Narcos - Messico

Film 2018 | Drammatico +13 50 min.

Regia di Andrés Baiz, Amat Escalante, Alonso Ruizpalacios, Josef Kubota Wladyka. Una serie con Diego Luna, Michael Peña, Teresa Ruiz, Clark Freeman, Mark Kubr, Andrés Almeida. Cast completo Titolo originale: Narcos: Mexico. Genere Drammatico - USA, 2018, Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 STAGIONI: 2 - EPISODI: 20

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Ultimo aggiornamento venerdì 14 febbraio 2020

Le origini del cartello della droga messicano negli anni '80. La serie ha ottenuto 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a Writers Guild Awards,

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CRITICA
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Le origini del cartello della droga messicano negli anni '80.

Il racconto dalle origini della moderna guerra della droga messicana. Il conflitto inizia in un momento storico in cui i trafficanti di droga messicani sono una disorganizzata confederazione di coltivatori e commercianti; segue poi la successiva affermazione del cartello di Guadalajara negli anni Ottanta, quando Félix Gallardo prende il comando, riunendo tutti i trafficanti e riuscendo a costruire un impero. Quando l'agente della DEA Kiki Camarena si trasferisce con la moglie e il giovane figlio dalla California a Guadalajara per assumere il suo nuovo incarico, capisce rapidamente che il suo ruolo sarà molto più complicato di quanto potesse immaginare.

Regia di Andrés Baiz, Amat Escalante, Alonso Ruizpalacios, Josef Kubota Wladyka, Marcela Said.

Una stagione corale e a tratti malinconica, che dipinge attentamente la complessa realtà messicana.

Recensione di Gabriele Prosperi

La terza stagione di Narcos: Messico si concentra inizialmente sul personaggio di Amado Carillo Fuentes (Jose Maria Yazpik), uno dei maggiori trafficanti di sempre, per poi estendere la narrazione a livello più corale. La seconda stagione dello spin-off si era conclusa con la fine dell'impero di Gallardo, lasciando un vuoto di potere che necessita di essere colmato. Attraverso un salto temporale ci troviamo così negli Anni Novanta, periodo in cui si alimenta il contrasto tra la famiglia Arellano, con ancora in mano Tijuana, e Fuentes, che cercherà di estendere il business del cartello di Juarez. Nel contrasto si inserisce anche El Chapo (Alejandro Edda) che cercherà di prender parte, con non poche difficoltà, al traffico della cocaina.

Il passaggio dello scettro da parte di Eric Newman nelle mani di Carlo Bernard, ora showrunner della serie, segna un passaggio di stato anche a livello narrativo, in primo luogo temporale: se le prime due stagioni di Narcos: Messico erano ambientate negli Anni Ottanta per raccontare le faide tra bande e le implicazioni governative per contrastare il cartello di Guadalajara, la terza stagione si apre con un netto salto temporale, spostandoci negli Anni Novanta, mostrando in maniera inedita l'evoluzione del narcotraffico nel contesto della globalizzazione.

Annunciata come l'ultima del fortunato spin-off, questa terza stagione ha pertanto un avvio moderato, anticipando quella che è certamente la caratteristica saliente della stagione: un complesso intreccio di sotto-trame che rendono difficile l'accesso alla nuova condizione imposta dal racconto. La complessità dell'intreccio, problematizzata dal cambiamento di prospettive con il twist narrativo avvenuto alla fine della stagione precedente, è sorretta inizialmente da ottime interpretazioni da parte degli attori e delle attrici, che prendono le redini del racconto, rendendo il la storia corale.

In dieci episodi la stagione mette molta carne sul fuoco, dal tema della corruzione a quello della tossicodipendenza, dalla trasformazione di boss e criminali in star lodate per i loro successi alla rappresentazione della povertà, passando per le difficoltà a esprimere le proprie opinioni - in particolare con la storyline del giornale La Voz, che si prefigge di mostrare i collegamenti tra una politica corrotta, sia a livello locale che nazionale, con il narcotraffico.

Per mezzo di questa complessa struttura narrativa, che in più occasioni richiede uno sforzo costruttivo e riorganizzativo da parte dello spettatore, la serie completa la sua avventura con un vero e proprio ritratto del Messico, mostrandone l'eterogenea realtà nel passaggio dagli Anni Ottanta agli Anni Novanta.

Interessante il parallelismo che la stagione crea con il suo prodotto di derivazione: come in Narcos, anche in questo caso le prime due stagioni si concentrano su un protagonista (nella serie colombiana Pablo Escobar, in questa Félix Gallardo), in entrambi i casi un capo spietato e disposto a tutto per mantenere il potere sul narcotraffico; come già avvenuto in Narcos, la terza stagione sposta la sua attenzione sull'eredità del protagonista, collocandolo al passato. Se in Narcos ciò significava concentrarsi sul Cartello di Cali e sul suo controllo in seguito all'uscita di scena di Escobar, ora l'attenzione in Narcos: Messico si rivolge all'organizzazione del traffico della droga nel decennio successivo, trasformando il racconto da una storia con protagonista a un racconto corale, disfattista e a tratti malinconico.

In entrambi i casi si assiste a una conclusione, a un processo di crescita e di consapevolezza, che riguarda tanto i personaggi di queste terze stagioni quanto lo spettatore, in un condiviso senso di rassegnazione e perdita.

Episodi: 10
Regia di Andrés Baiz, Amat Escalante, Alonso Ruizpalacios, Josef Kubota Wladyka.

Recitazione di qualità e produzione di alto livello. Lasciano qualche dubbio la caratterizzazione dei personaggi e l'attore scelto per interpretare Chapo Guzman

Recensione di Andrea Fornasiero

Il sogno di Miguel Ángel Félix Gallardo di costituire una Federazione di narcotrafficanti messicani è messo a rischio dalle conseguenze della tortura e dell'uccisione dell'agente Kiki Camerena. La DEA infatti ha dato il via all'operazione Leyenda, affidata a Walt Breslin, con il preciso scopo di arrivare a incastrare Gallardo, inoltre i raid dell'agenzia americana riducono i suoi profitti e lo mettono in difficoltà con i capi delle varie "piazze", ossia Juárez, Tijuana e Sinaloa. Miguel Ángel cerca così l'alleanza del boss del Golfo, con l'idea di obbligare i colombiani del cartello di Cali a pagare la Federazione in cocaina, facendo sì che possano vendere il pregiato prodotto al dettaglio negli Stati Uniti.

Con la seconda stagione la vicenda di Narcos: Mexico si allarga a macchia d'olio, ma il moltiplicarsi dei personaggi risulta dispersivo e minaccia di appiattire la narrazione alla mera cronaca criminale. Per fortuna, nella seconda parte delle stagione, arrivano le elezioni e si alza la posta in gioco.

Alla limitata scrittura dei personaggi fa eccezione il boss di Juárez Pablo Acosta, che è tormentato dal senso di colpa, segue regole d'onore e vive una storia d'amore intergenerazionale genuinamente toccante. Purtroppo nessuno degli altri personaggi si avvicina allo stesso spessore e molti sono del tutto intercambiabili, come i fratelli del clan di Tijuana o gli uomini della squadra di Breslin. Lo stesso Gallardo, pur arrivato a una posizione di potere, è costretto a reagire per la quasi totalità della stagione e non vive più i tormenti interiori del suo difficile rapporto con i due partner originali, che ha fatto finire in prigione. Pressoché assenti poi le donne, con due sole eccezioni, che hanno comunque poco spazio: l'intraprendente Isabella, che cerca di farsi strada nel traffico senza essere legata nel sangue ad alcuna famiglia, ed Enedina che invece appartiene alla famiglia Arellano Félix di Tijuana ma è più intelligente dei suoi fratelli, da cui cerca indipendenza.

Lo stesso Breslin, che ha accompagnato tutta la prima stagione con la sua narrazione in voce over per mostrarsi solo nell'ultimo episodio della scorsa annata con il volto di Scoot McNairy, è tratteggiato a grandi linee, afflitto dalla triste sorte del fratello e tenuamente legato alla di lui moglie. Gli interventi della sua voce over sono per altro meno presenti e di certo meno incisivi, quasi non ci sia poi molto di nuovo da aggiungere su tutto il contesto. D'altra parte siamo ancora negli anni 80, il cartello di Cali è ancora attivo e quindi è un'era che Narcos ha già raccontato. La vera novità arriva con le elezioni, dove Miguel Ángel e vari politici corrotti organizzazione una cospirazione folle e arrivano ad azioni così eclatanti da non sfigurare nell'inevitabile confronto con Pablo Escobar.

Anche le scene d'azione e i colpi di scena si concentrano nella seconda parte della serie, con le spettacolari azioni contro Pablo Acosta e contro il traffico aereo di droga. Il tragico compimento della vicenda di Acosta scatena poi il contrappasso per Miguel Ángel e arriva allo status quo del narcotraffico messicano, che ancora oggi tiene banco nelle cronache. A una sola Federazione si sostituiscono diversi cartelli, desinati a lottare sanguinosamente gli uni contro gli altri, arrivando a quella sorta di inferno sulla Terra che hanno descritto film come Sicario o The Counselor e in Tv la coeva ZeroZeroZero. Tutto questo però dovrà attendere la terza stagione, confermando il sospetto già dell'anno scorso che partire dal 1985 con Narcos: Mexico ha pregi ma pure difetti. Se da una parte ha permesso di spiegare doviziosamente come si arrivati all'attuale situazione, ha anche il limite di essere un prologo di due stagioni, meno esplosive di quelle della serie originale, che precedono uno scenario più attuale e stimolante.

Stilisticamente la serie conferma le caratteristiche delle stagioni precedenti, anche se in qualche puntata si osa con lo split screen in modo piuttosto marcato. Narcos: Mexico rimane dunque una produzione di alto livello, anche se poi a ben vedere le scene spettacolari e di tensione non sono molte. La recitazione è pure di qualità, ma Gallardo non ha il carisma di Escobar e quindi il pur intenso Diego Luna non può che perdere contro lo spettro di Wagner Moura. Lascia infine perplessi l'attore scelto per interpretare Chapo Guzman, che sicuramente ha fatto un lavoro mimetico sulla voce e le smorfie del celebre boss, ma in questa imitazione finisce per essere poco naturale. Questa chiave interpretativa potrebbe essere un serio problema per le future stagioni, dove il suo ruolo dovrà crescere parecchio.

Episodi: 10

Una nuova serie che riavvolge il tempo e riparte dagli anni 80, cambia completamente il cast ma preserva un'alta qualità

Recensione di Andrea Fornasiero

Un trafficante da una parte e un poliziotto dall'altra: Miguel Ángel Félix Gallardo ed Enrique Camarena Salazar detto Kiki. Due storie speculari, tanto che Félix era stato un agente di polizia giudiziaria prima di dedicarsi alla costruzione di un impero. Entrambi finiscono per arrivare a Guadalajara, Félix Gallardo per stabilire un traffico di marijuana e Kiki per fare carriera nella DEA. Tutti e due devono imparare a venire a patti con le istituzioni con cui collaborano e dovranno anche decidere, a un certo punto, tra la loro missione e lo stare vicini alla propria moglie e alla famiglia. Per l'ambizione di Félix la marijuana è poi solo l'inizio e quando la cocaina diventa un mercato fruttuoso e importante, scavalcherà i propri soci, Rafa e Don Neto, e cercherà nuovi alleati in Colombia.

Non la quarta stagione di Narcos bensì una nuova serie, che riavvolge il tempo e riparte dagli anni 80, inoltre cambia completamente il cast anche se mantiene le caratteristiche stilistiche del modello originale. A partire dalla voce over di un narratore che commenta la storia, non senza ironia, e la contestualizza mentre le immagini fanno uso anche di materiali di repertorio.

Già nel narratore emerge però la prima significativa differenza: se in Narcos la voce era affidata agli agenti DEA, prima Steve Murphy (Boyd Holbrook) e poi Javier Peña (Pedro Pascal), entrambi in scena da subito, questa volta non riconosciamo invece chi parla e non gli potremo dare un volto fino all'epilogo del finale di stagione, quando finalmente il narratore entrerà in scena, come a dire che tutta questa prima annata era solo l'inizio e la storia vera e propria deve ancora iniziare. E in effetti la vicenda di Félix Gallardo precede gli orrori più spregiudicati dei cartelli della droga messicani, raccontati per esempio in Breaking Bad o in film come Sicario e Soldado o The Counselor, tanto che si parte dalla marijuana e solo verso metà stagione si passa alla cocaina.

Alla violenza, che pur non manca di esplodere, si preferisce ancora la diplomazia e l'amicizia ha un ruolo importante nel trio di trafficanti che almeno inizialmente cerca di aiutarsi a vicenda. Nel passaggio alla cocaina però Gallardo tradisce implicitamente Rafa, la cui specialità è la coltivazione della marijuana su cui è stato forgiato l'impero di Félix, e questo porta una crescente tensione tra i due che Don Neto, scosso da una tragedia personale, si fa via via meno interessato a placare. Gallardo inoltre, se da una parte trasforma la propria impresa cambiando prodotto e strategie di distribuzione, dall'altra sale la scala della corruzione fino ad arrivare a importantissimi politici. Kiki tenta di fare qualcosa di simile: vuole portare la sua inchiesta all'attenzione dei vertici, anche perché allora la DEA era il fanalino di coda delle agenzie federali della giustizia americana, ma ha molta meno fortuna.

La serie giustappone spesso i parallelismi del loro cammino, dove a essere diversi sono soprattutto i successi da una parte e gli insuccessi dall'altra, e in questo modo anima drammaticamente anche le puntate più di passaggio, meno ricche d'azione e volte soprattutto a mostrare la fondazione del sistema dei cartelli della droga. Naturalmente con il procedere dell'annata Félix Gallardo, inizialmente quasi modesto e compassato, diventa sempre più conscio del proprio potere e meno propenso alle buone maniere di fronte alle minacce. La sua trasformazione, interpretata da Diego Luna, è molto convincente, anche se gli manca l'istrionismo e l'ambizione politica di Pablo Escobar. Kiki invece, rispetto a Murphy e Peña, è più un uomo di famiglia e meno d'azione, per se rompe all'occorrenza le regole e si lancia coraggiosamente in prima linea, fino addirittura a infiltrarsi senza alcuna copertura o autorizzazione nelle operazioni di Félix.

Impossibile non confrontare Narcos: Mexico con la serie madre e inevitabilmente l'assenza di una figura bigger than life come Pablo finisce per farsi sentire, come già era successo nella terza stagione di Narcos. Per altro la presenza di Pablo non è solo uno spettro che aleggia, ma entra in scena nell'episodio in cui Gallardo si reca in Colombia e incontra tanto il cartello di Cali quanto Escobar, che ha di nuovo il volto di Wagner Moura. Per quanto sia interessante e poco nota la storia della genesi dei cartelli messicani, questa finisce per posticipare quello che dovrebbe fare davvero la differenza tra le due serie, ossia la cruenza della guerra alla droga e il caos dello scontro tra fazioni, che qui è preceduto da molte riunioni tra persone ancora più o meno ragionevoli, non poi tanto diverse da quelle del cartello di Cali nella terza stagione di Narcos. E se la qualità è più o meno la stessa, e quindi ancora piuttosto alta (in particolare nelle puntate dirette dal regista di Museo Alonso Ruizpalacios), è difficile non restare un po' delusi dal fatto che si immetterà davvero la quarta solo l'anno prossimo, quando a tenere banco sarà un ottimo attore come il texano Scoot McNairy, già apprezzato dal pubblico di Netflix in Godless.

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Frasi
Mi è stato detto che hai un caratteraccio
Miguel Ángel Félix Gallardo (Diego Luna)
dalla serie Narcos - Messico - a cura di Antonio
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 1 febbraio 2022
Marzia Gandolfi
La Rivista del Cinematografo

Crea dipendenza Narcos, fin dai titoli di testa. Impossibile saltarli, difficile non riprodurli, ancora e ancora. Perché "Tuyo" di Rodrigo Amarante ha un ritmo ipnotico e un peso narrativo che innesca l'azione e l'emozione della serie. Il compositore brasiliano la scrive al principio del progetto - il racconto romanzato della storia del traffico internazionale di droga- trovando il cuore di Pablo Escobar [...] Vai alla recensione »

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martedì 7 gennaio 2020
 

Un film con Diego Luna, Michael Peña, Teresa Ruiz, Clark Freeman, Mark Kubr. Dal 13 febbraio su Netflix.  Guarda il trailer »

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