo asse narrativo. Lo spettatore dimentica presto l'aspetto documentario del film per dedicarsi al percorso emozionale dei personaggi che dispiegano tutti una rilevante coscienza professionale. Sono loro a praticare la 'scienza dell'affettività' e a garantire la 'conferma affettiva' a un bambino che non ha (ancora) nessuno per cullarlo, nessun abbraccio in cui rannicchiarsi.

La menzione speciale va senza dubbio a Gilles Lellouche, assistente maternale responsabile e solido dentro una coppia 'invertita', sua moglie lavora fuori casa, lui resta a casa ad occuparsi dei bambini che gli affidano. Contre-emploi, l'attore offre una versione inedita del suo talento prestando la replica a un team di donne determinate e sempre all'ascolto. Attrici che non recitano ma si abbandonano istintivamente.
Se Élodie Bouchez apporta al suo ruolo un livello di umanità fuori dal comune, traducendo da sola il difficile percorso di un'adozione, Sandrine Kiberlain rende un bell'omaggio a questi eroici funzionari che ingollano caramelle per continuare a credere alla dolcezza della vita. Insieme a Olivia Côte, Miou-Miou, Clotilde Mollet e Stéfi Celma costituiscono un collettivo entusiasta e solidale al servizio dei bambini.

Tutte le loro risposte, tutte le loro soluzioni sono guidate da una sola certezza: rispettando il bambino, rispettiamo l'essere umano. Perché il "bambino è una persona" e raramente un film ha espresso questo principio con tanta chiarezza. Allineata col pensiero della pediatra francese Françoise Dolto, Jeanne Herry non ci racconta come un bambino viene al mondo ma come il mondo viene incontro ai bisogni del bambino. Ad oggi solo Truffaut aveva parlato in maniera così bella e giusta del bambino. Della sua verità, del suo desiderio.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 11 giugno 2019
Ashtray_Bliss

Pupille presenta in modo impeccabile e realistico, quasi documentaristico, una delle più commoventi e delicate avventure che esistano: quella della nascita di un bambino, del suo immediato percorso di sviluppo, sin da quando inizia a reagire agli stimoli e agli input forniti, necessari e indispensabili per il suo sviluppo cerebrale, cognitivo ed emotivo, fino alla coronazione di un [...] Vai alla recensione »

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