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Planetarium, «nel cinema c'è sempre una componente magica»

Ospite del Festival Rendez-vous, Rebecca Zlotowski racconta con Louis Garrel il suo nuovo film. Dal 13 aprile al cinema.
di Paola Casella

Planetarium

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Rebecca Zlotowski (38 anni) 21 aprile 1980, Parigi (Francia) - Toro. Regista del film Planetarium.
venerdì 7 aprile 2017 - Incontri

Lei è la sceneggiatrice e regista di Planetarium, lui uno dei protagonisti del film, accanto a Natalie Portman e Lili Rose Depp. Entrambi sono a Roma nel contesto del Festival del nuovo cinema francese Rendez-vous. E chi meglio di questi due eclettici trentenni può rappresentare il cinema giovane d'Oltralpe?

Tra spiritismo ed effetti speciali, il lavoro di Rebecca Zlotowski sposta la riflessione sul ruolo del cinema su un piano che va oltre la pura rappresentazione.
Dalla recensione di MYmovies.it

Rebecca Zlotowski ha esordito alla regia con Belle Epine e proseguito con Grand Central, che ha fatto incetta di premi in tutto il mondo, e Louis Garrel, figlio del regista Philippe e dell'attrice Brigitte Sy, ha già una trentina di film alle spalle, di cui uno da regista (Les Deux Amis), e altri firmati da nomi celebri: The Dreamers per Bernardo Bertolucci, quattro titoli firmati da Christophe Honoré, tre dal padre e due dall'ex compagna Valeria Bruni Tedeschi. Al Rendez-vous Louis presenta anche Mal di pietre, basato sul romanzo di Milena Agus e interpretato con Marion Cotillard. Planetarium invece è la storia di due sorelle americane che, nella Francia degli anni Trenta, praticano sedute medianiche e si introducono nel mondo del cinema.


L'INTERVISTA A REBECCA ZLOTOWSKI E LOUIS GARREL

Planetarium parla anche di ipnosi, ed è un film ipnotico in sé.
Zlotowski: Sì, in molte scene qualcuno che ipnotizza qualcun altro, perché l'ipnosi negli anni Trenta conobbe un boom, andando ad affiancarsi ad altri interessi emergenti: il cinema, la tecnologia, lo spiritismo, la magia.

Secondo voi il cinema è magia?
Garrel: A 14 anni desideravo entrare nel grande schermo perché ne subivo proprio la dimensione magica, ma ora ne vedo tutta l'artificialità. Però ogni volta che riconosco in un film qualcosa di reale mi sembra di assistere ad un gioco di prestigio ben riuscito. Ricordo un prestigiatore che riusciva a fare davanti ai miei occhi un trucco con le carte decine di volte di seguito: di solito non succede, dopo le prime volte capisci il trucco, invece lui mi ha ingannato all'infinito. Il cinema come la magia, quando è fatto bene, riesce a farmi credere a qualcosa che non esiste.
Zlotowski: Credo che nel cinema come intrattenimento ci sia sempre una componente magica. Ma più che al trucco del prestigiatore lo accomunerei alla trance in cui entra un sensitivo capace di intercettare le nostre emozioni.

Louis, il suo personaggio in Planetarium afferma che fare l'attore è uno strano mestiere.
Garrel: Quella frase l'ho improvvisata sul set, perché penso che sia una scelta davvero bizzarra quella di entrare a far parte di un mondo immaginato da qualcun altro, nel suo modo di raccontare una storia.


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In foto una scena del film Planetarium.
In foto una scena del film Planetarium.
In foto una scena del film Planetarium.

È stato difficile entrare nel mondo di Rebecca Zlotowski?
Garrel: Sì, perché siamo amici nella vita, ed è complicato trovare un nuovo modo di comunicare sul set, con una cinepresa di mezzo.
Zlotowski: Eppure tu hai recitato con vari membri della tua famiglia: tuo padre, le tue compagne.
Garrel: Appunto: erano membri della mia famiglia. Tu sei un'amica, e l'amicizia è qualcosa di più misterioso e segreto.

A propositi di misteri: qualcuno ha descritto Planetarium come un oggetto misterioso che si trasforma davanti agli occhi del pubblico.
Zlotowski: Ho usato alcune tecniche del primo cinema sperimentale, quello che cercava di mettere in scena i fantasmi attraverso tentativi che dal punto di vista tecnico erano patetici, ma da quello emotivo sono commoventi. E la sceneggiatura non seguo un filo logico ben definito. Un critico ha scritto che Planetarium è come un sogno ad occhi aperti lungo un'ora e mezza, con cui si crea una connessione intima e profonda, ma non necessariamente una comprensione totale di ciò che accade.

Louis, come è stato recitare accanto a Natalie Portman?
Garrel: In Planetarium interpreto un po' la caricatura di un attore: sono emotivo, bevo troppo, cerco sempre di piacere. Ma in relazione a Natalie ho anche voluto essere ciò che lei, da americana, si aspettava da un attore francese, una creatura del suo immaginario cinematografico.

Rebecca, questo film parla di una donna molto controllata che deve trovare il modo di abbandonarsi alla vita. C'è dell'autobiografia? Zlotowski: Certamente. Io scrivo spesso ruoli femminili che vivono in una sorta di torpore e hanno bisogno di ricollegarsi alle proprie emozioni. Per me il cinema è un modo per smettere di tenere tutto sotto controllo e abbandonarmi senza paura.


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In foto una scena del film Planetarium.
In foto una scena del film Planetarium.
In foto una scena del film Planetarium.

Chi sono i vostri modelli cinematografici?
Zlotowski: Come registi Federico Fellini e Bob Fosse, che hanno in comune la capacità di mescolare sogno e realtà, come sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico: dietro tanti grandi registi uomini c'erano le sue storie, i suoi dialoghi. Dovrebbero tenere corsi di dottorato su di lei.
Garrel: Nanni Moretti, perché riesce a parlare di una cosa mentre sembra che parli di un'altra. Ad esempio Aprile era un documentario sull'Italia di quegli anni sotto le mentite spoglie di un racconto personale.
Zlotowski: Lo dici perché speri che ti ingaggi per un suo film!
Garrel: Ma no, lui usa solo attori italiani. Io al massimo posso fare un'apparizione nei panni del francese in vacanza in Italia.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Garrel: Io interpreterò il ruolo di Jean-Luc Godard in Formidabile di Michel Hazanavicius. Ho già interpretato due film sul '68 (Les Amants Réguliers di Philippe Garrel e The Dreamers, ndr), ma questa sarà la prima commedia sull'argomento! Poi ci saranno Les Fantomes d'Ismael di Arnaud Desplechin e un quinto film diretto da Christophe Honoré.
Zlotowski: Ho scritto Un Vrai Batard per la regia di Teddy Lussi-modeste, con Roschdy Zem, Maiwenn e Tahar Rahim, e ora sto scrivendo la mia prima screwball comedy! Finora ho diretto storie ansiogene e dark, ma nella vita sono una persona molto allegra, è arrivata l'ora di mostrarlo!


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